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Ante Rebic, AC MilanGetty

La rinascita di Rebic: da oggetto misterioso a star del Milan

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Una svolta così non se l'aspettava nessuno. Forse neanche lui. Eppure Ante Rebic è passato dall'essere un oggetto misterioso al confermarsi uomo chiave del Milan nel giro di un mese. Dalla sostituzione nell'intervallo della sfida Udinese, quando ha preso il posto di Giacomo Bonaventura sulla corsia sinistra, la stagione del croato è cambiata. Quello che sembrava a tutti gli effetti un acquisto flop è diventato un uomo chiave, quasi ai livelli di Donnarumma, capitan Romagnoli e di Zlatan Ibrahimovic. Anzi, forse ancora più dello svedese, se ci limitassimo alle statistiche dei goal.

Il classe 1993, secondo i dati Opta, ha realizzato la metà dei goal che il Milan ha segnato nel 2020 in Serie A: 5 su 10 totali nell'arco di 6 partite, giocandone soltanto tre da titolare. Tutti nelle ultime 5. Mediamente segna un goal ogni 68 minuti. Considerando tutte le competizioni, la svolta è ancora più evidente: è entrato in 7 negli ultimi 13 goal (6 reti, 1 assist). Nei precedenti 21 stagionali dei rossoneri, invece, non era mai riuscito a mettere lo zampino: zero goal e zero assist nelle 7 presenze complessive, di cui soltanto una da titolare in Serie A.

La svolta per Rebic, come per tutto il Milan, è stata con l'arrivo di Zlatan Ibrahimovic. In altre parole: la presenza di un riferimento offensivo intorno a cui muoversi e che potesse aprire gli spazi. Una caratteristica che il giocatore croato ha sempre avuto, anche all'Eintracht Francoforte e nella Croazia. In quel caso gli attaccanti erano Mario Mandzukic e Sebastien Haller, giocatori tecnici, con cui Rebic sapeva dialogare e soprattutto attorno a cui si muoveva perfettamente negli spazi. Con Ibra l'intesa è subito scattata: il croato, nonostante parta da sinistra, sa leggere i suoi movimenti come nessuno ancora nella squadra di Stefano Pioli.

In più c'è l'ottima combinazione di movimenti con Theo Hernandez, a cui Rebic apre la fascia. Pioli aveva già toccato il punto dell'intesa tra i due esterni di sinistra nelle scorse settimane, ricordando che all'ex Real Madrid serve la fascia 'libera' per arrivare fino in fondo e sprigionare la sua potenza in velocità. I due si sono trovati alla perfezione in fase offensiva, in attesa di lavorare al meglio anche in non possesso. Due giocatori per certi versi anarchici, che rappresentano il motore del Milan.

Ante Rebic - Milan TorinoGetty

Dopo gli anni a giocare da seconda punta e, in generale, in posizione centrale nel 3-4-1-2 (o 3-4-2-1) dell'Eintracht Francoforte prima di Kovac e poi di Hütter, Rebic è tornato ad adattarsi in un ruolo che sembrava non appartenergli più, se non con la nazionale croata, dove dava però un'interpretazione anarchica del ruolo di ala. Spesso lasciava la fascia per cercare strappi per vie centrali, visto che è più avvezzo al goal che all'assist: i suoi strappi centralmente sono stati un fattore, meno sulle corsie. Con o senza palla, con la stessa freddezza quando arriva in zona goal.

Al Milan la tendenza non è cambiata, ma l'aumento dell'intensità del gioco di squadra gli ha permesso di avere più spazio per muoversi nelle sue zone di campo preferite. Quelle che prima solitamente erano intasate, ora si sono più aperte. Grazie a Ibrahimovic, sì, ma in generale grazie al Milan. Un contesto perfetto nel quale Rebic, usando le parole di Pioli, si è rigenerato da solo, fino a ritrovare sé stesso e diventare un perno per la sua squadra.

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