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Mertens Napoli Barcelona celebratingGetty

Parte la vera stagione del Napoli: Coppa Italia e Champions per renderla grande

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Era il momento perfetto per continuare a correre, a sognare quei vecchi risultati che ora sembrano così lontani e dimenticati. Lo stop per coronavirus ha spezzato le gambe del Napoli più di quanto l'ultima parte del periodo ancelottiano e la prima di quello gattusiano abbiano fatto. Eppure, ora, con il ritorno in campo, piedi per terra e mente su, in alto, a riscoprire quel percorso a cui la squadra stava pensando. Ovvero, trovare continuità in campionato per avere la mentalità giusta in Coppa Italia ed Europa.

Perchè nessun giro di parole, nessuna supercazzola. In Serie A la stagione del Napoli, ormai abituato a lottare per lo Scudetto, è finita. In parte, certo, perchè la possibilità di qualificarsi alla Champions esiste ancora, sotterrata però d'altra parte dalla distanza siderale con l'Atalanta (nove punti e potenzialmente dodici, vista la gara in meno della Dea). L'Europa League è un contentino poco apprezzato, meno se considerando i milioni derivanti, ma raggiungibile anche attraverso quella Coppa Italia divenuto primo obiettivo del calcio a porte chiuse.

Forse la Serie A verrà giocata ad agosto con qualche migliaia di persone negli stadi in caso di parziale apertura, ma la Coppa Italia, quella no, per il Napoli sarà a porte chiuse al San Paolo. La squadra che più viene trascinata dai suoi tifosi, in maniera maggiore dovrà fare fronte alla mancanza degli stessi e salvare la propria stagione tramite essa in primis e in futuro tramite Champions League. Ci arriveremo.

Intanto la Coppa Italia, alla quale il Napoli arriva con fiducia sì, ma nascosta da questo periodo di stop. In tre mesi il mondo è cambiato, e quello del calcio non fa eccezione. Gattuso aveva in sè sette vittorie nelle ultime nove gare, una delle quali proprio contro l'Inter nell'andata delle semifinali. Si fosse giocata allora, l'entusiasmo della continuità e il popolo azzurro avrebbero senza dubbio dato i favori del pronostico, largamente, ai padroni di casa.

Ora, visto il risultato dell'andata, al Napoli è rimasto il carattere da favorita, ma enormemente meno rispetto a prima. Eppure la squadra partenopea deve premere il pulsante per formattare il proprio cervello e tornare alla mente d'inverno, fredda e glaciale, in cui il sogno nel cuore è messo da parte per un solo obiettivo: vincere, l'unica cosa che conta.

Piotr Zielinski Victor Moses Inter Napoli Coppa ItaliaGetty

Per il Napoli ora conta solo la Coppa Italia, per una serie di motivi infiniti. L'1-0 dell'andata porta ad avere un piede in avanti, ma non uno e mezzo: troppo poco per adagiarsi e pensare sia già tutto concluso. La finale e l'eventuale conquista del trofeo il 17 salverebbe la stagione, perchè se anche la Serie A rimane il principale motivo di discussione, i mesi passati sotto il fuoco debordante del coronavirus hanno rimosso la questione campionato dalla mente, trascinandola indietro nel tempo, quasi a stagioni fa.

I milioni derivanti dalla vittoria sarebbero manna dal cielo per De Laurentiis, così come una qualificazione all'Europa League ferma, senza se e senza ma. Che porterebbe ad un rilassamento in vista dell'ultima parte di stagione, con il rischio della cristallizzazione della Serie A per nuovi contagi. La Coppa Italia già conclusa e vincente avrebbe invece il verdetto del Napoli avanti, senza temere interruzioni e allarmismi di esclusioni continentali davanti allo stop improvviso e sì, non programmato.

La vittoria della Coppa Italia ha tre chiavi di lettura: economica, sgusciante verso la qualificazione dell'Europa League, e naturalmente storica, perchè a livello nazional-popolare non è la FA Cup, ma è un trofeo italiano duro e crudo. Importante. Che porterebbe dulcis in fundo anche alla Supercoppa Italiana. E in loop positivo altri milioni, altro prestigio, altro ritorno alla normalità del calcio e del Napoli stesso.

Poi, la Champions. Che non ha data e quindi rimane sospesa nell'aria, in un limbo eterno. Gara unica, gara in campo neutro, gara altrove. Boh, chissà. Parte dall'1-1 del San Paolo e atterra a Barcellona, affamato di gloria da donare al cannibale Messi.

Impresa al Camp Nou possibile sì, meno magica rispetto all'ammutolimento del Camp Nou, che sarà tale di per sè per forza di cose. Vincere lì, superare il turno unendolo al successo della Coppa Italia non rappresenterebbe una stagione salvata, ma esplosiva. Perchè da lì in avanti sognare di conquistare il continente sarebbe un passaggio non filosofico, ma reale.

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