Kingsley Coman questa finale di Champions League ha anche rischiato di non giocarla. Dopo l'ennesimo problema fisico, un po' per disperazione, un po' forse per provare a neutralizzare la paura, aveva minacciato di ritirarsi in caso avesse rimediato un altro infortunio grave. Non è successo. Per fortuna. E questa sera sarà in campo, per la sua seconda finale di Champions League in carriera.
La prima l'aveva giocata con la maglia della Juventus nella sua unica stagione a Torino, annata 2014/15. A Berlino era anche sceso in campo per gli ultimi minuti. La coppa, però, la vinse il Barcellona. Un sigillo europeo che ancora manca al classe 1996, oltre a un trionfo con la sua nazionale: il Mondiale del 2018 lo ha guardato da casa, con una caviglia malconcia. Questa sera, con la maglia del Bayern Monaco, può centrare uno dei due obiettivi. Contro il PSG, ovvero il suo passato.
Coman non aveva nemmeno 17 anni quando, nel febbraio 2013, Carlo Ancelotti aveva deciso di lanciarlo in prima squadra. Poi una manciata di presenze in un paio d'anni, fino all'addio a parametro zero nell'estate 2014. Troppo poco spazio, meglio cercarlo altrove. Alla Juventus, ad esempio, anche se la cosa non sarebbe cambiata in modo drastico. Sempre da seconda scelta, con qualche occasione qua e là. Poi la chiamata del Bayern Monaco, irrinunciabile: Guardiola cercava ali, arrivarono lui e Douglas Costa.
GettyPer anni il giovane francese è stato definito come uno degli eredi di Ribéry e Robben. Probabilmente non è mai riuscito a raggiungere quel livello, anche se ci si è avvicinato. Al netto, come al solito degli infortuni. Nel Bayern ha comunque un ruolo di rilievo e gode della fiducia del club. Tanto che, anche dopo l'arrivo di Leroy Sané, la sua cessione non è stata nemmeno presa in considerazione.
A 24 anni, Coman vanta un record invidiabile: vince il campionato da otto anni consecutivi. Da quando ha esordito con il PSG, la sua squadra non ha mai mancato l'obiettivo. Due volte in Francia, una volta a Torino con la Juve, poi cinque di fila al Bayern. L'impressione è che la serie sia destinata a proseguire. Prima, però, la Champions. In una sera speciale contro il suo passato. E non solo.
Dall'altra parte del campo, con la maglia rivale, gioca Presnel Kimpembe. Non uno qualsiasi. Un amico fraterno per Coman. Coetaneo, parigino come lui, cresciuto nel club come lui. Vivevano insieme, erano ragazzi. "Io cucinavo e lui puliva" ha ricordato Kingsley a 'Le Parisien'. Uno attacca, l'altro difende. Hanno fatto percorsi diversi: Coman è arrivato prima tra i grandi, ha scelto l'estero. Kimpembe ha provato a imporsi a Parigi, riuscendoci con pazienza e tenacia. È anche campione del mondo, al contrario dell'amico.
In finale di Champions League saranno l'uno contro l'altro. Kimpembe cerca di continuare la sua crescita, mentre Coman vuole vincere per spazzare ogni dubbio e ogni preoccupazione. Minacciava il ritiro, oggi gioca una finale. La pazienza ripaga.




