Christian Karembeu, plurivincente del calcio e uomo copertina

Karembeu GFXGoal/Getty Images

Calciatore simbolo di un Paese, la Nuova Caledonia, in cui è nato e che ha lasciato ancora bambino, ha giocato in Serie A e scalato le vette calcistiche, arrivando a vincere tutto a livello di club e di Nazionale, la Francia, che ha deciso di rappresentare.

Ma Christian Karembeu è stato molto di più, diventando un uomo copertina, invidiato dai più, per la sua storia d'amore con la super modella slovacca Adriana Sklenaríkova, una delle donne più belle al Mondo, con cui è stato sposato per 14 anni.

UNA CARRIERA DA VINCENTE

Nato a Lifou, città della Nuova Caledonia, arcipelago dell'Oceania situato a nord-ovest dell'Australia, e storica colonia francese, il 3 dicembre 1970, Christian Karembeu emigra da bambino con la sua famiglia in Francia e inizia a giocare a calcio nel florido Settore giovanile del Nantes, che qualche anno prima aveva prodotto campioni come Marcel Desailly e Didier Deschamps.

A 20 anni debutta in Division 1, la vecchia Ligue 1, trovando progressivamente sempre più spazio e diventando un titolare. I Canarini, hanno al loro interno elementi di grande spessore, e nel giro di alcuni anni arrivano ai vertici del calcio transalpino. A centrocampo il canaco brilla per la sua grinta, il suo dinamismo e la cattiveria agonistica, che gli permette di rivelarsi fondamentale per la squadra e di guadagnarsi il soprannome di 'Cane pazzo'.

È utilizzato prevalentemente da ala destra. Accanto a lui giocano uomini di quantità come Claude Makelele, futura stella di Real Madrid e Chelsea, di qualità come l'elegante regista Reynald Pedros e Benoit Cauet, ed efficaci attaccanti, quali il ciadiano Japhet N'Doram, Patrice Loko e Nicolas Ouédec.

Il Nantes nel 1992/93 si piazza al 5° posto del massimo campionato francese ed è finalista della Coppa di Francia, che perde contro il PSG. Si ripete in Division 1 nella stagione seguente, in cui partecipa anche alla Coppa UEFA, ma l'anno d'oro è il 1994/95.

I gialloverdi vincono infatti il titolo francese, il 7° della loro storia, dominando il torneo con 79 punti, 10 in più della seconda, l'Olympique Lione. Quella è anche la miglior stagione di Karembeu, che disputa 34 gare e segna 3 reti in campionato. La squadra transalpina, guidata da  Jean-Claude Suaudeau, si mette in evidenza anche in Europa, raggiungendo i quarti di finale di Coppa UEFA.

Christian Karembeu Roger Boli Lens Nantes Division 1 04021995Getty Images

Il giocatore originario dell'Oceania inizia a indossare anche la maglia della Francia, con cui debutta nel 1992 e nel 1994 diventa un titolare. Nell'estate 1995, mentre la sua squadra si prepara ad una stagione importante che la vedrà protagonista in Champions League, un po' a sorpresa, dopo 5 stagioni con 6 goal in 153 presenze totali, Karembeu saluta per tentare l'avventura nel calcio italiano. Su di lui scommette infatti la Sampdoria di Enrico Mantovani,  che per portare l' iconico canaco dalle treccine alla Gullit a Genova sborsa 7 miliardi di Lire che fanno molto comodo alle casse del Nantes.

Al suo arrivo in Serie A c'è grande curiosità attorno a lui, anche per il look che ricorda quello del campione olandese, che tanto bene ha fatto anche in blucerchiato. Il tecnico Sven Goran-Eriksson gli cambia posizione, spostandolo dalla fascia destra al centro del campo, e Karembeu si trasforma in un interno di altissimo livello.  L'impatto con il calcio italiano è infatti devastante: il canaco del 1995/96 è un giocatore dominante, che abbina alla solita quantità anche una qualità che fino a quel momento non aveva espresso.

Il suo debutto in Serie A il 27 agosto 1995 è da sogno: il nuovo acquisto dei liguri gioca un ottima partita, impreziosità da un imperioso goal di testa su angolo di Mancini che vale per i liguri il provvisorio vantaggio sulla Roma. 

Alla 3ª giornata, contro il Parma, firma addirittura la prima doppietta della carriera.  Va in goal anche con Vicenza e Fiorentina, chiudendo la prima stagione italiana con 32 presenze e 5 reti in campionato, più 2 presenze in Coppa Italia. La squadra di Eriksson, che a centrocampo si avvale anche della classe del giovane olandese Clarence Seedorf, chiude la stagione all'8° posto.

Nell'estate del 1996 Karembeu partecipa con i Bleus agli Europei in Inghilterra, confermandosi come giocatore di alto livello. Inizia bene anche il suo secondo anno a Genova, ma a metà stagione il suo rapporto con la società si incrina. Il presidente Mantovani decide di privarsene per motivi di cassa e di monetizzare la sua cessione vendendolo al Barcellona. Così si accorda con i catalani, senza tener conto però che il calciatore preferisce il Real Madrid. Ne nasce un braccio di ferro, che nell'estate 1997 sarà vinto dal centrocampista canaco.

Intanto però il suo rendimento in campo ne risente: Karembeu non è più il giocatore che aveva fatto strabuzzare gli occhi a tutti nella stagione precedente, i tifosi arrivano addirittura a fischiarlo ed Eriksson lo manda spesso in panchina preferendogli il jolly Giovanni Invernizzi.

"Ero andato  all’Europeo in Inghilterra, giocando da titolare. - spiegherà il futuro campione del Mondo - Un giorno ho ricevuto una chiamata, e mi dissero in spagnolo: 'Vuoi giocare a Madrid?'. Poi il vicepresidente del Real arrivò al telefono e mi disse: 'Hai appena parlato con Lorenzo Sanz'. Quando capii che era vero, dissi: 'Sei tu, il signor Sanz? Se vuoi, firmo per il Real Madrid. Hai la mia parola, verrò a Madrid' ".

Karembeu aveva fatto però i conti senza l'oste.

"Chiamai il presidente Enrico Mantovani e gli dissi che avevo ricevuto una chiamata dal presidente del Real e che doveva incontrare Sanz. A Genova c’erano molti giornalisti. Mi chiedevo se davvero fossero tutti lì per me. Avevo avuto solo la chiamata del Real, ma un giornalista mi avvicinò e mi chiese: 'È vero che stai per venire a Barcellona?' ".

"Rimasi sorpreso. Penso che Enrico Mantovani volesse vendermi al Barcellona. Spiegai la situazione, io volevo andare a Madrid, ma Mantovani mi costrinse ad un incontro con i dirigenti del club. Andai, ma con tutto il rispetto del mondo dissi al Barça: 'Ho dato la mia parola al signor Sanz, devo rispettarla' ".

Così, dopo 66 presenze e un goal totali con la maglia della Sampdoria, e una seconda stagione all'ombra della Lanterna decisamente inferiore come rendimento alla prima, Karembeu saluta l'Italia e inizia una nuova avventura al Real Madrid.  Con i Blancos milita 3 stagioni e, pur non essendo un titolare inamovibile, riesce a farsi apprezzare dai suoi allenatori, facendosi trovare pronto quando viene chiamato in causa.

Karembeu Real MadridGetty

Vince subito una Supercoppa di Spagna, poi lascia la sua impronta soprattutto nella conquista della Champions League 1997/98, nella quale segna 3 goal pesanti: 2 in semifinale al Bayer Leverkusen, uno in semifinale al Borussia Dortmund. Ad Amsterdam, il 20 maggio 1998, conquista da titolare la Coppa con le orecchie, con il Real che batte in finale per 1-0 la Juventus di Lippi. 

Il 1998 è un anno particolarmente fortunato per Karembeu, che si guadagna la maglia da titolare della Francia nel corso dei Mondiali del 1998 e non la lascia più. In finale arriva un altro trionfo, con i Bleus per la prima volta sul tetto del Mondo grazie alla vittoria sul Brasile. Il periodo d'oro per Karembeu prosegue con la conquista nel mese di dicembre della Coppa Intercontinentale, benché il canaco non scenda in campo contro il Vasco da Gama.

L'esperienza spagnola di Karembeu si chiude nell'estate del 2000, con 4 reti in 82 presenze totali, dopo che il giocatore si era laureato  con la Francia anche Campione europeo, superando l'Italia nella finale thriller di Rotterdam. Anche in questo caso il centrocampista resta in panchina e non scende in campo nella gara decisiva. 

Passa quindi al Middlesbrough, dove ha modo di confrontarsi con la Premier League e disputa una stagione positiva da titolare con 4 reti in 36 gare totali. Decide quindi di trasferirsi in Grecia all' Olympiacos, club con cui partecipa alla vittoria di 2 campionati ellenici e gioca altre 109 gare, segnando 4 reti.

Nel 2001 vince con la Francia anche la Confederations Cup,  battendo 1-0 il Giappone nella finale, chiudendo poco dopo la sua esperienza in Nazionale con 53 presenze e un goal. Tutte senza mai cantare la Marsigliese, l'inno nazionale francese, per protesta contro l'ignobile gesto della Francia nel 1931 nei confronti di due suoi zii, che vennero esposti assieme ad altri canachi come bestie dietro una gabbia di ferro all' Esposizione Mondiale di Parigi.

La sua protesta, attuata anche nelle grandi finali, renderà il giocatore di etnia Kanak agli occhi dei media internazionali un'icona anti-razzismo. Per due volte, nel 1995 e nel 1998, è stato anche votato 'Calciatore dell'anno dell'Oceania', continente cui è stato sempre orgoglioso di appartenere e di cui può considerarsi un simbolo.

Appartenente alla ristretta cerchia dei giocatori francesi più vincenti della storia, Karembeu  appende gli scarpini al chiodo nel 2005, a 34 anni,  dopo due ulteriori breve esperienze con il  Servette  in Svizzera e il  Bastia  in Francia. 

Christian Karembeu Roberto Carlos France Brazil World Cup 1998 07121998Getty Images

LA STORIA D'AMORE CON ADRIANA SKLENARÍKOVA

Ma parte della sua fama e della sua popolarità, Christian la deve anche alla sua favola d'amore con la super modella slovacca Adriana Sklenaríkova, culminata nel matrimonio nel 1998.

L'incontro avviene in aereo, nel 1996, sul volo Milano-Parigi. I due nemmeno si conoscono ed è subito colpo di fulmine. 

"Christian non sapeva chi fossi, - racconta Adriana al settimanale 'Paris Match' - è il suo amico che mi ha riconosciuta. Avevo trovato l'amore che cercavo da anni. Sono stata colpita dalla personalità, dalla rettitudine, dalla gentilezza e dal senso di mistero che generava in me".

Karambeu diventa in poco tempo uomo da copertina nelle riviste di gossip, nonché uno degli uomini più invidiati al mondo. Quello fra Adriana e Christian sembra un'amore da sogno, la coppia è felice e il legame è saldo, nonostante entrambi i coniugi siano molto impegnati nei rispettivi campi.

"La nostra relazione era talmente totalizzante che non frequentavo più i miei amici nè la mia famiglia. - ha rivelato la modella - Lui era geloso, ma sono riuscita a mantenere il mio lavoro anche se lui avrebbe preferito che restassi a casa. Quando non lavoravo trascorrevo le mie giornate ad aspettarlo a preparargli dei buoni manicaretti".

Lei lo segue ovunque, a Genova, a Madrid, in Inghilerra e in Grecia, in Svizzera e in Corsica. 

"Non mi importava se non potevo andare ai casting, avevo solo lui al mondo e non volevo altro".

Adriana Sklenarikova Christian KarembeuGetty Images

La favola d'amore si spezza però all'improvviso nel 2005, dopo il ritiro del calciatore.

"Ha iniziato a vivere a mille, tra documentari e attività varie, e non riuscivo a seguirlo. - ha spiegato la Karembeu - Ci siamo persi senza accorgercene. E non siamo più riusciti a ritrovarci. Lui non c'era mai. Non avevamo più una vita di coppia". 

Il legame fra l'ex calciatore e la bionda modella entra definitivamente in crisi nel 2011, con le voci di gossip che si sprecano. Ma la verità è solo una: Adriana ha lasciato Christian.

"Non ne potevo più di vedere sulle riviste la mia foto con altri uomini presentati come ipotetici amanti. - confessa al magazine francese la modella - La verità è che non ho mai tradito mio marito e che Christian ed io siamo separati da diversi mesi. Sono stata io a lasciarlo, ho 39 anni e ho bisogno di stabilità. Sento di avere le forze per ricominciare da sola, mio marito non mi rendeva più felice".

Nel 2012 la coppia divorzia, ponendo fine ad una delle love story più belle e famose del panorama calcistico. 

KAREMBEU OGGI

Se Adriana si è risposata nel 2014 con l'uomo d'affari armeno Aram Ohanian, Karembeu ha continuato anche negli ultimi anni girare tanto per il Mondo. Dopo aver tentato la strada dell'imprenditoria (nel 1999 fondò con Gianluca Festa e Andrea Picciau la A-Line, nota azienda di abbigliamento sportivo poi fallita nel 2013) e aver fatto l'opinionista sportivo e il conduttore televisivo di una serie di documentari sulla sua regione d'origine, la Nuova Caledonia, dal titolo 'L'isola del campione', di recente è tornato nel mondo del calcio.

Da alcuni anni il francese lavora come talent scout per l'Arsenal. L'ex centrocampista è stato inoltre scelto dall'UEFA come ambasciatore per Euro 2020.