Perché la Fiorentina di Vincenzo Italiano non è una sorpresa

Dusan Vlahovic Atalanta Fiorentina Serie A 1109Getty

"Il Signore mi ha donato un calcio lungo e anche abbastanza preciso. E' sempre stato Albertini il mio modello: ora, per stare al passo con i tempi, potrei dire che mi piacerebbe giocare alla Pirlo". Da calciatore, Vincenzo Italiano è semplicemente cresciuto nell'epoca sbagliata. Giocava davanti alla difesa, ruolo strettamente legato all'ambizione e alla proiezione mentale del futuro: bisogna far correre la testa prima delle gambe, l'immaginazione prima della giocata. Insomma: bisogna illuminare, e illuminarsi.

Tre anni fa Italiano aveva appena terminato la sua esperienza all'Arzignano in Serie D, la seconda da allenatore della prima squadra, quando il Trapani, che aveva sfiorato la promozione in Serie B, lo chiama per ingaggiarlo. I siciliani non vivono certo un bel periodo dal punto di vista societario: chiacchiere, voci, brusii riecheggiano tra i corridoi dello stadio "Provinciale", prima, durante, e dopo la partita. I granata non stanno bene: anzi, il rischio del fallimento è concreto. Tangibile.

In squadra ha alcuni dei migliori giocatori della categoria, nonostante diverse partenze eccellenti, ma dalla sua ha anche e soprattutto un avvio di stagione molto positivo che ben si sposa con quello negativo di altri club costruiti per dominare il campionato, il Catania su tutti. Non è il solo: nella sua stessa situazione c'è la Juve Stabia, che vincerà il campionato, conquistando la promozione in cadetteria.

E' solo l'inizio sorprendente della carriera da tecnico di Italiano. Il Trapani è una polveriera, lui associa bel gioco all'unione dello spogliatoio. Partecipa ai Playoff, batte il Catania in semifinale (sarebbero stati i quarti, ma per le bizzarre norme della C in quella stagione figuravano come semifinali) e nella doppia sfida finale supera il Piacenza, con ritorno al "Provinciale" tra gioia, applausi e lacrime. Prima esperienza tra i professionisti, prima promozione. Esistono inizi peggiori.

Il Trapani fallirà al termine della stagione successiva (praticamente all'inizio di quella in Serie C): lui prenderà il volo, conquistando un'altra promozione, storica, con lo Spezia, in Serie A. Questo ampio preambolo, perché? Perché anche in virtù del passato, del suo gioco, degli ideali calcistici che rappresentano l'allenatore nato in Germania, ma italiano, la Fiorentina vista fin qui in questo avvio di campionato non è e non può essere una sorpresa.

Vincenzo Italiano Atalanta FiorentinaGetty

Lo vedi e pensi: è il classico allenatore modello, nello stile. Camicia fuori, pantaloni neanche troppo eleganti, sneakers bianche. Passeggia, si agita: ha lasciato da parte lo charme che appartiene ad alcuni suoi colleghi per la pratica, e i giocatori lo seguono, forse perché rappresentati da un profilo "umano" prima ancora che "professionista".

Ha la grande capacità di trasmettere i suoi concetti, basati principalmente sul possesso, ma allo stesso tempo sulla predispozione al gioco in verticale, e soprattutto sul 4-3-3, con interpreti perfetti per ogni ruolo: Vlahovic è il genere di attaccante moderno che sa muoversi, e bene, al centro del tridente, Callejon e Nico Gonzalez, in maniera diversa, sanno attaccare la profonditò (il primo) e creare spazio per i compagni in mediana (il secondo). A centrocampo ha un interprete eccezionale come Maleh che sa posizionarsi sempre tra le linee e con i tempi giusti, una mezz'ala che si inserisce senza paura come Castrovilli. Una difesa, soprattutto, che sa far bene le due fasi: traduzione? Intensità e fluidità.

E' stato così nelle prime tre, persino all'esordio, nella sconfitta contro la Roma per 3-1. L'emblema sta nell'occasione da cui è scaturito il secondo rigore, contro l'Atalanta: Bonaventura si sgancia per andare alto a intercettare il pallone, la squadra riparte con un'intensità impressionante nonostante siamo a metà settembre. Al momento del contatto in area sono 4 i giocatori viola contro 5 dell'Atalanta (portiere escluso). Il risultato era di 0-1: mentalità da "senza nulla da perdere, intanto gioco". Insomma.

"Ho tanto rispetto per Dionisi e per questa nuova generazione di allenatori, come Italiano o altri, che fanno un percorso che li ha fatti arrivare finora dove meritano", ha spiegato José Mourinho nelle scorse ore.

Non sappiamo ancora dove potrà arrivare questa Fiorentina, se il prosieguo della stagione riserverà o meno scenari piacevoli e conferme. Sappiamo, però, da dove parte: da alcune stagioni quasi disastrose e da Vincenzo Italiano. Una certezza: non certo una sorpresa.