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Copa America

Emiliano Martinez, il portiere eroe dell'Argentina: dal nulla a tutto in 12 mesi

13:48 CEST 19/07/21
Emiliano Martinez Messi
Un anno fa era il secondo dell'Arsenal, poi è cambiato tutto. Quest'anno è stato scelto da Scaloni come titolare in Copa America. Ed è diventato eroe.

Emiliano Martinez ha vinto la Copa America da titolare. Attendeva la sua occasione da quasi dieci anni. Da quando l’Arsenal lo aveva adocchiato nell’Independiente, appena diciassettenne. Era il 2010. Non era granché conosciuto, ma gli scout di Wenger lo avevano adocchiato. Era il titolare dell’Under 17 argentina che aveva preso parte al Mondiale del 2009, vinto dall’Argentina di Ricardo Rodriguez, di Seferovic e di Granit Xhaka. Nella fase a gironi, aveva affrontato la Germania. Aveva sfidato Bernd Leno (quella volta in panchina, dietro a Ter Stegen). Non poteva immaginare che dieci anni dopo sarebbe stato suo compagno di squadra. O forse qualcosa in più. Perché per quanto possa sembrare cinico e spietato, è stato un infortunio del portiere tedesco a cambiargli la vita.

Un anno fa Martinez non era altro che uno dei tanti giocatori dell’Arsenal che non riuscivano a esplodere, con un futuro incerto. Ballava tra un prestito e l’altro e il ruolo poco gratificante di terzo portiere. Fino all’estate 2019, aveva collezionato solo 14 presenze con i Gunners. La sua carriera era un continuo viavai da Londra. Un prestito all’Oxford in quarta serie, poi Sheffield, Rotherham, Wolverhampton, tutte in Championship. La chiamata del Getafe nella Liga nel 2017 lasciava intravedere speranze. No, ancora secondo. Di nuovo all’Arsenal, poi ancora al Reading, ancora al piano di sotto.

Dopo il ritiro di Cech, i Gunners lo hanno promosso a secondo portiere. Vice di Leno, uomo di coppa. L’occasione tanto attesa. Meritata. Buone prestazioni in Europa League e nelle coppe nazionali. Il 20 giugno 2020, seconda partita dopo lo stop causa Covid, è cambiato tutto. La sconfitta sul campo del Brighton ha messo nei guai Arteta. Un finale concitato, Guendouzi che fa notare agli avversari la differenza tra gli stipendi, Maupay che in pieno recupero segna il 2-1. La peggior notizia sembrava l’infortunio di Bernd Leno al 40’, proprio in un contrasto con lo stesso Maupay. Un infortunio talmente brutto e traumatico al ginocchio che la TV inglese ha scelto di non mandarlo più in onda.

D’improvviso, l’Arsenal si è ritrovato senza una certezza e con un’incognita tra i pali. Era la grande chance di Emi Martinez. Titolare almeno fino alla fine della stagione. C’erano leciti dubbi nella tifoseria. Sin dalle prime uscite, l’argentino li ha smentiti. Sicuro, lucido, a volte correndo qualche rischio. Parte del mestiere. Nel giro di un paio di settimane, Martinez è diventato un idolo.

Ha sempre messo il club al primo posto, si è fatto apprezzare dall’ambiente e dai fan. Fino alla vittoria della FA Cup contro il Chelsea, i n una finale timbrata con grandi parate, con la sicurezza. Era già stato decisivo contro il Manchester City in semifinale. Le sue lacrime dopo la vittoria sno diventate simbolo del trofeo. Si stava imponendo come titolare. E Leno?

Dopo essersi aggiudicato anche il Community Shield, ancora una volta da titolare, ha sentito il bisogno di separare la propria strada da quella dell’Arsenal. Aveva bisogno di giocare, non più di essere semplicemente un ‘secondo’. Ha scelto l’Aston Villa. L’Arsenal ha scelto Leno. Ne ha ricavato 20 milioni di euro. Un mese e mezzo non era sufficiente a far cambiare le gerarchie per la dirigenza e per Arteta.

Martinez a Birmingham si è proposto come uno dei migliori portieri della Premier League, ha ottenuto 15 clean sheet. Non ha saltato nemmeno un minuto di stagione. Si è messo sulla mappa mondiale. Ed è arrivato fino alla nazionale dell’Argentina. Era già stato convocato nel giugno del 2011 per la prima volta, a sorpresa. Nell’ottobre 2019, oltre otto anni dopo, è tornato nel giro.

Lionel Scaloni lo ha convocato per la Copa America. Lo ha scelto come titolare, preferendolo a Musso, Marchesìn e Franco Armani. Ha fatto il suo esordio il 4 giugno 2021. Il 10 luglio giocherà la finalissima contro il Brasile. Una finale che ha timbrato con le sue stesse mani: tre rigori parati contro la Colombia in semifinale. Da eroe, il secondo, con Yerry Mina. Un confronto vero e proprio. Trash talking: “Sei nervoso eh? Lo so, ti vedo. So dove tirerai”. Poi il volo sulla sua sinistra per ribattere.

La successiva parata su Cardona ha chiuso i giochi. Lo ha reso ancora più eroe albiceleste. Grazie alle sue parate l'Argentina è anche riuscita a battere il Brasile nella finalissima, in un altro Maracanazo a 71 anni dal primo, per mano dell'Uruguay nel Mondiale del 1950. Messi ha rotto il suo digiuno internazionale, ha sfatato un tabù. Grazie anche a Dibu Martinez.

“Quando Messi mi ha messo nel post su Instagram dopo la vittoria in semifinale non avevo parole. Sono frasi che conserverò per la vita. Mi sono detto: 'come posso ora non dare tutto in finale?'. Volevo dare la vita, volevo morire per permettergli di vincere la Copa America. Come in Dragon Ball Z, divento Super Sayan quando gioco con lui”, ha rivelato a Olé.

In un anno è cambiato tutto. Dopo i sacrifici, è il momento dei sogni. Il più grande realizzato contro Neymar e soci. L’occasione della vita è arrivata. Emi l'ha colta.