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Miklos Feher, l'aquila benfiquista volata via troppo presto

Un fulmine a ciel sereno. Un istante in cui si interrompe la magia del ‘football’ e subentrano lacrime e disperazione. Un dolore vissuto su quel rettangolo verde di gioco che da sempre è sinonimo di sogni e speranze, dai più piccini agli anziani. Il cuore di Miklos Feher, attaccante ungherese del Benfica, ha smesso di battere in una sera di gennaio a Guimaraes, nell'ultimo segmento della sfida tra le 'Aguias' e i padroni di casa del Vitoria.

Sono bastati pochi istanti a trasformare la bellezza del calcio in sgomento. La vita di Miklos Feher si è interrotta a soli 24 anni a causa di un arresto cardiaco. L'attaccante ungherese si è accasciato sul terreno di gioco a pochi secondi dal fischio finale del match, senza lasciare allo staff sanitario la possibilità di poter evitare il peggio.

Il programma della diciannovesima giornata del campionato portoghese 2003/2004 propone nel posticipo della domenica sera, 25 gennaio 2004, la sfida tra i padroni di casa del Vitoria Guimaraes, in lotta per non retrocedere, e il Benfica di José Antonio Camacho, al terzo posto in classifica. Il match è combattuto e la formazione di Lisbona non riesce a trovare il varco giusto nella difesa avversaria. Il risultato non si sblocca, ma le 'Aguias' hanno assolutamente bisogno dei tre punti dopo i successi del Porto contro l'Estrela (2-0) e dello Sporting sul campo del Belenenses (1-3).

Sulla panchina del Vitoria c'è quel Jorge Jesus che nel 2009 si siederà proprio sulla panchina del Benfica e porterà la squadra a vincere tre campionati, cinque Coppe di Portogallo e una Supercoppa, prima dell'addio nel 2015 e del ritorno nell'estate 2020. Una vera e propria leggenda vivente delle 'Aguias', che avranno al timone il tecnico classe 1954 anche nella prossima stagione.

Camacho prova a cambiare qualcosa per dare una scossa ai suoi e inserisce l'attaccante ungherese Feher; poi Fernando Aguiar e infine Andersson. A pochi secondi dal 90', proprio due nuovi entrati, Feher e Aguiar confezionano il goal che regala il vantaggio al Benfica. Un sollievo per la squadra di Lisbona, che però qualche secondo più tardi viene risucchiata nel dolore.

Nei minuti di recupero, l'arbitro Olegario Benquerenca ammonisce Feher per perdita di tempo, dopo aver ritardato una rimessa laterale degli avversari. Ma negli istanti successivi, il 24enne ungherese appoggia le mani sulle ginocchia, prima di stramazzare al suolo. Seguono attimi di terrore. Feher perde conoscenza e i compagni di squadra intervengono subito, insieme allo staff sanitario di entrambe le squadre: i calciatori lo portano fuori dal campo, mentre i medici cercano di rianimarlo. Ma non c'è più nulla da fare. Miklos muore alle 23.10 in ospedale.

"Nessuno vorrebbe dare mai questo tipo di notizia. Siamo tutti profondamente scioccati e facciamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia. Tutto il Benfica e i suoi tifosi piangono un loro giocatore e compagno, Miklos Feher". A parlare è il direttore della comunicazione del Benfica, Antonio Cunha Vaz, in una conferenza stampa improvvisata.

Dolore e sgomento anche per l'arbitro Olegario Benquerenca: "È incredibile che una cosa così sia potuta accadere. Ho capito subito che qualche cosa non andava quando è caduto in mezzo al campo. Non ho potuto fare altro che chiamare i medici".

Nei giorni successivi alla scomparsa, il mondo del calcio rende omaggio a Feher. "Lo piange l'intera Ungheria. Era un giocatore modesto e taciturno che è diventato presto un esempio per i giovani calciatori ungheresi - dichiara Imre Bozoky, presidente della federcalcio ungherese -. Aveva grandi ambizioni per la sua carriera e si accingeva a diventare uno dei migliori giocatori europei. Si tratta di una grave perdita per tutto il calcio ungherese".

Nato nel 1979 a Tatabanya, cittadina di circa 65 mila abitanti a ovest di Budapest, Miklos Feher ha mosso i primi passi nel settore giovanile del Gyori ETO, fino al debutto fra i professionisti nel 1995. Tre anni più tardi, alcuni scout del Porto lo scovano in Ungheria e lo portano nel paese lusitano. Feher firma un contratto nel 1998 con i 'Dragoes' ma non riesce a imporsi all'Estadio do Dragao.

Inizia a girovagare in prestito, vestendo le maglie di Salgueiros nel 1999 e Braga l'anno successivo, con cui realizza 14 goal in 26 partite. In seguito arriva la rottura con l'agente e con il club: il presidente Pinto da Costa litiga con il suo entourage e Feher decide di salutare entrambi e firmare con il Benfica. Con le 'Aguias' colleziona 8 reti e 3 assist in 34 presenze prima di quel maledetto 25 gennaio 2004, quando a causa della cardiomiopatia ipertrofica se n'è andato. In carriera ha vestito la maglia delle nazionali giovanili dell’Ungheria e ha partecipato agli Europei Under 19. Tra i momenti indimenticabili con la maglia della nazionale c’è senza dubbio la tripletta realizzata contro la Lituania con la maglia dell'Ungheria in occasione della gara di qualificazione ai Mondiali del 2002, disputata l'11 ottobre 2000 e vinta per 6-1 dai magiari.

Il Benfica non hai mai dimenticato Miklos Feher. Il club portoghese ha ritirato la maglia numero 29 e qualche tempo dopo ha piazzato all'esterno dell'Estadio da Luz un busto dedicato proprio all'ungherese. Una meta di pellegrinaggio per i tifosi delle 'Aguias' - ma non solo - che lasciano fiori, sciarpe, maglie e bandiere. Accanto è presente anche una teca con la divisa indossata da Feher il giorno della scomparsa: c'è anche la sua maglia rossa, strappata dai medici nel tentativo disperato di salvargli la vita.

“Se qualcuno muore sul terreno di gioco, significa che è diventato un martire dello sport" ha dichiarato Irme Gellei, ex commissario tecnico dell'Ungheria e colui che lanciò Feher. Miklos continua ad essere presente nella mente e nel cuore dei tifosi, che difficilmente dimenticheranno quel giovane cannoniere ungherese la cui vita si è interrotta proprio mentre i suoi sogni stavano diventano realtà.

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