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Kewullay ContehGetty Images

Kewullay Conteh, la storia mai nata con l'Atalanta: prima l'epatite, poi la malaria

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Kewullay Conteh è stato un vero e proprio giramondo del calcio italiano. I più giovani appassionati di calcio sicuramente non lo conosceranno, ma per chi ha un po' di anni in più sulle spalle, Conteh rappresenta uno di quei giocatori impossibile da non memorizzare.

Compravi le figurine dei calciatori e lo trovavi sempre, un anno con la maglia dell'Atalanta, un altro con la maglia del Chievo, poi con quella rosanero del Palermo, fino a quella verde del Venezia.

Tra gli anni 90 ed i primi del 2000, Kewullay Conteh ha girovagato per l'Italia, da nord a sud, da Serie A a Serie B, passando per le categorie più basse del calcio italiano negli anni più recenti.

Ma, al netto delle doti sportive, dei contrasti con gli attaccanti avversari e di qualche goal messo a segno, di Kewullay Conteh il grande pubblico si ricorda soprattutto per una curiosissima e sfortunatissima esperienza con l'Atalanta.

Torniamo con la mente al 1995, anno in cui l'Atalanta lo acquista dallo Spånga, squadra svedese. Ma cosa ci fa un 18enne della Sierra Leone in Svezia? Semplice, prova a sfondare nel calcio che conta, a farsi vedere in Europa.

E Conteh riesce proprio in questo intento, facendo breccia nel cuore dell'Atalanta. La Dea è convinta di aver fatto un grande colpo, si tratta di uno dei tre giocatori stranieri in quella rosa nerazzurra: gli altri due sono Paolo Montero e José Herrera.

È l'Atalanta di Mondonico, la prima in Serie A del presidente Ivan Ruggeri. Una squadra allestita per fare bene, che infatti alla fine porta a casa un discreto 13esimo posto. C'è anche un giovanissimo Christian Vieri e anche un ispiratissimo Domenico Morfeo, autore di 11 goal in quel campionato.

Ma Kewullay Conteh di quella squadra sarà solo una comparsa, una meteora che sfiora l'impatto e poi scompare nel vuoto senza quasi lasciare traccia. Nonostante la sua giovanissima età, Mondonico lo butta nella mischia contro la Fiorentina a Firenze.

Gioca a sorpresa anche la partita successiva, contro la Lazio di Signori che però rifila tre goal alla Dea. Sembra l'inizio di una grande avventura per Conteh, ed invece si rivelerà già tutto finito.

Il motivo? Il difensore della Sierra Leone scopre di avere l'epatite delta. Nei mesi successivi smette ovviamente di giocare e va in contro a tantissimi mesi di cura, con l'Atalanta che lo cura a sue spese.

L'anno dopo torna in Svezia a cercare fortuna, al Café Opera, ma il Chievo non ci pensa due volte e lo riporta in Italia la stagione successiva. Diventa il primo straniero della storia del club e disputa tre ottime stagioni a Verona.

Comincia a girare l'Italia e si mette in mostra in Serie A con la maglia del Venezia, poi il salto in alto con il Palermo, con cui disputa anche quattro partite di Coppa UEFA. Altro trampolino di lancio? Macché, solo un'altra illusione di felicità duratura.

Lo riprende di nuovo l'Atalanta nel 2006, a distanza di più di dieci anni dalla prima volta. Le due parti hanno l'amaro in bocca per come è andata la prima avventura e non si danno pace, vogliono che in qualche modo la storia d'amore sbocci finalmente.

Ed è qui, a novembre, che succede l'imponderabile: dopo la prima presenza alla prima giornata di campionato contro l'Ascoli, contrae la malaria dopo un viaggio in Sierra Leone per una partita della sua nazionale contro il Mali. Il giocatore si cura e, anche in questo caso, si salva.

Finisce qui, a settembre, la sua seconda avventura con la maglia dell'Atalanta. Una storia d'amore che non era destinata ad esplodere. L'anno dopo vola infatti dai cugini dell'AlbinoLeffe, con cui disputa due ottime stagioni di Serie B.

Poi i soliti anni passati a girare l'Italia, fino ad oggi, quando all'età di 43 anni, Conteh si diverte ancora a giocare a livello dilettantisco, per l'ASD Bagnatica, squadra di un piccolo comune alle porte di Bergamo.

Bergamo, che ritorna ancora una volta nella sua vita, ma sempre e solo da lontano, senza mai toccarsi con decisione: Conteh tutt'ora vive vicino alla città dell'Atalanta, a Grassobbio. Evidentemente non era destino...

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