Le liti con Cosmi, il Perugia e il sinistro infallibile: Materazzi e il record di difensore goleador

Marco Materazzi Perugia 2000 2001Getty Images

Un cecchino infallibile grazie al quel sinistro educatissimo. Un'arma potentissima da sfruttare al meglio in occasione dei calci da fermo, ma non solo. Che si tratti di una punizione o un calcio di rigore, l'esito era molto spesso lo stesso: "Goal!". A gonfiare la rete è quel difensore dal fisico possente e dal grande agonismo che abbina grinta e carisma alle reti. Nel corso della carriera, Marco Materazzi si è contraddistinto per quel vizietto per il goal che lo ha reso uno dei difensori più temuti da chi fa il suo stesso mestiere, ma dall'altra parte del rettangolo verde di gioco. E non è un caso se la scintilla verso grandi traguardi è scoccata al termine di una stagione - quella 2000/2001 - in cui il figlio d'arte ha scritto una pagina della storia della Serie A con il nuovo primato di reti per un difensore. Dodici marcature che hanno contribuito concretamente alla conquista dell'undicesimo posto in classifica da parte del Perugia di Serse Cosmi, al primo anno sulla panchina del 'Grifone'.

Cresciuto a pane e pallone sulle orme di papà Beppe, allenatore di Serie A che ha vissuto le sue esperienze più lunghe e intense sulle panchine di Lazio e Bari tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, Marco Materazzi assapora il gusto dei campi di periferia ed è 'costretto' a peregrinare nelle serie minori per realizzare il suo sogno e consacrarsi ad alti livelli. Partito nelle giovanili della Lazio, si trasferisce a Messina, prima di una serie di esperienze in cui si confronta col calcio di provincia con l'obiettivo di farsi le ossa e conquistare la grande chance.

Tor di Quinto, Trapani e Marsala. Materazzi diventa 'grande' calcisticamente tra il Lazio e la Sicilia, prima della chiamata che non si può rifiutare. È il Perugia di Luciano Gaucci ad assicurarsi Marco. Ma la prima stagione sembra essere quel salto nel vuoto che spegne i sogni di gloria. In Serie B, il classe 1973 timbra una sola presenza, troppo poco. Materazzi non molla, si rimbocca le maniche e torna a sudare. E il lavoro lo ripaga, senza aspettare troppo a lungo.

Marco Materazzi PerugiaGetty

L'anno successivo viene prestato in Serie C1, al Carpi: è la svolta. Materazzi colleziona 7 goal in 18 partite tra agosto e dicembre, prima di essere richiamato al Curi nel gennaio 1997. Tornato in Umbria, conclude il campionato da titolare con altre due reti all'attivo. È l'inizio della grande ascesa. Nella stagione successiva indossa la fascia da capitano, trascinando il 'Grifone' in Serie A attraverso i playoff di Serie B con cinque reti. La promozione arriva al termine della lotteria dei rigori nello spareggio contro il Torino il 21 giugno 1998 a Reggio Emilia. Un rendimento importante che attira l'attenzione dell'Everton, che strappa un assegno milionario per portarlo a Goodinson Park. 

Ma l'avventura a Liverpool di Materazzi è tutt'altro che indimenticabile. Il difensore nato a Lecce colleziona più espulsioni che goal nelle 29 presenze tra tutte le competizioni con la maglia dei 'Toffees': quattro rossi contro appena una rete. Un'unica gioia, realizzata con la specialità della casa, ovvero il calcio di punizione. 

"Ha vinto la coppa del mondo con l’Italia ma il lungagnone durante il suo periodo al Goodison Park non sarebbe stato in grado di marcare nemmeno una bistecca" scriverà il Times nel 2006 dopo la vittoria da protagonista del Mondiale in Germania con l'Italia.

La scommessa inglese è persa, ma serve a Materazzi per tornare in Serie A e nella 'sua' Perugia con maggiore consapevolezza e un bagaglia d'esperienza di livello. Dopo appena una stagione in Premier League, Marco torna a vestire la maglia del 'Grifone'. Il presidente Gaucci lo riaccoglie senza pensarci due volte e regala a Carlo Mazzone un innesto importante in difesa. La squadra umbra non delude le attese, nonostante un rendimento non eccellente di Materazzi in zona goal, con il decimo posto conquistato al termine della Serie A 1999/2000 e una salvezza raggiunta con largo anticipo.

Nell'estate del 2000, la dirigenza del Perugia opta per una rivoluzione tecnica. Mazzone saluta, con l'emergente Serse Cosmi - in arrivo dall'Arezzo - che prende il suo posto in panchina. Ma tra il nuovo allenatore e Materazzi, il capitano, non è amore a prima vista. All’arrivo del sudcoreano Ahn, colui che giustiziò l'Italia di Trapattoni due anni più tardi ai Mondiali, c'è subito il primo battibecco, proprio al momento delle presentazioni. 

Radunai la squadra, Materazzi aveva giocato il primo tempo della partitella ed era già in tuta. Vidi la fascia di capitano sul braccio di Tedesco e lo presentai al coreano come il ‘capitano del Perugia’” ha raccontato Cosmi. Materazzi non ci sta: “Mister, lei si sbaglia, non sa nemmeno chi è il capitano. Il capitano del Perugia sono io". “No, il capitano lo decido io". Poi la controreplica di Cosmi: "Se non ti sta bene ti puoi accomodare". 

È l'inizio di un feeling eccezionale. Nonostante qualche diverbio, Cosmi si affida a Marco Materazzi e gli assegna il compito di guidare il trio di difesa nel 3-5-2, completato da Di Loreto e Rivalta, davanti a Mazzantini. Il leccese risponde col solito temperamento da leader e diventa il trascinatore del Perugia 2000/2001. Trascinatore, carismatico, idolo dei tifosi, Cosmi mette nelle mani (e nei piedi) di Materazzi non solo il compito di difendere ma quello di impostare da dietro con qualità grazie al suo piede mancino, oltre a guidare la squadra dal punto di vista emotivo. 

Marco Materazzi Perugia 2001Getty Images

Materazzi vive una stagione magica, quella decisiva per la sua carriera. Oltre a rappresentare una diga in fase difensiva, un muro quasi invalicabile, riesce ad andare in goal con una incredibile continuità. Bastano 73 minuti del nuovo campionato per sbloccarsi: nella sfida della prima giornata contro il Lecce, il classe 1973 trasforma il rigore del definitivo 1-1. 

Successivamente va in rete alla terza giornata contro il Parma, alla sesta su rigore al 'Renato Curi' contro il Napoli e nel turno successivo a San Siro, stadio che diventerà suo pochi mesi dopo, contro l'Inter. Poi una lieve flessione, prima di riprendere il cammino: i rigori alla 13° e alla 16° contro Udinese e Reggina, le marcatura contro Verona (17°), Vicenza (21°), e ancora Inter, ma questa volta in casa, con il momentaneo 1-1 nel ko per 3-0. Il finale di campionato di Materazzi si conclude con tre rigori, tutti trasformati: Bari (30°), Udinese (30°), Reggina (33°). 

Infallibile dal dischetto del rigore, Materazzi riesce ad andare in rete anche su calcio di punizione col suo sinistro esplosivo e di testa sugli sviluppi di corner. Dodici reti, un bottino incredibile che gli permette di iscriversi alla classifica capocannonieri e di stabilire il nuovo record di difensore goleador della storia della Serie A. Materazzi supera, infatti, Daniel Passarella, che nella stagione 1985/1986 realizzò 11 reti (di cui 5 su rigore) con la maglia della Fiorentina. Un primato sfiorato nella passata stagione da Robin Gosens dell'Atalanta, che ha raggiunto il libero argentino proprio a 11 e si è fermato a un solo passo dal difensore ex Perugia.

Marco Materazzi Perugia 1999Getty Images

Al termine della stagione da record col Perugia, Materazzi lascia il 'Curi' e si trasferisce a Milano: è l'Inter di Moratti ad acquistarlo. Inizia lì un cammino fatto di gioie e dolori, di vittorie e sconfitte - con la meravigliosa parentesi con la Nazionale di Lippi a Germania 2006 con la vittoria del Mondiale - culminato con la vittoria del 'Triplete' nerazzurro a Madrid, con la Champions League alzata al cielo nella stagione 2009/2010 insieme ai trionfi in Serie A e Coppa Italia. Il giusto premio a chi si è costruito passo dopo passo i successi ed ha ancora oggi il proprio nome inciso nella storia del campionato italiano grazie a un record non proprio alla portata di tutti.