Roberto Martinez LukakuGetty/Goal

Roberto Martinez a Goal: "Lukaku all'Inter ha trovato la sua maturità"

Sulla strada dell'Italia verso il sogno Euro 2020 c'è una delle nazionali favorite, una delle compagini più attrezzate di tutte. Che finora ha saputo soltanto vincere. Parliamo del Belgio, che dopo il terzo posto a Russia 2018 sogna di coronare il percorso di una delle migliori generazioni della propria storia con un trofeo.

È ciò che si auspica anche Roberto Martinez, che del Belgio ne è CT dall'agosto 2016. Il suo percorso dopo lo Swansea, il Wigan e l'Everton lo ha portato nel calcio della Nazionali. Una realtà nuova, nella quale però si è subito calato bene.

Intervistato a Goal, l'allenatore dei Red Devils ha parlato della partita contro gli azzurri - "Sarà una partita fantastica, si parte dal 50/50" - facendo anche il punto sulla situazione fisica di De Bruyne ed Eden Hazard, usciti malconci dalla sfida con il Portogallo negli ottavi di finale.

"C’è positività, perché credevamo che entrambi i giocatori avessero già finito Euro 2020. Fortunatamente, non è questo il caso. Certamente giochiamo venerdì e i tempi per averli sono molto stretti, ma dal punto di vista medico possono stare in gruppo e continuare a lavorare. Kevin è stato fortunato, il contrasto in cui si è fatto male poteva provocargli molti più danni".

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Martinez considera De Bruyne uno dei suoi due grandi gioielli. L'altro invece è Romelu Lukaku, che viene da una stagione giocata ad altissimo livello con l'Inter e ora anche con la nazionale va alla ricerca della conferma.

"Se avessi 100 euro da scommettere sul Pallone d’Oro ne metterei 50 su Lukaku e 50 su De Bruyne. Credo che entrambi nei rispettivi ruoli siano i migliori al mondo. Spero abbiano ciò che si meritano.

Lukaku da quando è andato all’Inter è diventato più di un realizzatore. È andato nel club giusto al momento giusto, è diventato più maturo. Non è solo un goleador, incide anche sul gioco, sui compagni. Ha solo 28 anni, il suo record di goal è pazzesco, ma credo che negli ultimi 14 mesi sia diventato ancora più maturo".

Lukaku peraltro ha lavorato con Martinez anche all'Everton. Quando i Toffees lo acquistarono dal Chelsea, in panchina c'era proprio il manager spagnolo. Il rapporto tra i due, insomma, è forte e ha radici già nel passato.

Lukaku De Bruyne PSGetty/Goal

Oltre alle doti tecniche, il Ct ha elogiato anche il lato umano del numero 9 dell'Inter, raccontando i difficili momenti vissuti da tutto l'ambiente dopo lo svenimento di Christian Eriksen nella partita tra Danimarca e Finlandia. Il Belgio avrebbe giocato pochi minuti dopo, contro la Russia.

"Non ho mai vissuto un’esperienza simile. Stavamo guardando la partita, cinque minuti dopo c’era la riunione. Giocare a calcio mi è sembrato irrilevante in quel momento. Volevamo sapere come stava Christian, aspettavamo notizie da Copenhagen. Sono passati 20 minuti prima che ci dicessero che stava bene. A quel punto abbiamo pensato che saremmo stati in grado di giocare. Altrimenti sarebbe stata dura. Abbiamo giocatori che hanno condiviso lo spogliatoio con lui. Lukaku è un suo compagno all’Inter. È stato difficile. Molto.

L’esultanza di Romelu mostra che persona è, si interessa agli altri. Ci sono valori più importanti delle vittorie e delle sconfitte. È stato un grande momento quando Romelu ha detto che ‘l’importanza di quell’esultanza è che Christian stava bene’. E abbiamo festeggiato con lui".

Romelu Lukaku Inter Belgium GFXGetty Images

Martinez si è poi soffermato su Roberto Mancini, che ha sfidato in Inghilterra ai tempi in cui l'attuale CT dell'Italia allenava il Manchester City. Con un precedente memorabile: la finale di FA Cup del 2013 in cui il Wigan, retrocesso, vinse con Watson battendo proprio i Citizens.

"Ha costruito l’inizio dei successi del Manchester City, è meticoloso, sa cosa vuole dai giocatori e tatticamente offre sempre vantaggi ai suoi giocatori. Ciò che ha fatto con l’Italia ne è un esempio. 31 partite senza perdere. Chiunque giochi, sa esattamente cosa deve fare.

La finale del 2013 di FA Cup? Magari non se la ricorda nemmeno… Ha cose più importanti a cui pensare".

Spazio anche per parlare del modulo, del 3-4-3 che Martinez ha implementato sin dall'inizio nel Belgio. Uno schieramento che ora è molto diffuso anche tra i club, con l'Atalanta presa come esempio virtuoso dal CT.

"Questo sistema è molto in voga tra i club, l’Atalanta forse ne è il miglior esempio. E si vede l’influenza che hanno giocatori come Gosens per la Germania. Noi abbiamo sempre sviluppato giocatori in grado di coprire quel ruolo. È un sistema che con i giocatori giusti sugli esterni può dare molto. A livello di Nazionali ci vuole molto allenamento per implementare il sistema". 

Il Belgio ha approcciato l'Europeo con l'obiettivo di vincere e di consacrarsi, di riuscire a centrare un successo che sarebbe storico, perché sarebbe il primo nella storia calcistica del paese.

"Questa generazione di giocatori ha influenzato le prossime. Stanno settando lo standard per il futuro. Meritano tutti un riconoscimento per la loro eredità. Tra 50-60 anni le persone devono ancora parlare di questo gruppo come quello che ha portato i primi riconoscimenti al calcio belga. Senza un trofeo, non credo che i riconoscimenti sarebbero gli stessi".

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