Perché Kevin De Bruyne può vincere il Pallone d'Oro

Kevin De Bruyne Manchester City GFX
Goal
Kevin De Bruyne è ormai un leader in campo sia col City che col Belgio diventando uno dei migliori centrocampisti del mondo.

Kevin De Bruyne fino a poco tempo fa era considerato un giocatore di talento ma con la testa troppo calda per diventare un vero leader e trascinatore.

A volte De Bruyne ha mostrato una eccessiva emotività in passato, ma chi sta più vicino al ventottenne talento belga sottolinea come sia maturato in campo anche grazie alla vicinanza della sua famiglia a Manchester.

Già da giovanissimo, quando ancora giocava nel Genk, De Bruyne veniva definito 'difficile'. Qualcosa che lui ha sempre negato, ammettendo di essere introverso ma non un piantagrane.

Queste caratteristiche comunque non hanno certamente influito sul suo rendimento, tanto che dopo poco è arrivata la chiamata del Chelsea, dove non riuscirà mai a sfondare.

Mourinho, allora allenatore dei Blues, ha parlato di De Bruyne come di 'un bambino arrabbiato' che si allenava male perché voleva andare via.

Il belga però non prova risentimento verso il Chelsea dato che il suo trasferimento, prima in prestito al Werder Brema e poi a titolo definitivo al Wolfsburg, gli ha permesso di spiccare il volo.

La pressione su di lui è aumentato solo quando è arrivato al Manchester City nel 2015, ma ora ha l'esperienza giusta per essere un leader della squadra di Guardiola.

Ai tempi del Genk la posizione migliore di De Bruyne era quella di esterno di centrocampo o trequartista, ruoli in cui poteva correre qualche rischio.

PS De Bruyne

Ora invece viene spesso utilizzato come mezz'ala sia nel club che in nazionale, dove può fare la differenza in tutte le zone del campo segnando anche goal decisivi.

Un allenatore che lavora a stretto contatto con lui lo giudica addirittura superiore a Xavi o Iniesta, perché lui velocizza il gioco mentre gli altri due a volte finiscono col rallentarlo.

Il tecnico dell'Arsenal, Arteta, ha spiegato il cambio di ruolo nel libro 'Pep’s City: The Making of a Superteam'.

"Qualche anno fa non avrebbe potuto giocare lì perché non aveva la capacità di guidare i compagni. Ora può perché capisce il calcio, la squadra e conosce i movimenti che servono".

Prima dello stop causa Coronavirus, De Bruyne aveva regalato 16 assist ai compagni e puntava il record in una stagione di Premier League detenuto da Thierry Henry.

De Bruyne è un potenziale capitano del suo club e del Belgio. Al City potrebbe diventarlo definitivamente quando David Silva lascerà Manchester.

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"La cosa più importante è aiutare la squadra, i ragazzi giovani. Non c'è nessuno che mi metta più pressione di me stesso. A volte giochi bene, altre meno. Ma anche quando giochi male devi aiutare la squadra e giocare insieme. Questo è il mio obiettivo".

Il belga è diventato un calciatore in grado di decidere le partite da solo, come accaduto ad esempio nella vittoria per 2-1 sul campo del Real Madrid.

Ecco perché, col duopolio Messi-Cristiano Ronaldo destinato a finire, nei prossimi anni De Bruyne potrebbe essere un forte candidato al Pallone d'Oro. Specie se riuscirà a portare la prima Champions League al City. Un tema che comunque non lo appassiona particolarmente.

"Ho giocato molto bene negli ultimi anni, anche l'anno scorso nonostante l'infortunio. Lo stesso in Germania. Chi decide quali sono i migliori calciatori? Non lo so, ma penso di essere abbastanza vicino".

Ecco perché il City è fortunato ad avere De Bruyne ed una volta superata l'emergenza Coronavirus tratterà il suo rinnovo. Anche perché il belga non ha intenzione di smettere a breve.

"Ho detto a mia moglie che giocherò ancora un po'. Dopo questa quarantena non posso stare a casa, le ho detto che giocherò almeno altri due anni".

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