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Arrigo Sacchi-

La Milano da bere e il grande Milan: la rivoluzione di Sacchi raccontata da Pardo

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Ci sono squadre che si sono meritate un posto speciale nella storia del calcio mondiale. A renderle grandissime non sono stati solo i trionfi, ma è stato il modo nel quale si sono imposte, il modo nel quale sono riuscite a rivoluzionare il gioco.

Guarda l'episodio completo di Parto con Pardo dedicato alla rivoluzione di Sacchi su DAZN

Tra esse non si può non menzionare il Milan di Arrigo Sacchi. Poche compagini, come quella rossonera che ha dominato in Italia e nel modo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni 90’, hanno lasciato un’impronta così marcata e indelebile. Difesa alta, pressing, 4-4-2, tutte cose nuove all’epoca per il calcio italiano, tutte rivoluzioni che hanno per sempre cambiato il volto del calcio.

Pierluigi Pardo, nel nuovo appuntamento con il format 'Parto con Pardo' disponibile su DAZN, ha ricordato in quale contesto è nato quello che oggi è universalmente riconosciuto come ‘Il Grande Milan’.

“Il modo migliore per cominciare a raccontare questa storia è attraverso lo spot di un famoso amaro: ‘Milano da bere’. Negli anni ’80 Milano è una città che cresce a dismisura dal punto di vista economico e della consapevolezza delle classe sociali. C’è una middle class che cresce, nuove importanti iniziative imprenditoriali che si affacciano, c’è un senso di benessere diffuso, di ottimismo rampante. Sono gli anni d’oro del grande Milan e della grande Milano, parafrasando la canzone di Max Pezzali”.

Motore di quella squadra fu Silvio Berlusconi. Acquistò una società in grande difficoltà e con grandi investimenti, ma anche un progetto visionario, la spinse sul tetto del mondo.

“Gli anni ’70 si sono chiusi male per i tifosi del Milan, con una contrapposizione tra dolori e gioie. C’è stato lo Scudetto della stella, ma anche l’addio di Gianni Rivera e la situazione economica del club è profondamente mutata. C’è stata la morte di Nereo Rocco, il passaggio del ‘Barone’ Liedholm alla Roma, ci sono state le due retrocessioni, la prima per le scommesse e la seconda sul campo. A metà degli anni ’80 la situazione è molto complicata e l’umore è basso. E’ in questo contesto che arriva Silvio Berlusconi che ripiana i debiti e costruisce un nuovo, visionario progetto sportivo e imprenditoriale”.

L’artefice, dal punto di vista sportivo, di quella macchina perfetta, di quell’autentico capolavoro, fu un’altra intuizione di Berlusconi: Arrigo Sacchi. Con il Milan fece vedere che era possibile giocare un calcio diverso.

“Arrigo Sacchi sarà una rivoluzione, questo è indiscutibile. E’ un visionario, paga il fatto di non essere stato un grande calciatore, ma si approccia al calcio in maniera diversa, moderna. Parla di ‘noi’, di ‘orchestra’, di ‘ottimismo’. E’ un innovatore, anche se l’inizio non è semplice al punto che lui stesso ha ammesso di aver rischiato di ‘non mangiare il panettone’ nella sua prima stagione rossonera”.

Gli anni di Sacchi coincideranno con quelli di un ciclo irripetibile, un ciclo coinciso con tanti trionfi europei.

“Il Milan crea un monopolio europeo, vince due Coppe dei Campioni consecutive contro Steaua e Benfica, e per due anni consecutivi tre giocatori del Milan arrivano sul podio del Pallone d’Oro. Sono gli anni d’oro del grande Milan”.

L’ultimo atto di una storia meravigliosa è rappresentata dalla notte di Marsiglia. Il Milan riuscirà a vincere ancora e ad aprire cicli fantastici, ma nulla sarebbe stato possibile senza quella scintilla iniziale.

“L’ultimo anno di Arrigo Sacchi non è tra i più fortunati. Non mancano i trionfi come la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale, ma non si vince il campionato e non si vince nemmeno la Champions League. Il 20 marzo 1991 è la famosa notte delle luci di Marsiglia. La squadra si ritirò e arrivarono l’eliminazione e la squalifica. Finisce così l’epopea di Sacchi. Il Milan sarà capace di reinventarsi con Capello e Ancelotti, ma l’idea originaria di quel Milan si chiude a Marsiglia. Sacchi ha cambiato la storia del calcio”.

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