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Andrea Pirlo

Pirlo Series vol. 6 - Un amore chiamato Nazionale

12:00 CET 10/11/17
Andrea Pirlo Italy 2006
Per celebrare il ritiro di Andrea Pirlo, ripercorriamo la sua carriera, un capitolo al giorno, una maglia al giorno. Oggi tocca alla Nazionale.

Per celebrare l'addio al calcio di Andrea Pirlo, questa settimana ripercorriamo insieme la sua carriera in 7 capitoli. Il volume 6 racconta il suo rapporto con la Nazionale, dal ruolo di leader nelle formazioni giovanili alla consacrazione con l'Azzurro dei "grandi".


PROLOGO – QUEL POMERIGGIO IN GRECIA


Prima dei riflettori, prima degli stadi stracolmi, prima di tutto, dobbiamo partire da Katerini, nella Grecia rurale, dove il 22 luglio 1995 si giocò la finalissima dell’Europeo Under 18. Si sfidarono Italia e Spagna, preludio a una serie infinita di incroci un po’ a tutti i livelli. Gli azzurrini allenati da Sergio Vatta persero con un sonoro 1-4 e Andrea Pirlo (che un paio di mesi prima aveva esordito in Serie A in un Reggiana-Brescia) ebbe l’ingrato compito di entrare a partita abbondantemente compromessa, con il compito di arginare il punteggio entro proporzioni dignitose.

Tuttavia, guardando a posteriori la formazione di quell’Italia così severamente battuta, notiamo come dei 14 ragazzi scesi in campo, pressochè tutti siano riusciti a fare carriera tra i professionisti. Tre di loro hanno sostanzialmente scritto la storia dei 20 anni successivi del calcio italiano (Pirlo, Totti, Buffon), uno ha alzato 2 Champions League (Ambrosini), un altro ha messo assieme più di 400 presenze in Serie A (De Sanctis), altri ancora hanno reso al di sotto delle attese, ma pur sempre in un contesto di Serie A (Zanchi, Zauri, Mutarelli, Longo, Ventola).

E non manca nemmeno chi, come Margiotta, è partito dall’Under 18 italiana per giocare, dieci anni dopo, la Copa America con il Venezuela. Solo Bernardi e Magnani, dopo un avvio promettente, sono finiti rapidamente nel gorgo delle promesse non mantenute.

Quel 22 luglio di 22 anni fa, il fenomeno in campo era spagnolo, segnò 3 goal e si chiamava Carlos Dominguez Dominguez, per tutti Carlitos. 11 anni dopo, mentre Buffon, Totti e Pirlo alzavano la Coppa del mondo sotto il cielo di Berlino, “Carlitos” era svincolato, reduce da una poco fortunata esperienza in Segunda Division all’Hercules Alicante. Pochi mesi dopo avrebbe definitivamente lasciato il calcio.


2000 – CAMPION(CIN)I D’EUROPA


Cinque anni più tardi, molto è cambiato nella vita di Andrea Pirlo. Nel più classico dei clichè sui giovani e il calcio italiano, ha vissuto tutte le tipiche fasi: il debutto giovanissimo e l’aura del predestinato, il ritorno da bravo bambino in Primavera - stai lì e vola basso - , l’acquisto a peso d’oro del grande club, il grande club che nonostante le belle parole non ti dà mai una vera possibilità, il prestito in provincia “per farsi le ossa”.

Ed è proprio al termine di una stagione pazzesca alla Reggina, insieme ad altri giovanotti di belle speranza come il “gemello” Baronio e Mohammed Kallon che Andrea Pirlo si trova a guidare la Nazionale Under 21 alla fase finale dell’Europeo. E’ una Under 21 buona, con tre futuri campioni del mondo (Pirlo ovviamente, Perrotta e Gattuso) ma che in attacco mette insieme due delle più atroci promesse mancate, per le ragioni più svariate, di quella generazione: Nicola Ventola e Gianni Comandini.

* immagini tratte da collezioni Panini per gentile concessione dell’Editore *

Pirlo di quella squadra è il faro indiscusso, il leader silenzioso ma visibile di un gruppo che, parole sue, vede come “la mia squadra, casa mia, il posto in cui mi sento più a mio agio”. Simoni appena un anno prima lo aveva definito il “nuovo Rivera”, salvo poi trovargli pochissimo spazio in campo. Insomma, gli unici che ci credono davvero sono Franco Colomba, che però dopo averlo allenato alla Reggina deve restituirlo al mittente, e Marco Tardelli.

Eppure fino alla finale è un Europeo altalenante per Pirlo. Segna il rigore del raddoppio contro l’Inghilterra, ma poi si fa espellere per doppia ammonizione contro la Slovacchia. Anche senza di lui, l’Italia riesce comunque a vincere il girone e issarsi in finale, a Bratislava, contro la Repubblica Ceca.

Contro i pari età cechi, che schierano tra gli altri Milan Baros e Marek Jankulovski, entrambi destinati a una buonissima carriera di club, Pirlo prima sblocca il risultato al 42’ su rigore, ma soprattutto a 9’ dalla fine evita i supplementari ai quali tutti sembravano ormai rassegnati dopo il pareggio di Dosek. La sua punizione a giro non è una sorpresa per i tifosi della Reggina, che ne avevano viste parecchie nei mesi precedenti, ma un conto è vederle nel penultimo servizio di 90° minuto, un altro in diretta su Canale 5 (che eccezionalmente trasmise quelle partite al posto della RAI) in prima serata. Pirlo con quella punizione diventa ufficialmente un calciatore adulto.


2006 – IL TRIONFO PIU’ BELLO


Di tutti i giocatori con cui mi sono allenato e ho giocato, nessuno ha mai avuto la freddezza e la tranquillità in campo di Andrea Pirlo”. Parola di Cristian Zaccardo, uno dei magnifici 23 partiti per la Germania tra polemiche e scetticismo e infine tornati un mese e mezzo dopo con la Coppa. I momenti di Pirlo al Mondiale sono essenzialmente tre.

Il 12 giugno 2006 l’Italia affronta il Ghana e dopo 40’ belli carichi, Andrea Pirlo prende palla da un calcio d’angolo di Totti, controlla e da oltre 25 metri fa partire un destro a giro che – grazie anche al provvidenziale riflesso di Gilardino, che si abbassa appena in tempo – fa secco Kingson. Fabio Caressa, telecronista Sky, riporta una frase detta da Pirlo pochi giorni prima: Ho provato il pallone, non è come quello che uso nel Milan, ma so farlo girare lo stesso”.

Il secondo è il più iconico, il più raccontato, il più vivisezionato, l'espressione più sublime del concetto di "assist che vale tanto quanto segnare un goal". La sera del 4 luglio 2006, al Westfalenstadion di Dortmund, al minuto 118 della semifinale con la Germania, un calcio d'angolo di Del Piero viene allontanato di testa da Friedrich, che ha la sfortuna di consegnare il pallone direttamente sui piedi di Pirlo. Il Nostro controlla, fa qualche passo e letteralmente dal nulla consegna a Grosso il biglietto per entrare nella Storia del Calcio.

Che per Pirlo il pallone sia l’ultimo dei problemi, lo si capisce anche il 9 luglio, quando dopo 120’ tirati e in ogni caso consegnati alla storia da Zidane e Materazzi, si va ai rigori. Lippi individua in Pirlo il rigorista chiamato a rompere il ghiaccio, a calciare per primo. “Mi disse che lo avrebbe calciato centrale, perchè tanto era sicuro che Barthez si sarebbe mosso in una direzione o nell’altra” ricorda a Goal Cristian Zaccardo. E infatti: tiro centrale, con Barthez che “battezza” un angolo prima ancora di realizzare di esser stato beffato. Come è andata a finire, lo sapete tutti.


2012 – IRRIVERENTE, CON CLASSE


Da un rigore all’altro, quello del 24 giugno 2012 è la fotografia del punto a cui è arrivato Andrea Pirlo in quel momento: a 33 anni, rigenerato dalla prima stagione alla Juventus dopo l’addio al Milan, diventa il leader della Nazionale, l’uomo al quale Prandelli ha consegnato le chiavi della squadra, un Maestro la cui classe è riconosciuta a livello universale.

Nel quarto contro l’Inghilterra, l’Italia gioca bene, meriterebbe ai punti la vittoria ben prima del 120’, ma con lo 0-0 persistente non c’è altra strada che i rigori. Gli inglesi segnano i primi due con Gerrard e Rooney, l’Italia segna il primo con Balotelli e va sotto per l’errore di Montolivo. Pirlo si trova nella scomoda posizione di dover tenere a galla la squadra, e a quel punto, da fuoriclasse quale è, decide di alzare la posta: non solo pensare a restare in partita, ma cercare di fiaccare gli avversari. E farlo battendo il proprio rigore "a cucchiaio".

Vedevo Hart molto sicuro di sè – commenterà qualche giorno dopo in conferenza stampa – e volevo fargli abbassare le arie. Mi sentivo semplicemente di farlo”. La non premeditazione del gesto sarà confermata anche due anni dopo in un’intervista a “Il sole-24 ore”: “Non ho fatto come Totti che lo disse prima a Maldini, ho deciso all’ultimo secondo: Hart si muoveva e ho fatto la mia scelta. Un gesto simile non puoi farlo in allenamento e pensare di riprodurlo in partita. Se lo fai, o sei stupido, o sei veggente... o sei Totti”.

Non a caso quel goal cambia definitivamente la serie di rigori: due errori di fila degli inglesi spianano la strada alla vittoria azzurra. “Ci ha dato la fiducia per finire il lavoro – riconosce Buffon in conferenza stampa – Dopo quel rigore gli inglesi avevano l’aria frustrata. Una parte della loro determinazione era stata persa per strada”. Efficace, sornione, irriverente, ma con classe. (Anche) questo è stato Andrea Pirlo.