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Da San Siro alla Non-League, passando per il Milan e i problemi al cuore: Uchegbulam

23:16 CET 17/01/23
Jesurun Uchegbulam
Arrivato in Italia da piccolissimo, è cresciuto calcisticamente in rossonero: il trasferimento in Inghilterra della famiglia ha cambiato tutto.

Alla fine, i sogni del Chesterfield si infrangono all’Hawthorns: perché “bruciano”, pur passando per una battutaccia da pub, sembra troppo scontato. Il cammino degli Spireites non è durato poco, comunque: è, ugualmente, una bella notizia, quasi perfettamente in linea con la storia. Nel 1997, ad esempio, l’allora squadra di John Duncan ha persino accarezzato l’idea di disputare un’incredibile finale di FA Cup contro il Chelsea di Vialli, Zola e Di Matteo, sorte poi toccata al Middlesbrough di Ravanelli e Festa, sconfitto a Wembley dai Blues. Altro calcio.

Fatto sta che di questo Chesterfield, quello attuale, guidato da Paul Cook, si parlerà comunque. Anche perché, rispettando una delle regole non scritte del calcio inglese, non ha guardato in faccia nessuno, in FA Cup e da squadra di National League, arrivando fino al replay del terzo turno contro il West Bromwich Albion, pareggiando in casa per 3-3. Il rematch non è andato benissimo: 3-0 ad Hawthorns, e tutti a casa. Non importa.

Al 75’ Cook pensa sia bene spendere le ultime sostituzioni rimaste facendo entrare alcuni giovani: anche perché sul 3-0 c’è poco altro da dire: uno di questi è Jesurun Uchegbulam. Nigeriano di nascita, italiano dentro. Nel profondo: nelle viscere.

“Mi sono sempre detto di rialzarmi e andare avanti, ogni volta che sono andato incontro a un ostacolo”.

Jesurun ha 22 anni, compiuti il primo giorno dell’anno: è un classe 2001, ma ha vissuto già due vite. Una in Italia, l’altra in Inghilterra, profondamente divise e segnate dalla capacità di rafforzare la propria corazza, senza mai voltarsi indietro. Tra il 2016 e il 2017, ad esempio, la sua vita cambia radicalmente: la famiglia di Uchegbulam arriva nel nostro Paese quando ha appena un anno: a sette anni, invece, il suo rapporto con un pallone è talmente stretto da consentirgli di entrare nel settore giovanile del Milan. Oggi è un’ala, ma in rossonero è cresciuto da difensore, cambiando ruolo con il passare degli anni, tutti vissuti con ambizioni concrete.

“Al Milan ho sempre giocato in squadre di almeno due anni più grandi: quando avevo 14 anni, ad esempio, giocavo per l'Under 17”, racconta alla BBC.

La sua storia, comunque, si intreccia a quella di tantissimi altri ragazzi che, pur con ottime prospettive, non sono riusciti a farcela come avrebbero voluto: restano i ricordi, restano le esperienze, anche in giovane età. Come quando a Jesurun venne data la possibilità di scendere in campo a San Siro.

“Abbiamo giocato contro l'Inter in una partita del settore giovanile, che abbiamo perso. C'era una grande folla. Ero così giovane che per me giocare lì era come giocare su qualsiasi altro campo: adesso mi viene la pelle d’oca ogni volta che gioco per il Chesterfield. Prima volevo solo scendere in campo e divertirmi”, ha proseguito.

Le cose, però, come avrete capito non vanno bene: non calcisticamente, quanto socialmente. La famiglia di Uchegbulam è una delle tante investite dalla crisi economica che ha colpito l’Italia e i genitori perdono il lavoro: l’unica via è emigrare in Inghilterra.

Jesurun ha 15 anni, ma ci sono ancora buone prospettive: l’Everton, ad esempio, lo chiama per un periodo di prova dopo averlo visto giocare a livello amatorile.

“Dopo essere cresciuto giocando come difensore centrale al Milan, ho capito che la posizione migliore per me sarebbe stata più in alto. Ero forte, potente, avevo passo e fiuto del goal: sono stato all’Everton per sei settimane, mi stavo divertendo. Poi è arrivata la notizia…”.

Ecco, “quella”, notizia. “Avevo bisogno di un intervento chirurgico, ero devastato”. Jesurun viene sottoposto ad alcuni controlli in ospedale: forse un dubbio. Forse qualcosa in più: la pressione sanguigna sembra normale, in un primo momento.

“Ulteriori test hanno mostrato una cisti al cuore che doveva essere rimossa”. E stop di diversi mesi, come racconta alla BBC. “Mi hanno detto che se non l’avessi fatto avrei potuto collassare, o anche peggio”.

È da quel momento che parte la seconda vita di Uchegbulam: gioca allo Stockport Town, poi al Mosslet e al Matlock Town. Quello con il Chesterfield, firmato nel luglio del 2022, è il suo primo contratto da professionista.

“È un sogno da cui non mi sono ancora svegliato”.

A metà settembre arriva un’altra gioia: Cook lo inserisce al 67’ della sfida di campionato contro Yeovil Town, in trasferta. All’80’ segnano i padroni di casa: all’87’ c’è un calcio d’angolo con una deviazione in area che finisce, sostanzialmente, sui piedi di Jesurun che prende la mira e insacca. È 2-2: è il primo goal tra i pro: “Visto il mio viaggio, non c’è sensazione migliore. Ha significato il mondo intero, per me e per la mia famiglia”. C’è ancora tempo. C’è sempre tempo.