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Lazio-Barcellona, storia di una partita che non si giocò mai

13:20 CEST 20/06/20
Chinaglia
Nella Coppa UEFA 1975/1976, la Lazio si rifiutò di ospitare il Barcellona in segno di protesta contro il regime dittatoriale franchista.

Calcio e politica, un binomio da sempre legato a filo più che doppio, un filo che però molte volte ha ingarbugliato le cose invece di semplificarle. La storia che vi raccontiamo oggi è quella di una partita che non si giocò mai, per un evolversi degli eventi difficile da comprendere per chi non ha vissuto gli anni’70: Lazio-Barcellona, secondo turno della Coppa UEFA 1975/76.

Occorre creare un minimo di contesto, sportivo ed extrasportivo. Lazio e Barcellona, dopo aver vinto i rispettivi campionati nel 1974, hanno preso strade abbastanza diverse. La Lazio, tanto per iniziare, non ha potuto giocare la prima Coppa dei Campioni della sua storia: colpa degli incidenti scoppiati nel ritorno dei 16mi di Coppa UEFA 1973/74 contro l’Ipswich Town: guerriglia dentro e fuori lo stadio, un anno di squalifica UEFA per i biancocelesti. Il Barcellona invece si gode Johan Cruyff, abituandosi a un certo tipo di gioco e di filosofia anche se il trofeo successivo arriverà solamente nel 1978, con la Coppa del Re.

Al di fuori dell’aspetto sportivo, l’Italia è nel pieno dei cosiddetti “Anni di piombo”, ovvero un periodo in cui la violenza di piazza, la lotta armata e il terrorismo sono all’ordine del giorno. Per rendere l’idea, il 22 ottobre 1975 tre poliziotti – Armando Femiano, Giuseppe Lombardi e Gianni Mussi – vengono uccisi a Viareggio in uno scontro a fuoco con due terroristi appartenenti alla Lotta Armata per il comunismo; il 29 ottobre viene ucciso dalle Brigate Rosse l’attivista del MSI Mario Zicchieri; il 30 ottobre militanti di estrema destra uccidono Antonio Corrado, la cui unica colpa è di essere scambiato per un militante di Lotta Continua; il 2 novembre, a Ostia, verrà ucciso Pier Paolo Pasolini.

In questo clima, il 25 ottobre è in programma Lazio-Barcellona di Coppa UEFA. La tensione politica viene aumentata ulteriormente dalle notizie che giungono da circa un mese dalla Spagna: il 27 settembre infatti il regime franchista ha eseguito mediante fucilazione (metodo preferito all’ultimo momento rispetto alla “tradizionale” e barbara garrota) cinque condanne a morte per altrettanti oppositori del regime. I loro nomi sono José Humberto Baena, José Luis Sánchez Bravo, Ramón García Sanz (militanti del FRAP), Juan Paredes Manot (Txiki) e Ángel Otaegui (appartenenti alla formazione ETA).

Inascoltate le richieste di grazia provenienti da tutto il mondo, papa Paolo VI compreso, scatta una fortissima reazione antifranchista, sia in Spagna dove 200mila persone scendono in piazza in occasione dello sciopero generale, sia nel resto d’Europa, in particolare in Italia, dove i portuali di Genova arrivano a boicottare le navi spagnole. Il sentimento generale è quello di isolare la Spagna franchista in ogni modo: quando la Lazio viene sorteggiata con il Barcellona, apriti cielo.

Teniamo presente una cosa: il boicottaggio sportivo per ragioni politiche era assai diffuso negli anni’70. Il Sudafrica razzista era escluso da tutte le competizioni sportive internazionali, mentre l’Unione Sovietica di fatto rinunciò ad andare al Mondiale 1974 per non voler giocare lo spareggio contro il Cile di Pinochet, e fece lo stesso nel tennis in Coppa Davis nel 1976: il Cile, qualificato in finale a tavolino, affrontò l’Italia, che andò a Santiago dopo un lungo e pesantissimo dibattito politico, salvo poi vincere la prima e unica “insalatiera” della sua storia.

Rileggendo le cronache dell’epoca, si capisce quanto forte sia stata la pressione nei confronti del presidente biancoceleste Lenzini affinchè non si giocasse la partita, inizialmente prevista per il 25 ottobre. Il 9 ottobre i giornali riportano gli “schieramenti”: i giocatori della Lazio vogliono giocare, la società no, la UEFA minaccia una maxi squalifica mentre il Barcellona è pronto a chiedere alla Lazio il risarcimento del mancato incasso. Non solo: i catalani – per paradosso, la squadra più dichiaratamente antifranchista di Spagna – cercano un albergo a Roma per la trasferta, ma trova solo rifiuti. Nessuno li vuole ospitare.

Di fatto, si ritiene una certezza il fatto che scoppierebbero incidenti gravi e incontrollabili dentro e fuori lo stadio, nel caso la partita si giocasse. In tutto questo, la FIGC non prende posizione e scarica tutto sulla Lazio: “E’ una manifestazione per club, sta alla Lazio decidere”. Notare che Artemio Franchi, presidente federale, è anche presidente della UEFA, ma in questo momento si rifugia in dichiarazioni in “politichese” senza prendere una posizione pubblica e in definitiva senza dare un grande aiuto alla Lazio. Che il 18 ottobre, una settimana prima della partita, prende infine la decisione finale: rinuncia a giocare la partita, con conseguente 0-3 a tavolino.

Le motivazioni di Lenzini, per quanto logiche e legittime, appaiono incredibili: “Giocando si sarebbe corso il rischio di qualche incidente molto grave che avremo avuto sulla coscienza, senza contare una sicura squalifica che ci avrebbe tolto dalle competizioni internazionali chissà per quanto tempo”. In pratica si trova a dover scegliere tra una rinuncia oggi e una sicura squalifica domani.

Una situazione a posteriori gestita malissimo, anche perché la Lazio sarà l’unica avversaria di squadre spagnole a rifiutarsi di giocare in Coppa: il Derby County (in Coppa Campioni contro il Real Madrid), l’Eintracht Francoforte (contro l’Atletico Madrid in Coppa delle Coppe) e il Liverpool (in Coppa UEFA contro la Real Sociedad) non si faranno alcun problema nel giocare.

Non solo: due settimane dopo la Lazio sarà costretta ad andare comunque a giocare il ritorno al Camp Nou con il solo scopo di tutelare l’incasso del Barcellona, che aveva già venduto i biglietti. Vincerà 4-0 il Barcellona, ma sin dall’inizio la UEFA aveva chiarito: avendo rinunciato a giocare la gara d’andata, la Lazio era già eliminata in partenza, anche se per assurdo avesse vinto per 4-0.

L’incredibile situazione dell’ottobre 1975 contribuirà a far calare il sipario sul grande ciclo della Lazio di Maestrelli e Chinaglia, con quest’ultimo che andrà in primavera ai Cosmos senza nemmeno finire la stagione. Francisco Franco morirà invece il 20 novembre 1975, appena un mese dopo Lazio-Barcellona all’Olimpico, la partita che non si giocò mai. E che curiosamente, da allora non si è mai più giocata.