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Christian Lattanzio Charlotte MLSYou Tube

Mental Coach con Mancini, protagonista in MLS: Christian Lattanzio, "Un romano in America"

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“Dal 2001 ho cominciato a cimentarmi nello studio della PNL": non è una frase a caso, quella che Christian Lattanzio inserisce nella “Bio” che va a presentarlo come parte del Team Workout, una squadra di coach votati alla formazione on-demand di diverse discipline. Il suo è un riferimento importante, pesante: per Harry Alder Beryl Heather, uno dei principali promotori, la “PNL”, la “Programmazione Neuro-Linguistica”, è un "approccio alla comunicazione, allo sviluppo personale e alla psicoterapia". Insomma: ha a che fare con i processi legati al linguaggio e i vari aspetti del comportamento, intrecciati all’esperienza.

A voler essere filosofici, si potrebbe dire che un primo assaggio della “PNL” lo si ha direttamente con Platone, che tramite l’uso dello stesso linguaggio, quindi del dialogo, puntava ad arrivare, sintetizzando in maniera brutale il concetto, alla spiegazione dell’essere “delle cose”. All’analisi delle diverse situazioni del quotidiano: a far tutto ciò, nel calcio, sono gli allenatori. Più o meno da sempre.

Collaborano, parlano: approfondiscono. Dialogano, appunto, con i propri calciatori, con il proprio staff: risolvono e sciolgono nodi, in certi casi. Questioni complesse, come quella che ha “investito” Charlotte alla fine del maggio del 2022, quando Miguel Angel Ramirez viene esonerato dopo il ko contro i Seattle Sounders, sostanzialmente a metà stagione: il club solleva dall’incarico il suo primo, storico allenatore in MLS, senza però salutare il suo vice. Che è italiano: è cresciuto e ha vissuto in Italia, ma praticamente tutta la sua carriera nel mondo del calcio è stata costruita all’estero. Ed è fortemente ingiusto, a pensarci bene.

Lui, sempre nella breve “Bio” che si può trovare online, lo definisce “un punto di vista privilegiato”, quello che è riuscito a sviluppare sin da quando è entrato a far parte del settore giovanile del West Ham, nel 2000. Un’esperienza importante (“nata quasi casualmente”, ammette) che, più avanti, gli permetterà di collaborare con Gianfranco Zola (e Fabio Capello,nell'Inghilterra,poi) che, se vogliamo, è il vero e proprio punto di svolta della sua storia. Ed è ciò che lo ricongiunge all’Italia, in qualche modo.

“Lavorare nel settore giovanile per me è stato necessario, perché non ho un nome da calciatore che mi può permettere di saltare le tappe”,ha spiegato a metà 2021 al canale YouTube Ria Management Channel.

Ritornando al recente passato, nel 2022 Charlotte è al suo primo anno in Major League Soccer, ma a metà stagione si trova, come detto, a cambiare allenatore: la scelta di puntare su Lattanzio è intelligente, soprattutto.

“Dal punto di vista sostanziale questo ruolo è diverso, ma in termini calcistici la differenza non è così grande. È bello che io stia parlando di fronte a voi ragazzi, ma devo stare attento a non riversare la mia energia nelle aspettative che ho su questo ruolo, perché voglio impiegare le mie energie per il lavoro con i miei giocatori”.

Già dalla prima conferenza stampa dell’allenatore italiano si notano più aspetti: la concretezza, in primis, e la lucidità legata al concetto di “spreco di energie”, mentali, soprattutto. Anche in questo caso, non è una coincidenza. Lattanzio è considerato una delle figure più importanti tra quelle che hanno contribuito al successo del Manchester City in Premier League,nel 2012.Non ai livelli del “Kun”, Sergio Aguero, né di Roberto Mancini: con l’attuale Commissario Tecnico della Nazionale italiana, però, il legame è forte. Anche perché in quel periodo Lattanzio non era un componente qualunque del suo staff, ma il Mental Coach. Non si rimonta il Manchester United di Sir Alex Ferguson vincendo “in quella maniera” contro il QPR senza essere centrati, ecco.

“Il Mental Coach è un vero e proprio allenatore e in quanto tale sarebbe bene faccia parte dello staff tecnico. Allenare la mente significa identificare, insieme allo staff e ai giocatori stessi, quelle aree specifiche in cui il calciatore vuole migliorare, e preparare delle strategie di intervento”, ha spiegato a Calciomercato.com, nel 2011.

Neanche due settimane dopo la sua nomina da allenatore del Charlotte, Lattanzio è di scena al Bank of America Stadium, davanti a più di 30 mila spettatori. Schiera un 4-3-3 “ereditato” da Ramirez, nel segno della continuità. Il problema è soprattutto mentale: i nerazzurri segnano sia nel recupero del primo tempo, che in quello del secondo. Contro New York Red Bulls, club storico in MLS, finisce 2-0: reti di Bender e Jones.

“Non ho un piano. Il mio piano è non avere un piano: voglio solo aiutare i ragazzi”, ha, invece, commentato in chiusura della già citata conferenza stampa tenuta al suo arrivo.

Che sembra un po’ una caricatura, a pensarci bene, ma non lo è. Il resto della stagione del Charlotte FC, in realtà, sarà molto altalenante, tanto da non centrare la qualificazione ai Playoff di Eastern Conference e chiudere al decimo posto, davanti ad Atlanta, Chicago, Toronto e DC United. Quattro ex campioni MLS. Mica così male.

Come non è male la scelta del club nerazzurro di confermarlo alla guida della prima squadra, da allenatore e non vice (ruolo che aveva già ricoperto al New York City e al Nizza con Patrick Vieira tecnico). È l’uomo giusto, al momento giusto: nel periodo in cui Charlotte si trova ad affrontare, tra i diversi aspetti legati all’inizio della nuova stagione di Major League Soccer, la scomparsa di Anton Walkes,laterale ex Tottenham e Portsmouth, sotto contratto con i nerazzurri, morto a metà gennaio dopo essere stato coinvolto in un incidente nautico.

“Abbiamo fatto una promessa: sarà sempre con noi - ha spiegato Lattanzio nel corso della pre-season -Vogliamo rientrare al meglio perché lui sarà con noi”.

In quello che potrebbe essere il campionato della consacrazione dell’allenatore italiano che ha svestito i panni di vice per indossare quelli di “head coach”. Lattanzio alla guida della prima squadra: attraverso il linguaggio, il dialogo, risolve e costruisce, sviluppa il progetto del Charlotte FC, invertendo uno dei più iconici titoli cinematografici che si legano alla carriera di Alberto Sordi. Non “Un americano a Roma”, ma “Un romano in America”. L’ennesimo pezzo di Italia in MLS.

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