Felipe Santana, l'uomo del 'Miracolo di Dortmund' senza una squadra da due anni

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Sette anni fa esatti, il 9 aprile 2013, il Borussia Dortmund viveva una notte memorabile, impressa nella mente di tutti i tifosi gialloneri. La vittoria per 3-2 contro il Málaga al Westfalenstadion portava il BVB alle semifinali di Champions League, dove Lewandowski e compagni avrebbero battuto il Real di Mourinho, prima di arrendersi al Bayern in finale. Quella squadra aveva diversi fuoriclasse tra campo e panchina: il già citato Lewandowski, Reus, Gündogan, Hummels, Subotic, Götze, Klopp. Eppure l'eroe del successo contro gli andalusi fu un altro: Felipe Santana, uno dei nomi meno 'glamour' in quella rosa.

Il brasiliano era stato scovato dagli scout gialloneri nel 2008, quando si era messi in luce con la Figueirense nel massimo campionato brasiliano. Era arrivato insieme a Neven Subotic, un anno dopo li avrebbe raggiunti anche Mats Hummels, per formare il 'trio' che negli anni di Klopp ha garantito fisicità e solidità. Santana era più che altro una riserva, anche se si è sempre ritagliato un buono spazio, anche entrando dalla panchina: 113 presenze in 5 anni, 77 volte da titolare, altre entrando dalla panchina, in alcuni casi anche da punta aggiunta per sfruttare i suoi 194 cm e la sua stazza imponente.

Quel 9 aprile 2013 però il classe 1986 partì titolare, visto che Mats Hummels rientrava da un'infortunio. Klopp scelse lui per affiancare Subotic in difesa e fu ripagato con un goal al 94', in pieno recupero, per ribaltare l'1-2 di Eliseu segnato all'82'. Reus mise tutto in parità a inizio recupero, poi Santana sotto porta calciò in rete una palla vagante, in fuorigioco. Ma nessuno se ne accorse. Si era portato in avanti nel disperato assalto finale: al Borussia il 2-2 non sarebbe bastato in virtù dello 0-0 dell'andata in Spagna. E, grazie a quel goal, diventò l'eroe di quello che ancora oggi è chiamato 'miracolo di Dortmund'.

Sette anni dopo, Felipe Santana è ancora amatissimo dai tifosi gialloneri. Nonostante il gran tradimento dell'estate 2013. Tre giorni dopo aver perso la finale contro il Bayern, firmò un contratto con lo Schalke 04. I più grandi rivali dei gialloneri. Ci rimase solo un anno, prima di passare anche all'Olympiakos, poi al Kuban in Russia, poi rientrare in Brasile con l'Atlético Mineiro a inizio 2017. Ed è da quell'anno che non mette più piede in campo, precisamente dal 17 ottobre. A frenarlo, gli infortuni. 30 mesi senza calcio. E, da due anni, anche senza contratto. Uno, in realtà, è già pronto per essere firmato, ma tutto dipenderà dal suo stato di salute. Lo ha rivelato lui stesso a 'Diario SUR'. Il club è ancora brasiliano.

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Aveva anche offerte dalla Spagna, un paese a cui è in qualche modo legato. Nel 2010 ha comprato una squadra a Granada e lo scorso anno ha vissuto proprio in Andalusia per seguire da vicino i progressi del FC Cubillas, club dilettantistico. E a Málaga ogni tanto ci passa ancora. Chi lo riconosce, comunque, non gli dedica pensieri carini.

Il brasiliano si costruisce una seconda vita, a 34 anni appena compiuti, aspettando di rientrare nel calcio. A 7 anni dall'aver firmato il 'miracolo di Dortmund'.

“Alcune persone mi fissano, anche se non mi riconoscono perché ora ho i capelli e quando giocavo ero pelato. A volte mi riconoscono e mi danno la colpa. Ma sono tranquillo. Col Var l'avrebbero annullato? Anche quello di Eliseu. Sarebbe stata un'altra storia. È andata così: in 70 secondi abbiam costruito il miracolo di Dortmund”.