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Zlatan Ibrahimovic Sassuolo Milan Serie AGetty

Orgoglio e rabbia: "Non smetto", il discorso di Ibrahimovic al suo Milan Campione d'Italia

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"No raga, tranquilli, non smetto": sorride, lo spogliatoio del Milan, al termine della partita contro il Sassuolo e della festa finale per il 19esimo Scudetto.

A prendere la parola è Zlatan Ibrahimovic, mentre i compagni, seduti, lo ascoltano in religioso silenzio: è il più "anziano" del gruppo e il simbolo, insieme a Stefano Pioli, di un progetto che parte da lontano e che ha raggiunto il suo culmine con la conquista del Tricolore.

"Quando abbiamo iniziato, quando sono arrivato io, dal primo giorno non tanti hanno creduto in noi, ma quando abbiamo capito di poter fare sacrifici, soffrire, credere, lavorare siamo diventati un gruppo e con un gruppo è possibile quel che abbiamo fatto. Oggi siamo Campioni d'Italia".

Per Ibrahimovic è stata una stagione complicata, quest'ultima, caratterizzata da diversi problemi fisici: ha sempre seguito i compagni da vicino, guidandoli al successo finale.

Leader vero, di quelli spirituali, come mostrato al ritorno della formazione rossonera a Milano, accolta dalla marea dei tifosi in festa.

Nello spogliatoio si è respirata un'aria diversa da quando ha scelto il Milan, all'inizio del 2020, cambiando irreversibilmente le sorti di una squadra che, adesso, si gode lo Scudetto. Festeggiando da campioni.

"Non è stato facile, ma questo campionato l'abbiamo fatto come un gruppo: all'inizio nessuno ha creduto in noi, ma con queste parole siamo diventati più forti. Adesso fatemi un favore: festeggiate come campioni perché Milano non è Milan, Italia è Milan".

Prende il tavolo e lo ribalta, facendo partire la festa nello spogliatoio: Ibra è Ibra. Sempre, comunque, costantemente.

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