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Weston McKennie Juventus SampdoriaGetty Images

Pirlo si coccola McKennie: è l'uomo-ovunque della sua nuova Juventus

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In America lo chiamano ‘tempo’, in italiano lo traduciamo come ‘ritmo’. Ciò che si aspettava la Juventus al momento dell’acquisto di WestonMcKennie era proprio quel ‘tempo’ che spesso a centrocampo era mancato. Intensità, aggressività in avanti, pressing, capacità di tenere i ritmi alti. Inevitabile che “l’americano”, come lo ha  soprannominato AndreaPirlo in qualche intervista, diventasse un centrocampista quasi fondamentale negli schemi  della Juventus. Uno di quelli che, quanto c’è, si sente.

Ha iniziato nel centrocampo a due, titolare contro la Sampdoria impressionando chi non lo conosceva, confermando le aspettative di  chi lo seguiva dai tempi dello Schalke 04 o da Team USA. Pirlo lo ha confermato anche contro la Roma. Poi il Coronavirus lo ha tolto da giochi fino a inizio novembre, dopo aver giocato un quarto d’ora contro il Barcellona. Già nella notte contro i blaugrana si era intuito che il suo ruolo sarebbe cambiato.

Pirlo lo ha inserito al posto di Kulusevski, da esterno di fascia destra del 4-4-2, con licenza di accentrarsi per lasciare più spazio in fascia a Juan Cuadrado, in quello che in fase offensiva diventa un 3-4-1-2. La titolarità contro lo Spezia quattro giorni dopo ha confermato la tesi, così come la sostituzione con Aaron Ramsey all’inizio della ripresa della sfida contro il Ferencvaros di mercoledì. Un nuovo ruolo, con più responsabilità offensive che forse non gli appartengono per caratteristiche in fase di possesso, ma necessarie in fase di non possesso.

“Sono cambiati gli interpreti, McKennie ha svolto il lavoro che hanno fatto Ramsey e Kulusevski in altre partite. Contro lo Spezia McKennie mi sembrava la soluzione migliore per allungarli a sinistra e avere un appoggio sempre e costante quando prendeva palla Juan. Il nostro concetto di calcio comunque non cambierà”.

Con McKennie la Juventus di Pirlo va alla ricerca di quel ‘tempo’ che in alcune situazioni è mancato, soprattutto in fase di pressione e di riaggressione dell’avversario una volta persa la palla. Dare verticalità e alzare immediatamente il baricentro. Anzi, tenere alto il baricentro. La missione della Juventus nelle prossime partite, quando dovrà trovare un equilibrio più o meno stabile tra i reparti, quello che è mancato in questi primi due mesi ed è stato trovato solo a tratti.

Il classe 1998 in Bundesliga ha ricoperto più o meno ogni posizione del campo: da centrocampista a interno, fino a esterno di fascia o trequartista, occasionalmente anche la posizione di attaccante, in coppia con un giocatore più veloce. A volte ha fatto anche il centrale di difesa e il terzino, in emergenza. Sempre garantendo quel ‘tempo’ di cui anche Pirlo vuole beneficiare a piene mani. Anche a costo di sacrificare in alcuni casi il talento di Kulusevski o i colpi di Ramsey.

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