Per un giocatore che per anni è stato abituato a lottare e vincere titoli, affrontare una lotta per la salvezza è come entrare in un altro mondo. È il passo che ha fatto in estate Stephan Lichtsteiner dopo tanti anni tra Grasshopper, Lille, Lazio, Arsenal e soprattutto Juventus. Tutte squadre di vertice, con cui ha giocato la Champions League, vinto Scudetti e Coppe Italia, sfiorato successi europei. Poi, ad agosto, dopo un anno poco fortunato a Londra, il terzino svizzero classe 1984 ha scelto la Bundesliga, firmando un contratto con l'Augsburg.
Dagli scudetti in bianconero ai bassifondi della classifica del campionato tedesco. Lichtsteiner si è calato in una realtà che, di fatto, era per lui nuova, in una squadra che ogni anno inizia la Bundesliga con l'obiettivo di rimanerci (anche se nel 2015 è arrivata fino all'Europa League). E che ha deciso di aggrapparsi alla sua esperienza per evitare il ritorno in Zweite Liga.
In realtà, i primi mesi non sono andati proprio come Lichtsteiner o l'Augsburg sognavano. Nelle prime 8 presenze in campo dello svizzero, la squadra non ha vinto neanche una volta. Ironicamente, le uniche 3 vittorie della squadra allenata da Martin Schmidt nelle prime 13 giornate sono sempre arrivate quando l'ex Juventus non è sceso in campo. Una volta per squalifica, due per scelta tecnica. Una squalifica peraltro che ha fatto abbastanza notizia, essendo arrivata a causa di una doppia ammonizione nel giro di un tempo. Anzi, 34 minuti.
Bisogna tornare alla sua seconda partita in Bundesliga, contro il Werder Brema. 34 minuti da protagonista assoluto, in positivo e in negativo. Prima serve un cross al bacio per il connazionale Ruben Vargas, poi si prende un giallo per proteste, infine completa il tutto con il fallo da dietro su Osako e il rosso automatico. Insomma, non proprio un avvio di avventura del tutto positivo.
Le cose sono tornate a posto a dicembre, quando finalmente Lichtsteiner ha potuto festeggiare le sue prime vittorie con l'Augsburg. Tre in fila, contro Mainz, Hoffenheim e Fortuna Düsseldorf. Poi, nel 2020, è tornato d'attualità il dualismo con il suo pariruolo e concorrente Framberger, con cui lo svizzero si sta spartendo i minuti in campo.

Nell'ultima partita, contro il Borussia Mönchengladbach, i due si sono divisi i tempi: Lichtsteiner ha giocato solo il primo, rischiando un paio di volte il cartellino rosso e ingaggiando un duello quasi rusticano con il dirimpettaio Bensebaini, ma allo stesso tempo regalando giocate di altissima qualità sulla fascia destra. 45 minuti che sono stati la sintesi di questi primi 6 mesi: 'trattative', a volte poco gentili, con arbitri, allenatori, avversari e soprattutto guardalinee, giocate di qualità e interventi spesso rischiosi, spesso decisivi.
Martin Schmidt ha spesso sottolineato l'importanza della sua esperienza per l'Augsbug, anche in allenamento, oppure quando si siede in panchina. E nonostante le prestazioni non siano sempre state all'altezza della sua carriera, nei 27 punti ottenuti dal club bavarese c'è molto anche di Lichtsteiner. Comprese quelle proteste a volte troppo accese o i tackle più duri della media. Cambia la sfida, ma non cambia Lichtsteiner.


