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Martin Djetou JuventusGetty Images

Martin Djetou e la Juventus: un matrimonio che non s'aveva da fare

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Negli anni ’90 il principato di Monaco ha vissuto i migliori anni a livello calcistico. A Montecarlo militavano campioni come Trezeguet ed Henry, leader come Fabien Barthez, Marco Simone, Ludovic Giuly. Talenti come Philippe Christanval e Martin Djetou. Ecco, i due difensori centrali. Non avrebbero fatto molta strada, nonostante le aspettative. Specialmente il secondo. Eppure sembrava destinato a una carriera diversa.

Classe 1974, leader, giocatore di fisico e carisma. Nato in Costa d’Avorio, ma cresciuto in Francia. Sarebbe arrivato fino alla nazionale transalpina: sei misere presenze nei suoi anni di grazia, quando tra il 1996 e il 2001 militava nel Monaco. Anni in cui lo tenevano d’occhio le regine d’Europa e d’Italia. Lazio e Juventus comprese.

I bianconeri avevano sfidato e battuto il Monaco in semifinale di Champions League nel 1999. Nonostante questo, come dimostravano i rapporti tra le società erano particolarmente buoni. Gli accordi per Henry nel 1999 e un anno dopo per Trezeguet lo dimostrano. Talmente buoni che, addirittura, il club monegasco aveva lanciato letteralmente un ultimatum al giocatore.

“Se vuole andar via, deve andare alla Juventus. Questi sono gli accordi”.

Nel 1999, addirittura, Djetou firmò un pre-contratto con il club bianconero. Solo che poi non se ne fece più niente, Ufficialmente, un problema al ginocchio. La versione del giocatore però era diversa, legata a una questione di soldi: la Juve offriva meno di quanto pattuito inizialmente. Djetou lo fece notare. In seguito avrebbe raccontato che una frase di Bettega fece saltare tutto.

“Se torni in Africa sarai considerato come un re per tutto quello che guadagnerai”.

Il difensore non fu soddisfatto del trattamento del club bianconero.

“È stata mia sorella maggiore a crescermi. Quello che mi ha deluso molto all'epoca è stato che avevo chiesto un piccolo appartamento per lei a Torino: hanno detto di no. Ho chiesto se potessero pagare il mio viaggio, mi hanno detto che Monaco e Torino non erano lontane e hanno detto di no. Una macchina per mia sorella maggiore? No. No, no, no. E in più vedo scendere il mio stipendio”.

Djetou PS

Alla fine la sua strada sarebbe stata diversa: verso un club di Serie A, ma non quella che sperava la società. Scelse il Parma. La Juve, comunque, in qualche modo c’entrava: i bianconeri avevano acquistato Lilian Thuram proprio dal club emiliano. Che per sostituirlo aveva scelto Djetou. Non proprio la stessa cosa, per voler usare un ricco eufemismo.

Una stagione, 37 presenze, due goal. Pochissime prestazioni convincenti, diversi problemi fisici. 10 milioni di cartellino quasi buttati al vento. Tanto che nell’estate 2002 sarebbe stato spedito al Fulham in prestito. Poi Nizza, Bolton. Senza mai più avvicinarsi lontanamente ai livelli che l’avevano portato ad essere considerato un top — anche se non è mai riuscito a giocare un grande torneo con la Francia, sfiorando soltanto il Mondiale.

Djetou ha fatto nuovamente parlare di lui quando, nel 2007, andò al braccio di ferro con il Parma per un presunto stipendio non pagato. Faccenda presto chiusa da un comunicato ufficiale che negava tutto. Falsini, suo compagno nel club emiliano nella stagione 2001/02, lo ricorda come “un culturista che giocava a calcio”, che ha avuto una marea di infortuni. Un altro modo per lasciare il segno.

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