A ventuno anni dall’ultima volta, una squadra italiana torna ad essere protagonista in una finale di Europa League. Allora, era l’edizione 1998-1999, fu il Parma a sfidare, e a superare, nell’ultimo atto di quella che allora ancora si chiamava Coppa UEFA il Marsiglia. Questa volta sarà invece l’Inter ad affrontare il Siviglia.
L’ultimo ostacolo da superare non è certamente quello dei più agevoli. La squadra di Julen Lopetegui non solo è ricca di talento, ma fa della solidità uno dei suoi punti di forza. I numeri, da questo punto di vista, non mentono: il Siviglia ha recentemente chiuso la Liga al quarto posto e con la terza miglior difesa del torneo. Le reti subite in 38 turni sono state appena 34 e solo Real Madrid (25) e Atletico Madrid (27) sono riuscite a far meglio.
La difesa Rojiblanca ha dato grande prova di forza anche in Europa League: in undici partite disputate i goal subiti sono stati 5, mentre per sette volte la porta è rimasta inviolata. Tra i segreti del Siviglia ci sono ovviamente una grande organizzazione, ma anche tre uomini che si sono ritagliati dei ruoli da protagonisti assoluti: il portiere di coppa Yassine Bounou ed i due centrali Diego Carlos e Jules Koundé. Sono loro tre i uomini cardine di un reparto fortissimo e che sarà chiamato ad arginare Lautaro Martinez e Romelu Lukaku.
YASSINE ‘BONO’ BOUNOU, IL PORTIERE DI RISERVA CHE SI E’ RISCOPERTO EROE
Quando il 2 settembre 2019 si è trasferito al Siviglia in prestito dal Girona, in pochi avrebbero probabilmente immaginato che Yassine Bounou si sarebbe ritagliato un ruolo da protagonista assoluto nella stagione dei Rojiblancos. Approdato nella compagine dei Sevillistas con il preciso scopo di vestire i panni di secondo alle spalle del titolarissimo Vaclik, era accompagnato da un curriculum non propriamente straordinario che parlava soprattutto di una lunga gavetta fatta tra molta Secunda Division B e Secunda Division e poca Liga.
Nato in Canada, a Montreal, in tenera età si è trasferito in Marocco, dove ha scoperto il suo amore per il calcio. Unitosi al Wydad Casablanca, ha dovuto attendere il 2011 prima di debuttare tra i professionisti, ma gli sono bastate appena 7 partite per convincere l’Atletico Madrid a puntare su di lui. Chiuso da Courtois ed Aranzubia è stato subito dirottato nell’Atletico Madrid B, compagine con la quale ha disputato due campionati nella terza serie del calcio spagnolo, prima di fare capolino in quella prima squadra con la quale non ha mai esordito e di trasferirsi in prestito al Real Saragozza in seconda divisione, senza mai diventare titolare inamovibile della squadra.
La svolta arriva nel 2016, quando il Girona crede in lui. Prima un’altra stagione in seconda divisione, poi due annate da buon protagonista in Liga, prima dell’approdo in prestito al Siviglia dopo la retrocessione dei catalani. Lopetegui gli ha fin da subito assegnato i galloni di ‘portiere di coppa’ ed è proprio nelle coppe, soprattutto in Europa League, che ‘Bono’ (il soprannome che porta anche sulle spalle) si esalta. Nove le presenze sin qui totalizzate (che si vanno ad unire alle sei in campionato e alle due in Coppa del Re), tutte da ottimo protagonista. Si guadagna le luci della ribalta nei quarti di finale contro il Wolverhampton, quando para un rigore a Raul Jimenez, un tiratore infallibile che mai aveva fallito un tiro dal dischetto in una squadra di club. Ad aiutarlo è stata anche l’esperienza con quell’Atletico Madrid, con il quale non è mai riuscito ad esordire: “Ho giocato con Jimenez nell’Atletico, conoscevo il suo modo di tirare. Lui è uno che aspetta molto prima di calciare, io lo sapevo e quindi ho aspettato prima di intuire la traiettoria del pallone”.
Bounou si ripete anche in semifinale contro il Manchester United, tanto che tutti al termine del match lo incoronano protagonista assoluto della gara. I Red Devils tirano sette volte verso la sua porta, lui para sei tiri. Riuscirà a batterlo solo Bruno Fernandes su rigore. Esaltato tanto dalla stampa spagnola, quanto da quella inglese, al termine della sfida vinta 2-1, sta semplicemente vivendo il momento più importante della sua carriera. Il suo stato di forma è straordinario e l’Inter dovrà anche fare i conti con il suo stato di grazia a Colonia.
Getty ImagesDIEGO CARLOS, IL 'MURO' CHE FU SCALCIATO DALL'ARBITRO
14 gennaio 2018, allo Stadio della Beaujoire si gioca Nantes-PSG. I parigini sono avanti per 1-0 quando al 90’ Kylian Mbappé si invola verso l’area avversaria per chiudere definitivamente i conti. L’azione sfuma, ma resta comunque a suo modo negli annali poiché al termine della stessa, l’arbitro Tony Chapron estrae il secondo cartellino giallo e quindi espelle uno dei due centrali della squadra allenata da Claudio Ranieri. All’inizio nessuno capisce cosa sia accaduto, poi ci pensano i replay a fare giustizia: il direttore di gara dopo essersi accidentalmente scontrato con il giocatore, nel cadere lo scalcia e, non contento, lo manda anche negli spogliatoi. Le immagini fanno il giro del mondo e l’episodio porterà di fatto alla conclusione della carriera di Chapron.
Intanto Diego Carlos si è guadagnato per la prima volta le luci della ribalta a livello internazionale e lo ha fatto nel modo che mai avrebbe immaginato. Il percorso che lo aveva portato a quella partita era stato lungo e faticoso. Prima di iniziare la carriera da calciatore, aveva fatto diversi lavori per aiutare la sua famiglia e, dopo aver giocato nelle serie inferiori brasiliane, a 21 anni aveva lasciato il suo paese per tentare la fortuna in Portogallo. L’approdo all’Estoril Praia, poi l’esperienza in prestito al Porto B ed infine il grande salto proprio al Nantes, dove riesce finalmente ad imporsi. Nel giugno 2019 è Monchi a scommettere forte su di lui e ad investire ben 15 milioni di euro per portarlo al Siviglia. I soldi sono tanti, ma decisamente ben spesi, tanto che Diego Carlos si prende subito una maglia da titolare e non la lascia più.
Dotato di grandissima forza fisica, che si abbina ad ottime qualità tecniche, velocità e eccellenti doti aeree, è uno degli uomini di punta della squadra di Lopetegui. La tifoseria del Siviglia l’ha ribattezzato ‘El Muro’ e forse non serve nulla di più per spiegare quali siano le sue capacità. Una sola stagione in Liga gli è bastata per attirare su di sé le attenzioni di molti tra i migliori club europei, ma per riuscire ad acquistare il suo cartellino adesso servirebbero cifre da capogiro. Per lui sono state sette le presenze in questa Europa League, sei delle quali da titolare e tutte giocate a livelli molto alti.
GettyJOULES KOUNDE’, L’ACQUISTO PIU’ COSTOSO DELLA STORIA DEL SIVIGLIA
Quando Monchi, dopo la non fortunatissima esperienza alla Roma, ha fatto ritorno al Siviglia, la prima cosa che è stato chiamato a fare è stata lavorare sulla difesa. Quello che aveva trovato era un reparto troppo permeabile e così, subito dopo aver acquistato Diego Carlos, ha chiuso l’operazione che ha portato in Spagna Jules Koundé. Come il suo ‘gemello’ nel cuore del reparto arretrato di Lopetegui, è arrivato dalla Francia (è cresciuto nel Bordeaux e con i Girondini si è imposto giovanissimo in Ligue 1), è un centrale ed il suo cartellino è costato una cifra importante: 25 milioni di euro, cosa questa che fa di lui l’acquisto più costoso della storia del club.
A differenza di Diego Carlos ha impiegato un po’ di tempo per prendersi una maglia da titolare, visto che inizialmente si è ritrovato chiuso da Daniel Carriço, uno dei giocatori più esperti della squadra, ma ha sfruttato proprio l’Europa League per mettersi in mostra e scalare le gerarchie. Fortissimo in marcatura, è molto abile nel gioco aereo nonostante i ‘soli’ 181 cm di altezza. Proprio la sua altezza aveva fatto sorgere dei dubbi in molti, ma per Koundé la cosa non ha mai rappresentato un problema: “So che molte persone si chiedono come posso cavarmela contro attaccanti più alti di me, ma non ho mai avuto paura ad andare al confronto di testa. L’altezza non è solo una questione di centimetri, quello che conta è giocare in modo intelligente. Cannavaro nella sua carriera ha vinto un Pallone d’Oro ed ha giocato nel Real Madrid, a sentire la gente sarebbe stata una cosa impossibile”.
Veloce, forte nel corpo a corpo, bravo in fase di impostazione ed abilissimo nel leggere le giocate degli avversari, ha una maturità quasi inedita per un ragazzo di 21 anni, cosa questa che gli consente di esprimersi al meglio anche e soprattutto nelle partite importanti. Insieme a Diego Carlos forma una coppia solida ed ottimamente assortita: “Diego è molto forte. Siamo complementari, perché abbiamo qualità diverse e insieme formiamo una bella coppia. Io gioco più corto e tra le linee, lui gioca bene in lungo”. In questa Europa League ha totalizzato 8 presenze tutte dal primo minuto che hanno contribuito a farlo entrare nei radar di molte big. Il suo nome è stato accostato anche a quelli di Real Madrid e Barcellona, ma nel suo contratto è stata inserita una clausola rescissoria da 75 milioni di euro e difficilmente il Siviglia lo farà partire per meno.




