Maestrelli e quella Pasqua maledetta: dallo scudetto della Lazio di Chinaglia al male incurabile

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Una Pasqua 'bassa' dal sapore agrodolce. Se il campo regala la gioia di un successo in trasferta - un altro sigillo che tiene la squadra biancoceleste aggrappata in classifica alla Juventus -, fuori dal rettangolo verde di gioco per la Lazio quella si trasformerà ben presto in una delle domeniche più nere della storia del club daò punto di vista extra sportivo. Una data marchiata a fuoco e un brutto ricordo che resta ancora oggi indelebile, a distanza di 46 anni.

Il calendario recita domenica 30 marzo 1975: è il giorno del successo per 2-1 della Lazio sul Bologna al 'Comunale', lo stadio che oggi ha preso il nome di 'Renato Dall'Ara'. Ma è proprio dopo la partita che arriva la brutta notizia. Nel viaggio di ritorno in pullman verso Roma, Tommaso Maestrelli avverte dolori e fitte allo stomaco. È il primo segnale diretto e l'inizio di un calvario per quello che per la Lazio del primo Scudetto rappresentava molto più di un allenatore.

La guida tecnica, certo, ma soprattutto un uomo saggio, un secondo padre, un fratello maggiore, un consigliere fidato. Maestrelli era tutto questo per quel manipolo di calciatori talentuosi e un po' folli. Una squadra spaccata in due - con da una parte Chinaglia, Wilson, Pulici, Oddi e Facco e dall’altra Martini, Re Cecconi, Frustalupi, Garlaschelli, Nanni - che il giovedì si affrontava puntualmente in vere e proprie battaglie all'ultimo goal e la domenica dimenticava tutto, tornando a lottare tutti insieme e difendere i colori della Lazio.

Arrivato alla guida della formazione capitolina il 7 luglio 1971, esattamente 50 anni fa, Maestrelli aveva portato in tre anni la Lazio dalla Serie B alla vittoria del primo storico scudetto, il 12 maggio 1974, nel giorno in cui l'Italia va al voto per il Referendum sul divorzio. Pisano di nascita e barese d'adozione, il 'Maestro' sa maneggiare con cura uno spogliatoio dall'alta carica esplosiva e gestirlo come meglio non si potrebbe. Un gestione perfetta, che porta i biancocelesti al primo tricolore a 74 anni dalla fondazione del club.

Quella domenica di Pasqua del 1975 segna, però, l'inizio di una nuova era in casa Lazio. Su consiglio del medico del club, il dott. Ziaco, il classe 1922 si sottopone il giorno seguente, lunedì 31 marzo, ad alcuni esami clinici. Il verdetto è terribile: tumore al fegato con metastasi estese allo stomaco.

Inizialmente la notizia non viene diffusa, ma in casa Lazio il clima di tensione avvolge la squadra in occasione della sfida casalinga contro il Torino del 6 aprile. I biancocelesti, reduci dal successo sul Bologna, ne risentono: all'intervallo gli ospiti sono avanti 2-0. Al rientro verso il tunnel, dagli spalti piovono fischi: di lì a poco accadrà qualcosa che nessuno si sarebbe immaginato. Tra le quattro mura dello spogliatoio, il luogo sacro per eccellenza per una squadra, qualche dirigente parla chiaro e racconta la nuda e cruda verità: per Maestrelli non c'è più nulla da fare. Davanti alla notizia, Chinaglia è paralizzato, mentre Frustalupi e Re Cecconi scoppiano a piangere. Al ritorno in campo, 'Long John' riapre il match con una rete, ma è solo un timido segnale isolato, prima di un finale a senso unico: alcuni calciatori della Lazio faticano a trattenere le lacrime in campo, mentre il Torino ha vita facile e ne fa addirittura 5.

Inizialmente i medici pronosticano al massimo tre mesi di vita a Maestrelli. La moglie Lina e la famiglia vengono sommerse dall'amore delle persone, che cercano in tutti i modi di offrire il loro aiuto. Una particolare cura su base scientifica permette al 'Maestro' di raddoppiare (e oltre) i mesi di vita rimasti. Tommaso sente la mancanza del calcio e dell'odore dell'erba del campo di Tor di Quinto, dove i suoi ragazzi continuano ad allenarsi. Lui continua ad osservarli dall'alto con il binocolo, dalla Collina Fleming in cui vive. Due chilometri in linea d'aria che sembrano infiniti.

Dopo il crollo nel finale di stagione, la Lazio si piazza al 4° posto nel campionato 1974/1975. Maestrelli è costretto a lasciare la panchina, con il suo posto che viene preso da Giulio Corsini. Ma le condizioni in miglioramento dopo l'estate e una situazione disastrosa dal punto di vista sportivo dei biancocelesti, costringono il presidente Umberto Lenzini a richiamare il 'Maestro' in panchina. È decisiva la sconfitta contro l'Ascoli del 30 novembre 1975: Corsini viene esonerato, Tommaso torna a Tor di Quinto ad allenare la Lazio.

Con la squadra notevolmente indebolita rispetto a un anno prima e la necessità di fare punti per evitare la retrocessione, Maestrelli lancia due ragazzi provenienti dalla Primavera: un difensore molto elegante, Lionello Manfredonia, è un attaccante implacabile, Bruno Giordano. Ad aprile, ed esattamente dopo una sfida casalinga contro il Torino, la Lazio perde il suo simbolo e la sua guida: 'Long John', Giorgio Chinaglia, decide di lasciare la Capitale e trasferirsi negli Stati Uniti per vestire la maglia dei New York Cosmos. Un duro colpo - l'ennesimo - per l'ambiente e per Tommaso Maestrelli.

Al termine della stagione, il 'Maestro' porta a casa una clamorosa salvezza: con il 4-0 sul Milan e il pari a Como all'ultima, la Lazio si guadagna la permanenza in Serie A. Un'altra impresa per Maestrelli, che dopo il match di Coppa Italia contro il Genoa del 26 giugno 1976 lascia definitivamente la panchina biancoceleste.

Nelle settimane successive, Maestrelli esce di scena e fa perdere le sue tracce. Non si parla più di lui, fino al 28 novembre 1976. A Roma c'è il derby e non è mai una domenica come le altre. A vincere è la Lazio con una rete di Bruno Giordano, che con un'azione personale salta metà difesa giallorossa e batte Paolo Conti. Un successo che porta la firma (e i guantoni) di Felice Pulici, che qualche tempo dopo racconeterà:

"È stata la più grande prestazione della mia carriera. Parai tutto quello che potevo parare. Probabilmente, anche se avessimo giocato per due giorni di fila, i romanisti non mi avrebbero fatto gol. Fu un derby molto particolare anche sotto il punto di vista emotivo".

Dopo il fischio finale, Pulici si presenta ai microfoni di Radio Rai e dice di voler "dedicare la vittoria a...", ma si ferma, senza pronunciare quel nome, prima di scoppiare in un fragoroso pianto. Il destinatario è chiaro. Per Maestrelli quella è l'ultima gioia sportiva: dopo l'abbraccio della squadra dopo il derby, entra in coma e muore il 2 dicembre.

A 45 anni dalla sua scomparsa, Tommaso Maestrelli - che oggi avrebbe compiuto 99 anni - è ancora oggi una delle figure che più fa battere il cuore ai tifosi della Lazio. "Su c'è er Maestro che ce sta a guardà!" recita una delle canzoni scritte da Aldo Donati e dedicate alla squadra biancoceleste. Un omaggio a un personaggio che ha segnato la storia del club ed è diventato un simbolo grazie alla sua eleganza, alla personalità e a quelle doti di allenatore-guida che gli hanno permesso di entrare per sempre negli annali non solo della società capitolina ma del calcio italiano.