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Serie A

L’Inter, le lacrime e il Mondiale 2002 tra furto ed exploit: il lungo viaggio di Khalilou Fadiga

08:30 CEST 14/06/21
Fadiga GFX
La storia del centrocampista senegalese, protagonista del Mondiale 2002 e acquistato dall’Inter senza mai giocare per un problema cardiaco.

Un percorso lungo e tortuoso, in cui panorami meravigliosi si alternano a tratti di livello estremo di difficoltà - anche per piloti professionisti - nel cuore del deserto. La Parigi-Dakar è un concentrato di emozioni, proprio come la carriera di Khalilou Fadiga. Una gara su tragitto inverso rispetto a quello percorso del centrocampista classe 1974, che all’età di sei anni ha lasciato il Senegal per trasferirsi in Francia. Due paesi nel destino di Khali: in una sera d’inizio estate del 2002, il numero 10 dei Leoni della Teranga brilla sotto gli occhi del mondo intero contro la nazionale del paese che lo ha adottato e gli ha permesso di vivere un sogno con i primi calci al pallone fino ai grandi palcoscenici del calcio internazionale, come quel Mondiale in Corea del Sud e Giappone.

Una rete di Bouba Diop, scomparso prematuramente all’età di 42 anni lo scorso novembre a causa di un male incurabile, regala il successo al Senegal di Metsu nella gara inaugurale della Coppa del Mondo 2002. 90 minuti memorabili per il popolo senegalese, l’esordio di un cammino incredibile fino ai quarti di finale che rappresenta una pietra miliare nella storia del calcio se si parla di squadra in grado di stupire e stravolgere ogni pronostico. A ricoprire il ruolo di leader tecnico di quel Senegal c’è Khalilou Fadiga, centrocampista dell’Auxerre. Metsu si affida alla sua fantasia e alla sua personalità per guidare i Leoni della Teranga verso un altro risultato storico, a pochi mesi dal secondo posto in Coppa d’Africa.

Se in campo fa dell’estro una delle sue doti migliori, il centrocampista dimostra di essere ‘immarcabile’ anche fuori dal campo. A pochi giorni dal match contro la Francia, Fadiga viene fermato dalle autorità di Daegu, in Corea, per il furto in una gioielleria di una collana d’oro dal valore di poche centinaia di dollari. Una bravata che lo stesso calciatore definisce uno scherzo e che, per sua fortuna, viene giudicata tale anche da Lee Seung-Yol, proprietario dell’attività commerciale. Lee decide di non denunciare Fadiga e gli invia una lettera per augurargli buona fortuna in occasione del Mondiale con un maialino d’oro in regalo, simbolo di buon auspicio secondo la cultura sudcoreana.

La Coppa del Mondo 2002 in Corea del Sud e Giappone rappresenta il momento più alto della carriera di Khalilou Fadiga. Dopo aver tirato i primi calci al pallone nelle giovanili del Paris Saint-Germain, il giovane senegalese veste la maglia del Red Star 93, club parigino che milita nelle serie inferiori del calcio francese. Successivamente il passaggio in Belgio, dove inizia a giocare con continuità: prima il RFC Liège e poi il Lommel fino alla grande chiamata. Il Club Brugge decide di acquistarlo: alla sua prima stagione, Fadiga è protagonista nella vittoria del titolo nazionale. Con la squadra belga arriva il debutto in Coppa UEFA e nei turni preliminari di Champions League: il percorso del classe '74 culmina con la chiamata del Senegal, arrivata nel 2000.

15 gol e 25 assist in 83 presenze. I numeri di Fadiga a Bruges parlano chiaro. Ma nel suo destino c'è sempre la Francia. A gennaio 2001 si fa avanti l'Auxerre, che decide di riportarlo nel paese che rappresenta la sua seconda casa e regalargli la possibilità di realizzare il sogno di debuttare in Ligue 1. All'AJA, il senegalese forma una coppia straordinaria con Djibril Cissé e nel contempo consolida il ruolo di leader della nazionale senegalese. Dopo l'exploit in Coppa d'Africa con la sconfitta ai rigori contro il Camerun (Fadiga segna il secondo penalty nella lotteria finale dopo lo 0-0 nei 120 minuti), per i Leoni della Teranga arriva l'opportunità del Mondiale.

Dopo il successo all'esordio sulla Francia, la squadra di Metsu ottiene due pareggi contro Danimarca (1-1) e Uruguay (3-3) nel Gruppo A, conquistando il pass per gli ottavi. Fadiga mostra tutto il suo talento già nel match contro i transalpini, mandando a spasso il povero LeBouef prima di colpire la traversa della porta difesa da Barthez. Contro la Danimarca, il numero 10 guida il contropiede dell'1-1 di Diao, mentre nella sfida con l'Uruguay il calciatore dell'Auxerre trasforma con freddezza un calcio di rigore, spiazzando il portiere avversario Carini. Squalificato contro la Svezia, nel 2-1 dei Leoni della Teranga, Fadiga torna contro la Turchia ma è costretto ad arrendersi - insieme ai suoi compagni - davanti alla rete realizzata nei supplementari da Ilhan.

Un cammino straordinario che ha rappresentato il momento di massimo splendore nella carriera di Fadiga, ma che ha rischiato di non essere mai vissuto. Il calciatore ha rivelato qualche tempo dopo di aver ricevuto una proposta da parte dall'ex Primo Ministro Jean-Luc Dehaene e dell'ex calciatore e allenatore Eric Gerets di giocare per il Belgio, nel periodo in cui Georges Leekens era il commissario tecnico, tra il 1997 e il 1998.

"Mi invitarono a vestire la maglia dei 'Diavoli Rossi' ma non ci pensai nemmeno un secondo – ha spiegato Fadiga -. Volevo giocare per la terra dei miei genitori, dei miei nonni, dei miei antenati. Non ho avuto dubbi nemmeno per un secondo".

Il 2002 è un anno incredibile per Fadiga. Al termine del Mondiale, il senegalese - protagonista della vittoria della Coupe de France con l'Auxerre a Saint Denis contro il Paris Saint-Germain - riceve la chiamata dell'Inter. Il club nerazzurro, reduce da una stagione sportivamente disastrosa con lo scudetto perso al fotofinish il 5 maggio nel duello a distanza con la Juventus, deve ricostruire e decide di puntare sull'ala senegalese, superando la concorrenza di Arsenal, Liverpool e Bordeaux. L'allenatore dell'AJA Guy Roux stenta a credere alle parole di El Hadji Diouf, che gli rivela la trattativa tra Fadiga e il club meneghino, ma deve arrendersi davanti al comunicato ufficiale del 9 luglio. Il numero 10 del Senegal, protagonista di un Mondiale straordinario, diventa a tutti gli effetti un calciatore dei nerazzurri.

All'arrivo a Milano, Fadiga “non vede l'ora di iniziare la nuova avventura" ma ben presto il sogno si trasforma in incubo. Durante le visite mediche di rito, i medici dell'Inter riscontrano un problema cardiaco: il battito è irregolare. La dirigenza decide di proseguire col tesseramento, dimostrando di puntare fortemente sul calciatore. "Sinceramente non capisco cosa stia succedendo, non ho nulla da nascondere" dichiara Fadiga. In 48 ore lo scenario cambia: dopo attente valutazioni dei cardiologi, Khali viene fermato. Per i medici il problema potrebbe addirittura causargli un arresto cardiaco.

Alla notizia dello stop, Fadiga scoppia a piangere in ginocchio davanti a Branca e Moratti. L'avventura all'Inter finisce prima di iniziare. In quella stagione, il senegalese non viene aggregato al gruppo durante il ritiro e non debutta con la maglia nerazzurra e dopo un delicato intervento al cuore negli Stati Uniti il suo contratto viene rescisso. E pensare che nella stagione precedente, il calciatore ha disputato oltre 50 partite tra Auxerre e Senegal…

Fadiga riparte dal Bolton di Allardyce ma nell'ottobre 2004 sviene a bordo campo in occasione di un match di Carling Cup contro il Tottenham. Altro intervento al cuore per il senegalese, a cui viene inserito un defibrillatore. L'ex numero 10 dei Leoni della Teranga viene esortato ad appendere gli scarpini al chiodo, ma la passione lo spinge a non ascoltare il consiglio dei medici. Torna in campo col Bolton, prima di vestire le maglie di Derby County e Coventry in Inghilterra. Successivamente, Fadiga decide di tornare insieme alla famiglia in Belgio: Gent, Beerschot e KSV Temse prima di dire definitivamente stop al calcio giocato.

Nonostante le presenze col contagocce nell'ultimo periodo della carriera, l'amore di Fadiga per il calcio continuava ad essere lo stesso di quando da bambino dava i primi calci al pallone tra le vie di Parigi. Khalilou ha promesso di percorrere in bicicletta il tragitto dal Belgio a Dakar in caso di un’ultima convocazione in nazionale, ma in Senegal è un suo grande tifoso a raggiungerlo in sella a una mountain bike. Samba Gningue, fan dell'ex Auxerre e presidente del 'Fadiga Fan Club' della città di Tambacounda, ha deciso di percorrere oltre 400 chilometri e incontrare il suo idolo: "Amo Khali: è il mio eroe perché è da sempre orgoglioso di rappresentare il Senegal". Il gesto del tifoso ha commosso Fadiga, che lo ha ospitato in un hotel a 5 stelle a Dakar.

Dopo il ritiro, Fadiga ha confermato di essere un personaggio eclettico anche fuori dal campo. Oltre a varie attività commerciali nel settore alimentare, oggi l'ex numero 10 del Senegal svolge il ruolo di opinionista tv, ambasciatore Unicef per il Senegal, senza dimenticare il ruolo di agente del figlio Noah. Nato nel 1999 durante l'esperienza di papà Khalilou a Bruges, il 21enne ricopre il ruolo di terzino destro nell'Heracles Almelo, club di Eredivisie. Nel 2017 i gol a Genoa e Juventus nella 69esima edizione del Torneo di Viareggio sono stati il biglietto da visita del figlio d'arte con l’Italia: chissà che non possa essere lui ad esaudire il sogno di papà Khali di giocare in Serie A.