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Chi è Nico Gonzalez, il nuovo gioiello della Fiorentina

15:07 CEST 23/06/21
Nicolas Gonzalez Stuttgart Wehen Wiesbaden 2Bundesliga 17052020
Cresciuto nell'Argentinos Juniors, è esploso con lo Stoccarda in seconda serie tedesca. Il talento Albiceleste è in rampa di lancio verso il top.

Da quando Sven Mislintat ha assunto la carica di direttore sportivo dello Stoccarda nella primavera del 2019, la città sveva si è trasformata in un laboratorio specializzato nello sviluppo del talento. L’ex capo scout del Borussia Dortmund di Jürgen Klopp è l’uomo che ha portato al Westfalenstadion Lewandowski e tutti gli altri protagonisti gialloneri dell’inizio dello scorso decennio. Uno che i giocatori di livello li riconosce da subito. Dopo la risalita del 2020 dalla Zweite, al Gottlieb Daimler Stadion si possono ammirare tantissimi giovani in rampa di lancio. Nella scorsa stagione la squadra ha anche sognato l’Europa League, da neopromossa. Con tantissimi gioielli che attirano le attenzioni dell’intera Europa. Si passa da Borna Sosa a Silas Wamangituka, fino al portiere Kobel (già preso dal Dortmund). E poi c’è Nicolas Gonzalez, detto Nico, forse la più brillante tra le gemme che negli ultimi anni hanno vestito la maglia del VfB.

Argentino, scuola Argentinos Juniors, il classe 1998 è in Germania dal 2018. I suoi numeri nella Superliga avevano attirato l’attenzione di molti club europei. Dietro quei 7 goal in 24 partite si celava tanto talento. Rapidità, tecnica, nello stretto e nel lungo. Lui e Alexis Mac Allister sulla trequarti con i loro colpi stuzzicavano l’interesse dei talent scout. Non un caso che entrambi nel giro di 6 mesi di distanza sarebbero arrivati da questa parte dell’Atlantico. Se però Mac Allister, oggi al Brighton, veniva da una famiglia di calciatori (il papà Carlos è stato anche nazionale argentino), Gonzalez era un po’ il nome nuovo della coppia prima di tutto di amici, poi di compagni.

Tre ore di treno o bus per andare, altrettante per tornare. L’infanzia e l’adolescenza le aveva trascorse così, in viaggio verso l’allenamento. Bajo Flores, la sede dell’Argentinos Juniors. Poi è diventato grande. Ha esordito, ha segnato, ha brillato. Ha attraversato anche l’Atlantico, quando lo Stoccarda ha presentato il suo progetto. Era il 2018. L’anno precedente la squadra guidata da Korkut era risalita fino al settimo posto in Bundesliga dopo un inizio difficile, da neopromossa. Proposta accettata, quasi 9 milioni di euro nelle casse del suo club.

La sua fama lo ha preceduto. In patria Berti, uno dei suoi ex allenatori, lo ha paragonato addirittura a Mario Kempes. Niente male per uno che viene dal club di Maradona. A Stoccarda c’erano alte aspettative: tutti volevano scoprire Nico. In realtà il primo anno non è stato particolarmente brillante. Lampi di talento, ma con tutte le difficoltà di una squadra che non riesce a carburare. Si fa notare nei mesi invernali, dopo aver preso confidenza con il campionato, ma a far discutere è più una gomitata rifilata ad Ayhan che lo tiene fuori per tre giornate.

La scintilla non è scattata e lo Stoccarda vedeva il baratro, finendo terzultimo e allo spareggio salvezza contro l’Union Berlino. Perso. Con Gonzalez in campo per quasi tutta la gara d’andata, terminata 2-2, e nel solo primo tempo nella gara di ritorno, finita 0-0. Retrocessione. Un bilancio di un paio di goal, assist che si contano sulle dita di una mano. Poca roba. Specialmente per le premesse.

Vista la grande attenzione della scena calcistica internazionale, in molti si aspettavano una partenza immediata, nonostante un contratto fino al 2023. Alla fine Gonzalez si è convinto a rimanere. Anche in 2. Bundesliga. Al centro del progetto del nuovo allenatore Tim Walter, da attaccante centrale, di riferimento. La vera svolta è arrivata con il cambio tecnico a dicembre, l’arrivo dell’ex vice di Nagelsmann Pellegrino Matarazzo, al primo incarico da capo allenatore. Con le idee chiarissime.

Nel 3-4-2-1 con cui lo Stoccarda scendeva in campo, Nico aveva un ruolo particolare: giocava come ‘quinto’ di sinistra, in un’interpretazione tutt’altro che convenzionale del ruolo. Libertà di svariare, di puntare l’uomo, di attaccare l’area, in un sistema che molti disegnavano come un 3-2-2-3, un ‘WM’ vecchio stampo reinventato in chiave moderna. Un ruolo perfetto per Gonzalez. 10 goal e 2 assist nel girone di ritorno con l’italo-americano laureato in matematica ma che ha scelto il calcio. L’esplosione, le nuove attenzioni di tutta l’Europa, le voci di addio, dichiarazioni che sapevano di separazione. E invece, di nuovo, nulla di tutto ciò. Un altro anno a Stoccarda, con tanto di prolungamento di contratto.

Nel frattempo, l’Albiceleste. La prima convocazione di Lionel Scaloni è arrivata quando Gonzalez giocava in 2. Bundesliga. L’esordio, pure. Ha subito fatto parte del nuovo corso dell’Argentina post Mondiale. Era l'ottobre 2019. A settembre era stato convocato per la prima volta nell’Under 23. Il CT lo ha seguito e lo ha richiamato anche lo scorso novembre, quando Gonzalez era al rientro da un problema muscolare che lo ha messo fuori gioco per l’avvio di stagione. E lo ha fatto giocare titolare, come terzino sinistro di una difesa a quattro. Per sfruttare la sua velocità. Non a caso, ‘Speedy’. Con un’interpretazione tutta sua del ruolo, come piace a Pellegrino Matarazzo. Contro Paraguay e Perù sono arrivati anche due goal. Uno per partita. Per metterlo ancora di più sulla ‘mappa’.

Al resto doveva pensarci l’ultima stagione di Bundesliga, quella che Gonzalez ha giocato soltanto a metà a causa di diversi infortuni. Uno che lo ha fermato già nella preparazione, un problema muscolare per la precisione. Poi una brutta distorsione rimediata contro l’Hoffenheim, peraltro dopo aver segnato un goal meraviglioso. Di nuovo, un altro problema muscolare per togliergli il finale di stagione. Aveva segnato 6 goal e fornito due assist nelle prime 11 presenze. Dal 20 gennaio in poi, tra squalifiche (il temperamento e l’attenzione ai cartellini è ancora da regolare) e infortuni, soltanto 247 minuti giocati nell’arco di quattro partite.

La novità negli schemi di Matarazzo è stata la posizione. Con un’interpretazione diversa del 3-4-2-1, Nico Gonzalez ha giocato da attaccante, da ‘nove e mezzo’, a volte spalleggiando un giocatore più fisico come Kalajdzic e altre da solo. Forse la sua miglior posizione, in cui può esaltare la sua tecnica nello stretto. Meno spazio, forse, in termini di profondità per sprigionare la propria velocità. Ma la sua duttilità è un grande punto di forza. Ed è ciò che ha convinto Scaloni a schierarlo ovunque, a ogni altezza sulla corsia mancina. Sul piede forte, il sinistro. Più realizzatore che assist-man, più concreto che rifinitore.

Di certo, un giocatore che a soli 23 anni è già stato spesso sulla bocca di tutta Europa. Ora è pronto ad una nuova avventura, questa volta in Italia e in Serie A.

La Fiorentina , pur di farlo suo, ha fatto uno sforzo economico importante, rendendo Gonzalez il giocatore più costoso della sua intera storia.

Il ragazzo di Belén de Escobar ha fatto strada.