"Il mio futuro è la prossima partita". Questo è il motivetto che accompagna ormai ogni intervista di StefanoPioli nell'ultimo mese. L'uomo che guida la miglior squadra della Serie A dalla ripresa del campionato ha già la quasi certezza di non essere più sulla panchina. L'uomo che ha preso in mano il Milan in enorme difficoltà e lo ha portato ai vertici di questo mini-campionato. Restituendo sicurezze, certezze tecniche. Soprattutto, risultati. Come non se ne vedevano da anni.
20 punti, frutto di 6 vittorie e 2 pareggi. Soltanto un altro club in Serie A ha avuto un rendimento di questo livello in queste settimane estive, la super Atalanta di Gasperini - escludendo il recupero contro il Sassuolo. Quella che sogna anche lo Scudetto. Il Milan deve accontentarsi di meno, di un posto ai gironi in Europa League. Che si gioca con la Roma. Distava 10 lunghezze al termine del girone d'andata, oggi invece è lontana solo un punto (aspettando la sfida con l'Inter). Nel caso, comunque, la qualificazione ai preliminari sembra ormai cosa fatta, a +8 dal Sassuolo ottavo - contro il quale avrà lo scontro diretto proprio nel prossimo turno.
GettyLa musica a Milano è cambiata. 35 goal segnati e 21 subiti nel girone di ritorno, contro i 18 all'attivo e i 24 al passivo nel girone d'andata. L'attacco è cambiato. Si vede: i rossoneri hanno portato in goal ben 12 giocatori nelle ultime 8 partite. Tanti di questi, rivalorizzati grazie al passaggio e al rodaggio nel 4-2-3-1. Esempi? Franck Kessié, apparso più a suo agio in un centrocampo a due. Hakan Calhanoglu, che agendo da trequartista ha più visione del gioco e ne entra nel vivo, toccando tanti palloni. Più di tutti, Ante Rebic.
L'ex Eintracht ha cancellato a suon di goal una prima parte di stagione totalmente anonima. Nel 2020, invece, è in un club esclusivo: secondo i dati 'Opta' ha segnato 11 goal su azione, solo Lewandowski (13) e Haaland (12) ne hanno prodotti di più. È tornato il giocatore fisicamente devastante e tecnicamente pulito di Francoforte. Grazie, soprattutto, alla sua fiducia ritrovata e al 4-2-3-1. Quel modulo che ha portato 34 punti in 16 partite, media di 2,1 a partita. In proiezione varrebbe il secondo posto. Ha portato goal: 25 nel post lockdown, meglio di tutte le altre. Segnando sempre almeno due goal a partita, come non capitava dal 1999.
Il 5-1 contro il Bologna è la ciliegina sulla torta in questo mese d'oro del Milan. Il frutto di una preparazione fisica indovinata, di una continuità a livello di modulo, ma anche di uomini. Messi nelle migliori condizioni per rendere secondo le proprie caratteristiche. Ognuno al proprio posto. Così nasce una serie vincente, così si producono 13 tiri in porta in una partita (non capitava dal 2010 contro il Lecce) mandando in goal cinque giocatori differenti.
Stefano Pioli si gode il momento, si gode l'ennesima stagione soddisfacente di una carriera che lo ha portato fino a sedersi su panchine prestigiose. Questa volta, però, senza vedere un futuro, una prospettiva oltre il 2 agosto. Perché il Milan ripartirà da zero, con Ralf Rangnick. Una scelta fatta quando la squadra viaggiava a cavallo tra la parte sinistra e la parte destra della classifica. Sei-sette mesi dopo, la storia è diversa. L'epilogo, però, è già scritto. E nonostante tutto sembra destinato a non cambiare.


