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Samuele Dalla Bona ChelseaGetty

"Ho fatto una cazzata ad andare al Milan": la storia di Sam Dalla Bona, il 'Golden Boy' che detesta il calcio italiano

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A guardare Samuele Dalla Bona, l'Inghilterra gli calza a pennello. Alto, biondo, buona stazza: se Sam sboccia a Londra, un motivo dev'esserci. Nella vita però si prendono strade che possono riservare rimpianti, come quella che lo riporta in Italia.

Peccato, davvero un peccato, perchè le mirabilie mostrate da adolescente nel vivaio dell'Atalanta - non un club qualunque in quanto a giovani - gli aprono prospettive di un certo livello: nemmeno maggiorenne Sam vola nella City, Oltremanica, sposando il Chelseainsieme a Luca Percassi (figlio di Antonio e oggi CEO della Dea).

Sam Dalla Bona - ChelseaGetty

A Stamford Bridge trova prima Vialli e successivamente Ranieri, due che parlano la stessa lingua di Dalla Bona e che credono nel ragazzo. A dispetto dell'età Sam viene lanciato senza timore, confermandosi 'golden boy' idoneo al calcio british per stile e talento: lottatore, incursore, fisico e dotato di una gran botta da fuori che gli consente di inquadrare la porta (con la squadra Riserve, 16 goal e Scarpa d'Oro!).

Gli anni passano, la crescita è costante e Maurizio Zamparini ha la brillante idea di riportarlo in Italia. Dalla Bona è di San Donà di Piave ma dice no all'offerta del Venezia, spiazzando sia 'Zampa' che il Chelsea. Cinque milioni di sterline messi sul piatto dai lagunari polverizzati dal rifiuto del ragazzo al trasferimento: è qui che si rompe l'idillio coi Blues.

Sulla panchina dei londinesi però c'è sempre Ranieri, che lo riporta in squadra dopo l'accantonamento voluto dal club e gli regala un'altra annata da urlo. Ma Dalla Bona dev'essersela legata al dito, perchè rifiuta il rinnovo col Chelsea e stavolta sull'aereo per il Bel Paese ci sale: destinazione Malpensa, per unirsi al super Milan di Ancelotti.

Un po' troppo super forse, perchè i 'rivali' di Sam si chiamano Gattuso, Pirlo, Seedorf e Ambrosini: un roster mica male, tanto da fargli inanellare appena 16 presenze e molta panchina, resa meno amara dal trionfo in Champions ad Old Trafford contro la 'sua' Juve (fede calcistica).

"Quando venni a sapere dell’interesse dei rossoneri sono andato da Ranieri per chiedergli il suo parere - racconta a 'Pianeta Milan' - Ma lui non ci stava e mi disse: ‘Rimani al Chelsea, i tuoi compagni di squadra ti adorano, sei giovane, la tua crescita come calciatore sta andando per il verso giusto, sei importante per questa squadra e qui giochi tutte le partite’. ‘Poi cosa ci vai a fare al Milan? Non sei fatto per la cultura italiana, c’è troppa pressione da noi, la mentalità è diversa e poi fanno i ritiri pre-partita a cui tu non sei più abituato. Poi il Milan ha tanti campioni, giocheresti pochissimo’. Ma io feci di testa mia, era impossibile dire di no al Milan a 21 anni, quel Milan stellare era un sogno… Ero sicuro di me stesso e avevo le qualità per impormi lì".

"Qualche mese dopo il mio arrivo, verso dicembre o gennaio, dicevo tra me e me che fu una cazzata lasciare il Chelsea per il Milan. Segnai al Chievo in Coppa Italia, ma dalle immagini si vedeva che non ero felice".

"A Londra avevo tutto. Mi trovavo a mio agio sia in campo che fuori. Il club nei miei confronti poi era molto carino e quando sentivo il bisogno tornare a casa per qualche giorno pagava sempre i miei biglietti d’aereo. A Milano poi non mi ero trovato bene, è una città che non ho mai amato. Londra è tutta un’altra cosa. Le cose stavano andando alla grande per me in Inghilterra dove stavo crescendo molto come calciatore".

PS Dalla Bona

Dopo l'anno in rossonero inizia una girandola di prestiti, a Bologna prima (suo il goal che nel 2004 salva i felsinei) e Lecce poi: in Salento c'è Zeman, che gli regala gioie 'simil' Chelsea. Il boemo confeziona un giocattolo intrigante in cui Sam si trova a meraviglia, segnando la bellezza di 7 reti da mezzala e risultando uno dei pilastri del miracolo giallorosso.

"Giocavamo un gran calcio, facevamo divertire ed esultare i tifosi ed a Lecce si sta benissimo - spiega a 'CalcioLecce' - Ogni volta che ci ripenso la nota di amarezza per non aver portato il club in Europa, per non aver scritto una pagina ancor più grande di storia c’è. C’è perché eravamo fortissimi, e c’è perché nelle ultime dieci giornate abbiamo fatto molto meno di quello che potevamo fare. Non abbiamo mollato, anche perché con Zeman era impossibile. Ma credo che inconsciamente, dal momento che eravamo quasi salvi già a fine inverno, una sorta di appagamento sia arrivato".

Al termine di un'altra stagione transitoria alla Samp, si apre un nuovo capitolo del Dalla Bona calciatore: De Laurentiis morde il freno per riportare in alto il Napoli e in Serie B pensa a lui per allestire uno squadrone. Stretta di mano col Diavolo e ciao Milanello, stavolta definitivamente.

Reja ne fa una colonna del centrocampo (pazzesco un eurogoal rifilato al Treviso), ma con l'approdo in Serie A degli azzurri tra Edy e Sam il feeling già mai altisonante tocca il fondo e porta Dalla Bona fuori dal progetto.

"A Napoli stavo da Dio - sottolinea in un'intervista alla 'Gazzetta dello Sport' - questo fino alla promozione, ma con Reja il rapporto non è decollato. Non mi ha considerato, senza un perché".

L'esclusione dai piani del Napoli - con parentesi vissute in prestito ai greci dell'Iraklis, al Verona in C e il ritorno all'Atalanta - inaugura il momento buio di Dalla Bona.

"Nella primavera 2011 papà Luigi si è ammalato. I medici gli avevano dato 5 mesi di vita. Ero legato a lui, non sono riuscito a farmene una ragione. Ero all’Atalanta in prestito, ma avevo ancora un anno di contratto con il Napoli. L’ho strappato per una sistemazione più vicina, a Mantova.Poi a ottobre papà è morto, io non c’ero più con la testa, mi è venuta la depressione. E, in pratica, ho smesso di giocare...".

Sam perde smalto e stimoli. Troppo il dolore per la scomparsa del padre, inoltre dopo Mantova - nonostante abbia appena 31 anni - di offerte non ne arrivano e man mano matura la decisione di ritirarsi. E' la parola fine su un percorso iniziato in discesa e complicatosi terribilmente lasciando Londra. Nel 2016, tra l'altro, Sam aveva affidato le proprie referenze a 'Subito.it'.

"Cerco lavoro in qualche società calcistica italiana e non. Disponibilità da subito, massima serietà. La categoria non mi importa, basta che sia seria la dirigenza alle spalle. Se interessati lasciate nome, società e numero di telefono via mail e verrete ricontattati".

Nel 'post-pallone' di Dalla Bona anche un ristorante aperto ad Amsterdam con Massimo Donati, grande amico dalle giovanili dell'Atalanta. Il chiodo fisso, però, è sempre lo stesso.

"Se potessi tornare indietro, resterei per sempre in Inghilterra. Da noi il calcio è uno schifo. Soprattutto quello che c’è attorno. Le pressioni, la mentalità. Io non sono allineato alla cultura italiana e ho pagato anche per questo".

Scorrendo alcune sue dichiarazioni a 'Positanonews', Dalla Bona - che ha conseguito il patentino da allenatore 'UEFA B' - ammette inoltre come una volta appesi gli scarpini al chiodo la nostalgia ti assalga.

"Il calcio è sempre stata la mia vita fin da quando avevo 7 anni e giocavo nel Fossalta di Piave e poi in collegio a Bergamo, con il sogno di diventare un calciatore. Quando poi smetti ti manca tutto: lo spogliatoio i compagni, l’aspetto fisico, l’adrenalina ma purtroppo è così, bisogna guardare avanti e reiventarsi qualcosa".

Una 'sliding doors' con un punto interrogativo permanente: come sarebbe andata senza quel sì al Milan? Perché Sam è inglese dentro.

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