Dal centro storico ai grattacieli, dal sole alle nuvole, dal Golfo alle petroliere. Più semplicemente, da Napoli a Dalian. Marek Hamsik un anno e mezzo fa decide di cambiare, volando in Cina dopo una vita in azzurro.
Undici stagioni e mezzo non si dimenticano, uno slovacco che scrive la storia in Campania è difficile da immaginare, ma a febbraio 2019 Marek dice basta. Col pieno di emozioni fatto sotto il Vesuvio organizza i bagagli e se ne va al Dalian Yifang, oggi Dalian Renzhiye. Roba che a confronto il dialetto napoletano è una passeggiata.
De Laurentiis intasca 20 milioni e vede partire la sua bandiera, ad Hamsik ne vengono promessi 27 in 3 anni.
"Quella di andare via è stata una mia decisione. Certo, dispiace, ma il Napoli resta nel mio cuore".
Un divorzio a testa alta e senza rancore, per un professionista esemplare che non crea mezzo problema è il minimo. La Cina è una questione di stimoli, anche se al suo arrivo a Dalian il '17' non trova esattamente un'isola felice.
"Non riesco a parlare coi miei compagni se non a gesti. Tante volte vorrei farlo, ma a causa della lingua non posso. Non sono soddisfatto delle mie partite, cerco sempre di dare il meglio ma non mi sono mai trovato in una situazione così difficile".
Un impatto difficile sia dentro che fuori dal campo, la realtà profondamente diversa non aiuta. In più le ambizioni del club - Ferreira Carrasco ne è l'emblema - 'cozzano' con risultati scadenti: distanza siderale dai vertici e per qualche momento incubo retrocessione, per fortuna mai materializzatosi.
“Tra il calcio cinese e quello europeo c'è grande differenza, ma cercherò di adattarmi. La serietà in campo e fuori è molto importante, mi impegnerò al massimo".
Per salvare la stagione e rilanciare il progetto il Dalian decide di fare la voce grossa: 'toc toc' al Newcastle e maxi-offerta a Rafa Benitez, uno che qualcosa ha vinto. Nero su bianco e 'reunion' con Hamsik, che lo spagnolo ha allenato a Napoli dal 2013 al 2015.
GettyIn quel biennio lo sposta da mezzala a 'simil' seconda punta, il 4-2-3-1 ne stravolge l'identikit tattico. Non senza polemiche, perchè così lo slovacco perde il suo pezzo forte: l'inserimento. Nonostante prestazioni altalenanti e qualche esclusione eccellente, Hamsik con Benitez segna 20 goal, alza due trofei e il rapporto resta in piedi.
Vuoi per carenze di organico, vuoi per una carta d'identità che recita 33 primavere esattamente oggi, al Dalian è un'altra storia: Hamsik gioca da 'play', più bloccato e con meno licenza di offendere rispetto agli anni d'oro. Una metamorfosi avviata da Ancelotti nei pochi mesi in cui incrocia lo slovacco a Napoli, che comunque questo ruolo in Nazionale lo ricopre da un po' e che ad inizio carriera a Brescia viene lanciato proprio come regista.
Marek adesso segna pochissimo, ma sfruttando i piedi buoni prova a prendersi sulle spalle la squadra. Da leader silenzioso, come in azzurro. Una volta terminato il 2018/2019 e quando le cose sembrano mettersi meglio, però, a ridosso della nuova annata ecco l'incubo Coronavirus.
@dalianyifangfcHamsik ha paura e torna in Slovacchia, dove trascorre il 'lockdown': la nuova stagione in Cina doveva partire a febbraio, la pandemia sconvolge ogni piano. L'ex azzurro fa rientro in Asia soltanto a inizio maggio, ad emergenza attenuata, allenandosi prima della nuova stagione.
Nuova stagione che è partita proprio a cavallo dei suoi 33 anni: ma nella prima giornata della nuova Chinese Super League, Hamsik ed il suo Dalian cominciano male il campionato con la sconfitta contro lo Shandong Luneng.
Il bilancio dell'Hamsik cinese ad oggi recita 32 presenze e 3 goal, numeri che andranno aggiornati. Il contratto gli scade a fine 2021, quando gli anni saranno 34, e poi? Basta pallone o nuova meta? Chissà.
Nel frattempo - come racconta papà Richard - Marek si è già mosso per la vita senza scarpini.
"Abbiamo avviato la nostra produzione di vini, sono in commercio anche i nostri marchi di caffè e tè, presto procederemo anche alla produzione di bevande analcoliche per bambini. E abbiamo avviato le pratiche per costruire una cittadella sportiva e un complesso industriale. Abbiamo scelto così per tutelare i sacrifici fatti da mio figlio in 15 anni di carriera".
Il futuro può attendere, ora c'è da vincere la sfida raccolta salutando Napoli. La sua seconda casa.


