Montero a Goal: "La Juventus può battere l'Atletico, Allegri sa come si fa"

Paolo Montero
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Paolo Montero in esclusiva a Goal: "La Juventus è una scuola: ti insegna a vivere, a comportarti e a dare importanza ai giusti valori. Una famiglia".

E' bellissimo vedere che i tifosi della Juventus mi ricordano ancora, nonostante sia andato via da parecchio tempo”. Paolo Montero è fatto così: schivo e roccioso in campo, morbido e disinvolto fuori.

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Simbolo della rudezza difensiva di una squadra capace di vincere tutto, o quasi. Perché quella coppa che manca a Torino da ventitré anni non è riuscito ad alzarla nemmeno lui. “E' incredibile, quanta sfortuna. Non è questione né di stress né di pressione, perché la Juventus ha sempre avuto campioni in grado di giocarsi al meglio queste sfide”.

Come si sente a essere il giocatore più ammirato da Andrea Agnelli?

Molto orgoglioso. Mi ha anche detto di aver comprato la mia stella allo Stadium... Ringrazio il presidente per le belle parole, nei mei confronti ha sempre mostrato stima e affetto”.

Che ricordi ha dell'Agnelli che si affacciava al mondo bianconero?

Era giovanissimo, veniva sempre agli allenamenti accompagnato da suo papà Umberto. Era appassionato di calcio, commentavamo assieme le partite e non solo quelle. Andrea ama la Juventus, è una persona molto intelligente e preparata, sono davvero felice che stia riuscendo a fare grandi cose come presidente”.

Che cos'è la Juventus per Paolo Montero?

E' una scuola, ti insegna a vivere, a comportarti e a dare importanza ai giusti valori. Insomma, per me è stata una vera famiglia”.

Paolo Montero

Il rimpianto più grande?

La Champions League. Abbiamo alzato l'Intercontinentale e la Supercoppa Uefa, vincendo in Italia in un periodo in cui la serie A era davvero di alto livello. Ci è mancata solo quella coppa, ed è un vero peccato, anche perché in squadra avevamo giocatori incredibili e grandi uomini”.

L'ultimo successo della Juventus in Champions è datato 22 maggio 1996. Un'eternità, non trova?

E' incredibile, quanta sfortuna. Non è questione né di stress né di pressione, la Juventus ha sempre avuto campioni in grado di giocarsi al meglio quelle sfide. Ricordo le finali che ho disputato e forse avremmo meritato di più. Così come ricordo anche la sfida di Berlino contro il Barcellona nel 2015: nel secondo tempo la Juve poteva segnare la rete della vittoria. Ma così non è stato. Ripeto, conta molto la buona sorte”.

A proposito, ai bianconeri servirà un'impresa per superare l'Atletico Madrid:

“La Juve può farcela nonostante gli spagnoli siano un avversario ostico. Allegri è un grande tecnico, ha giocatori di qualità e una panchina lunga. Max è sempre bravo a leggere queste sfide, ci sono tutti gli ingredienti per vivere una serata speciale”.

Si parla con insistenza di un possibile addio di Allegri al termine della stagione. E' fisiologico cambiare dopo cinque anni?

Sono stato allenato per tanto tempo da Marcello Lippi, che riusciva a tenere sempre alta l'attenzione generale. E poi c'è il blasone della società: a Torino ti fanno capire tutti i giorni cosa voglia dire giocare per questo club e quali siano gli obiettivi da raggiungere. Alla Juventus non puoi sbagliare, al primo errore ne prendono subito un altro al posto tuo. E' una questione di mentalità ”.

Si stupirebbe nel vedere Zidane o Conte al timone bianconero a giugno? 

"Niente affatto. La Juve ha raggiunto un livello altissimo ed è giusto andare su profili top. Stiamo parlando di due grandissimi, entrambi conoscono molto bene l'ambiente”.

Che allenatore è Paolo Montero?

"Un allenatore che ha avuto la fortuna di essere stato guidato da grandi tecnici. E da ognuno di loro credo di avere imparato qualcosa. Guardo tante partite e studio molto. Ho preso il patentino e sto facendo il mio percorso. Vedremo cosa accadrà”.

Sogna, un giorno, di sedersi sulla panchina della Juventus?

Magari... nella vita mai dire mai”.

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