Pubblicità
Pubblicità
Chris Kirkland LiverpoolGetty

La dipendenza da antidolorifici e il suicidio sfiorato: "Stavo per saltare", il dramma di Kirkland

Pubblicità

Dietro a ogni professionista, nello sport, c'è sempre un uomo: su questo non solo non possono esserci dubbi, ma ci deve essere la giusta attenzione, anche e soprattutto quando si parla dei calciatori in termini sprezzanti.

Il caso di Chris Kirkland, ex portiere del Liverpool e della Nazionale inglese, è uno dei tanti venuti a galla nel corso degli altri e strettamente collegati al tema della depressione e dei suoi effetti.

La sua storia, comunque, è assai particolare, ma offre spunti molto importanti in chiave futura, anche nell'analisi di una tematica spesso sottovalutata: quella dell'uso dei farmaci.

"Stavo per saltare dal tetto ma ho sentito Leeona e Lucy (moglie e figlia, ndr.) tirarmi indietro".

Intervistato dal Times, l'ex calciatore, che si è ritirato nel 2016 e che dal 2017 ha ricoperto il ruolo di preparatore dei portieri del Port Vale, ha raccontato la sua esperienza drammatica vissuta nel corso degli ultimi anni di carriera.

Facciamo un passo indietro e riassumiamo brevemente la sua storia calcistica: cresciuto nel Coventry City, si trasferisce al Liverpool nel 2001, rimanendo ai Reds fino al 2005, quando viene girato in prestito prima al West Bromwich, poi al Wigan.

Al Liverpool vince la Champions League, quella conquistata contro il Milan, ma non trova praticamente mai spazio, complici diversi infortuni: ecco, la tematica è questa. Il suo rapporto con i guai fisici non è stato sano.

Il problema più grosso, nella sua carriera, è stato quello alla schiena, che lo ha fermato in più circostanze: da qui l'assunzione di antidolorifici e l'effetto più grande, la dipendenza da essi.

Ai tempi del Wigan ha iniziato a soffrire di spasmi continui, ma è dalla seconda stagione allo Sheffield Wednesday che la situazione è radicalmente cambiata: quando, cioè, ha iniziato ad assumere ogni giorno i farmaci che, in termini numerici, superavano di sei volte la dose prescritta, come raccontato da Kirkland.

"Sono stato sotto l'effetto di antidolorifici per otto anni e mezzo negli ultimi dieci anni di carriera, finendo in riabilitazione", racconta su Twitter.

Nel 2016, per far fronte al continuo dolore, il portiere acquista farmaci provenienti dall'India, esasperando la situazione già abbastanza drammatica.

"È stata l'esperienza più brutta che abbia mai avuto in vita mia. Ero violentemente malato, sono andato a letto e la mattina dopo li ho rovesciati tutti nello scarico".

Per questo motivo, nello stesso anno, e dopo l'episodio del tentativo di suicidio accaduto nell'estate del 2016, Kirkland e il Bury hanno deciso di separarsi, con l'ex Reds che ha appeso gli scarpini al chiodo.

Il racconto di Kirkland, comunque, non è casuale, anzi: l'intento del portiere è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica, ma anche i colleghi che fanno costante uso di antidolorifici.

"Ci sono giocatori che non usciranno allo scoperto e non dicono nulla perché hanno paura delle ripercussioni, che vengono pagati a gettone di presenza, non tanto ai massimi livelli, ma in Football League One e Two", spiega.

Lo hanno tenuto e trattenuto dal gesto definitivo: moglie e figlia sono stati fondamentali per la vita di Kirkland, ma la tematica è tanto importante, quando sottovalutata. Il suo caso potrebbe cambiare le cose, però.

Pubblicità