Non solo Niang: il Milan e i francesi, una storia complicata

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Se escludiamo Desailly e Papin, nessun francese transitato dal Milan ha lasciato un segno indelebile: più ombre che luci e rapporti spesso complicati.

Il primo francese nella storia del Milan fu Nestor Combin, che i più attempati tifosi rossoneri ricordano sicuramente per il goal segnato a San Siro contro l'Estudiantes nella finale di Coppa Intercontinentale del 1969.

Tuttavia con la maglia rossonera non fu mai quel bomber implacabile che realizzò valanghe di goal in Ligue 1 con il Lione. Un po' lo stesso discorso che vale per Jean-Pierre Papin, approdato al Milan dopo aver vinto il Pallone d'Oro nel 1991.

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Papin vinse due scudetti in rossonero, recitando però soltanto in parte un ruolo da protagonista: "Dopo 6 anni da numero uno a Marsiglia - raccontò successivamente -  mi ritrovai ad essere l'ombra di Van Basten, a differenza mia possedeva agilità e un colpo di testa migliore. Capello non mi faceva giocare ed era inevitabile rendere di meno".

Jean Pierre Papin Milan

Nel suo palmares c'è pure una Champions, anche se Papin non fu nemmeno convocato per la finale che il Milan vinse 4-0 contro il Barcellona. La giocò invece eccome il suo connazionale Marcel Desailly, autore del poker che chiuse la partita.

Con 183 presenze totali in rossonero, Desailly è senza dubbio il francese che più di tutti ha lasciato il segno nel Milan. Ha vinto tutto ciò che c'era da vincere, lasciando un'eredità che nessun connazionale negli anni è riuscito a raccogliere.

Il più grande rimpianto fu Vieira, che ebbe il tempo di giocare 4 partite con il Milan prima di iniziare l'epopea di successi con l'Arsenal. Poi arrivò il turno di Christophe Dugarry, che per i tifosi rossoneri rimarrà per sempre 'quello preso al posto di Zidane'.

Christophe Dugarry

E non soltanto per i tifosi: "Anni fa mandai Braida in Francia - raccontò poi Berlusconi - invece di tornare da Bordeaux con Zidane mi portò Dugarry". Due stagioni dopo si puntò sull'accoppiata Ba-N'Gotty: il primo divenne una sorta di mascotte e viene ricordato più che altro per i suoi capelli ossigenati, il secondo è quello che normalmente nel calcio viene etichettato come bidone.

A proposito di bidoni, in questa categoria trova posto anche Vikash Dhorasoo che tra il 2004 e il 2005 indossò la maglia del Milan una ventina di volte (e nessuno se lo ricorda) prima di tornare mestamente in Francia. Una delle storie più complicate fu quella del suo successore Gourcuff, il ragazzo di cristallo sul quale il Milan non volle mai veramente puntare.

Il padre accusò pubblicamente i rossoneri di essere una 'famiglia', ma non in senso buono: "Tutto è molto politico negli spogliatoi. E Ancelotti faceva la legge dello spogliatoio. Al Milan ci sono stati dei giochetti di potere terribili. Gattuso in allenamento riempiva di colpi Yoann. Non dico che lo facesse apposta, perché quello era il suo gioco, ma comunque fu lui a mettere fine con due mesi di anticipo alla stagione di Yoann".

Yoann Gourcuff Filippo Inzgahi AC Milan

Flamini rivalutò l'immagine dei francesi al Milan vincendo l'ultimo Scudetto nel 2008, poi toccò a Mexes che in rossonero ha superato le 100 presenze, lasciandosi però non troppo bene alla fine della passata stagione. Se la prese con Mihajlovic perché non lo faceva giocare e lo stesso fece Rami con Inzaghi.

L'attuale difensore centrale del Siviglia iniziò alla grande in rossonero, ma subì un'inversione di tendenza che lo portò ai margini della squadra: "Io ero al Milan, ma il signor Inzaghi non mi faceva giocare - ha dichiarato qualche tempo fa a 'TV8' - . La colpa comunque è mia".

E arrivamo così ai giorni nostri con Menez trasformatosi nel giro di una stagione da idolo a zavorra, complice la sua cronica svogliatezza e qualche infortunio di troppo, fino a M'Baye Niang che in questa stagione sembrava avesse trovato la sua definitiva dimensione in rossonero.

Sembrava, appunto. In poche settimane il suo status è passato da insostituibile a rimpiazzabile. Il rigore sbagliato col Crotone ha segnato l'inizio del suo declino. "Potrebbe andare via", ha ammesso Montella. Il Watford lo aspetta, il Milan lo ha già aspettato fin troppo. Au revoir.

 

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