Ci sono storie che semplicemente non funzionano. Storie che sulla carta sembrano perfette ma che, alla prova dei fatti, non danno i risultati sperati e anzi finiscono per rivelarsi addirittura deleterie. Delusioni, clamorosi flop. A questa categoria appartiene sicuramente quella tra Aaron Ramsey e la Juventus.
L'estate 2019 segna l'inizio di una nuova era per il club bianconero che saluta Massimiliano Allegri per affidare la panchina a Maurizio Sarri, ovvero l'allenatore forse più lontano per idea di calcio dal suo predecessore. Una svolta che inevitabilmente si ripercuote anche sul mercato, specialmente a centrocampo, dove arrivano due giocatori che per caratteristiche tecniche e fisiche sembrano destinati a scrivere pagine importanti della storia juventina: Adrien Rabiot e, appunto, Ramsey.
Entrambi peraltro approdano a Torino a parametro zero (ma con ingaggi molto pesanti) dopo la fine dei rispettivi contratti con PSG e Arsenal. Molte aspettative vengono in particolare riposte su Ramsey, leader del Galles e nel pieno della maturità calcistica, che firma già a febbraio. L'ex gunner sembra il giocatore perfetto per gli schemi del nuovo tecnico, oltre che l'uomo in grado di innalzare il livello del centrocampo della Juve anche in termini di personalità dopo l'enorme buco lasciato negli anni dagli addii di Pirlo, Vidal, Pogba e Marchisio.
Il 15 luglio Ramsey, reduce da un infortunio che lo ha costretto a chiudere anzitempo la sua esperienza con l'Arsenal, si presenta ai nuovi tifosi promettendo di dare il proprio contributo alla causa.
"Sono contento di essere qui.La Juventus è una delle più grandi squadre del mondo. Venire qui è unsogno ed unasfida. E’ un’esperienza diversa come cultura e stile di vita, ma sono preparato.Non vedo l’ora di poter dare il mio contributo. Sono entusiasta, spero di far parte di qualcosa di grande e di scrivere la storia"
A dimostrazione di una certa personalità Ramsey sceglie una maglia pesante come la numero 8, indossata prima di lui proprio da Claudio Marchisio.
"Ilnumero 8era disponile e l’ho preso. So che è stato indossato da Claudio Marchisio, gli ho parlato al J Medical, spero di emulare quello che lui ha fatto con la maglia della Juventus. Non vedo l’ora di indossarlo".
Per vederlo in campo bisognerà aspettare metà settembre quando subentra nel finale della gara di Champions League contro l'Atletico Madrid al posto di Pjanic mentre il debutto in campionato, in casa contro il Verona qualche giorno dopo, è da sogno. Gli basta infatti mezz'ora per segnare il suo primo goal, quello del momentaneo 1-1, seppure anche grazie a una fortunata deviazione e quasi scivolando.
Abbastanza comunque per convincere Sarri a schierarlo titolare nelle successive due partite ritagliando per lui il ruolo di trequartista. A fermarlo è un infortunio muscolare. Il primo di una lunghissima serie che finirà per compromettere la sua esperienza italiana insieme ad un evidente equivoco tattico: centrocampista, mezzala, trequartista, esterno?
Sarri prima, Pirlo poi e infine Allegri non riusciranno mai a trovare la giusta collocazione in campo all'ex Arsenal, che però quando indossa la maglia del Galles puntualmente rinasce facendo storcere il naso ai tifosi bianconeri, mentre il diretto interessato proprio dal ritiro della Nazionale cerca di spiegare il motivo di questa strana metamorfosi.
"Filosofia e metodi di allenamento sono diversinella Juve rispetto a quelli svolti con la nazionale del Galles. In Nazionale c'è gente che da anni èabituata a gestirmi e che sa come tirare fuori il meglio di me, aiutandomi a giocare tante partite consecutive, come ho potuto dimostrare a Euro 2020.Mi sento bene quando vengo gestito correttamentee quando ho l'opportunità di giocare regolarmente. Quando le mie prestazioni in partita sono elevate, avrei bisogno di più riposo e recupero durante la settimana, anziché passare molto tempo in campo provocando affaticamenti nelle partite successive. Il recupero è una parte importante per me".
Una critica, neppure troppo velata, non solo ai vari allenatori che si sono succeduti sulla panchina della Juve ma soprattutto allo staff, accusato di non saper comprendere le sue necessità.
Il punto più alto della difficile avventura di Ramsey alla Juventus arriva sicuramente l'8 marzo 2020, quando il centrocampista gallese realizza il goal del vantaggio contro l'Inter in uno 'Stadium' completamente deserto. Quella infatti sarà anche l'ultima partita del campionato italiano prima del lungo stop forzato causa pandemia.
Quando si torna in campo Ramsey gioca qualche spezzone ma ormai è chiaro che la scintilla con la Vecchia Signora non è scoccata. Il ritorno di Allegri, che preferisce da sempre giocatori più fisici in mezzo al campo, segna di fatto la parola fine,tanto che da agosto 2021 a gennaio 2022 scende in campo appena cinque volte tra campionato e Champions League per una manciata di minuti complessivi.
Anche se inizialmente il livornese a dire il vero prova a rilanciarlo schierandolo però in un ruolo quasi assolutamente inedito, ovvero quello di play basso davanti alla difesa. Una soluzione di cui Allegri, rimasto nel frattempo orfano di Pjanic, appare fermamente convinto.
"Ramseyè già bravo nella lettura del gioco e nell'interdizione, ma ha anchegeometriee pulizia di gioco: se si convince può diventare un granderegista. Può essere molto importante per noi e perconvincerlogli ho detto anche che in quellaposizionesi corre meno".
Ma non basterà. Durante la sessione invernale così la cessione diventa inevitabile e Ramsey si trasferisce in Scozia, dove a scommettere su di lui sono i Rangers. Risultato? Errore decisivo dal dischetto in finale di Europa League contro l'Eintracht Francoforte e ritorno immediato a Torino, dove però nessuno è più disposto a scommettere su questo giocatore talentuoso ma troppo discontinuo, e soprattutto inaffidabile dal punto di vista fisico. Nell'estate 2022 arriva quindi la risoluzione consensuale del contratto con tanto di ricca buonuscita.
L'esperienza in bianconero si conclude definitivamente con 70 presenze e 6 goal per un totale di 3043 minuti in tre stagioni che gli valgono uno Scudetto (primo campionato vinto in carriera), una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Ma forse, a spiegare ancora meglio cosa è stato Ramsey alla Juventus sono altri numeri: 38 partite saltate per infortunio per più di 200 giorni totali in infermeria. Davvero troppo per riuscire a incidere. Abbastanza per parlare di flop. Clamoroso.
Ramsey oggi, a 32 anni, gioca nelle file del Nizza in Ligue 1, con cui ha collezionato 12 presenze segnando al debutto assoluto pochi minuti dopo il suo ingresso in campo. Inoltre ha partecipato ai Mondiali in Qatar col suo Galles, ma stavolta senza riuscire a incidere. La Juventus, insomma, ormai rappresenta solo un capitolo del passato. Un capitolo decisamente poco fortunato per entrambe le parti.


