La prima settimana di aprile, per l'Inter di Simone Inzaghi, in Serie A è stata ai limiti del concetto di "terribile": la combo terza sconfitta consecutiva-pareggio beffa all'Arechi contro la Salernitana avevano fatto scivolare i nerazzurri al sesto posto. Ma in questo campionato folle non v'è alcuna certezza, evidentemente.
In un mese il mondo dell'Inter si è capovolto: anzi, è stato capovolto dall'uomo che più tra tutti era finito sul banco degli imputati. Romelu Lukaku, al di sotto delle aspettative per praticamente tutto il resto della stagione e uomo-simbolo delle sfide proprio con Fiorentina e Salernitana.
I suoi due errori, a San Siro e all'Arechi, vengono puntualmente e ancora diffusi sui social: scene che con il "Big Rom", quello allenato da Antonio Conte, che ha riportato lo Scudetto ai nerazzurri, insomma quello vero non c'entrano nulla. Eppure.
Eppure eccole, ci sono: Lukaku è stato questo, in una stagione stranissima. Serviva la svolta: e la svolta di Empoli, al Castellani, alla fine è stata reale, concreta.
La doppietta contro i toscani ha fatto scattare qualcosa nella testa e nelle gambe dell'attaccante belga che, adesso, è un giocatore nettamente differente rispetto a quello visto fino ad appena un mese fa, affaticato e un po' "perso" in un rendimento non eccezionale.
Quindi, in numeri: due goal e un assist contro l'Empoli, due assist contro la Lazio e una rete, pesante, contro la Roma nello scontro diretto per la corsa alla prossima Champions League. Ah, sì: l'altra competizione che lo ha visto protagonista, ma in questo caso in positivo, con le reti a Porto e Benfica.
L'altro dato è emblematico: da inizio aprile nessun giocatore è stato coinvolto in più goal in campionato di Lukaku e Martinez (pari con Boulaye Dia). La "Lu-La", che si è ripresa l'Inter.
E che l'ha ribaltata, capovolgendo il suo mondo, alla vigilia di un Derby che per Lukaku può essere quello della conferma definitiva del suo ritorno: tardivo? Sì, ma importantissimo.
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