gundogan(C)Getty Images

La rinascita di Gündogan: l'ex talento del Dortmund diventato star del City

Tra i giocatori nel giro della nazionale tedesca, non c’è nessuno che a livello di club quest'anno abbia segnato più di Ilkay Gündogan. Né Werner né Sané, nemmeno Gnabry e neanche Thomas Müller, che dal giro ci è uscito ma ci sta per rientrare. Il classe 1990 del Manchester City ha già 16 goal all'attivo. Miglior marcatore tedesco nei top campionati europei. Per lui che di mestiere fa il centrocampista, sono numeri sorprendenti. Sicuramente, non per il talento. Quello si è sviluppato tra Norimberga e Borussia Dortmund. Ed era evidente.

A 30 anni, il centrocampista di origini turche sta vivendo una vera seconda giovinezza. Dal punto di vista fisico, prima di tutto: i problemi di infortuni che lo avevano tormentato nel suo primo anno al City e nelle ultime stagioni in Bundesliga sembrano ormai solo un lontano ricordo. E il rendimento vien da sé. Anche se questi numeri stupiscono tanti, ma non tutti.

A Dortmund infatti aveva occasionalmente giocato in posizione più avanzata, quasi da trequarti. In una posizione in cui per la verità i gialloneri sono sempre stati discretamente coperti, prima con Mario Götze e poi con Marco Reus, insieme nella stagione 2012/13 conclusa con la sconfitta in finale di Champions. Nella quale in goal, dal dischetto, ci è andato proprio Gündo.

Champions League: Borussia Dortmund - Bayern Munich, Ilkay GundoganGetty

Il classe 1990 al Westfalenstadion veniva più spesso impiegato tra i due mediani del 4-2-3-1, per sfruttare meglio le sue doti di palleggio. Anche perché il suo lato di realizzatore lo aveva sempre tenuto abbastanza nascosto, o quantomeno non era mai riuscito a esprimerlo. Tanto che le sue migliori stagioni in termini di goal erano state la sua seconda e terza in Inghilterra: 6 reti nel 2017/18 e nel 2018/19, considerando tutte le competizioni. Quest’anno si è superato: è appena iniziato il mese di aprile, ma il totale delle sue reti è già di 16. Prima stagione in doppia cifra in assoluto.

Due goal in Champions a ottobre. Da dicembre in poi, il cambio di passo in Premier League: il primo il 15 dicembre, poi a ruota tutti gli altri. Timbrando anche nel ritorno di Champions contro il Gladbach. Fino a un sorprendente totale di 15. Nessuno meglioo di lui nel Manchester City di Guardiola in termini di realizzazioni. Un centrocampista che garantisce i goal di un attaccante. Sterling è a 13, Gabriel Jesus a 12, Foden a 11, Mahrez a 10. Gündogan davanti a tutti. Peraltro, senza rigori: ne ha calciati soltanto due in tutta la stagione, uno segnato all’Aston Villa e l’altro sbagliato contro il Liverpool.

Il numero 8 era stato uno dei ‘regali’ del City a Guardiola appena arrivato. Veniva da anni difficili, da infortuni che ne avevano compromesso il rendimento tra il 2013 e il 2014 e gli avevano anche fatto saltare il Mondiale. Poi si è ripreso. Finora però mai aveva mantenuto questo rendimento. In Inghilterra se lo coccolano e anche in Germania si godono il suo stato di forma: con l’Europeo alle porte, un Gündogan così può rappresentare un’arma in più anche a livello offensivo. I due goal segnati nelle partite di marzo con la Mannschaft a Duisburg lo dimostrano.

Sembra quasi uno scherzo del destino che proprio quest'anno, nella sua miglior stagione di sempre, l'urna di Nyon lo abbia messo di fronte al Borussia Dortmund, il club che lo ha reso grande. Nel quale però non si era mai riuscito a imporre come vera e propria star. Era 'uno dei tanti' giovani tedeschi che in quel periodo crescevano sotto Jürgen Klopp. Schmelzer, Götze, Hummels, Reus. Eccezion fatta per il secondo, nei quarti di finale di Champions League si troverà contro gli altri tre. Solo gli ultimi due saranno in campo. La star, però, sarà lui. Esploso lontano da Dortmund, ma con il BVB sempre nel cuore.

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