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La parabola Boakye: dalla Serie A alla profezia Stella Rossa

08:25 CET 28/01/22
Richmond Boakye
Cresciuto nel Genoa, con cui ha segnato all'esordio, si è messo in mostra al Sassuolo. In maglia Juventus solo amichevoli, in Serbia è diventato mito.

Vecchie e nuove generazioni, zoomers, boomers e millenials, tutti amanti del calcio degli ultimi trent'anni soffrirebbero all'eventuale domanda sul calcio ghanese e i suoi maggiori interpreti. Se la Costa d'Avorio ha avuto in Drogba il massimo esponente luminoso della Generazione d'oro, se il Camerun ha come maximo conquistatore dell'Europa e della sua colorata casacca, Sami Eto'o, se Algeria ed Egitto possono vantare dei costanti candidati al Pallone d'Oro come Mahrez e Salah, il Ghana non ha mai avuto una stella capace di ergersi ad esponente numero uno del movimento. Forse perché i titoli della Coppa d'Africa vinti risalgono dagli anni '60 e 80', e il mancato passaggio alle semifinale dei Mondiali sudafricani come prima compagine del continente a spingersi così in avanti hanno spostato i riflettori altrove. E così ognuno, timidamente, cerca di dare il proprio nome del big assoluto, del Re Sole di Accra. Boateng? Forse. Abedì Pelé? Probabilmente. Gyan Asamoah? Perché no. Notoriamente i più in vista delle The Black Stars, hanno avuto modo di far parlare di sè in svariati campionati e molteplici competizioni. Tutti loro hanno giocato in Italia, ma nessuno di loro è il massimo marcatore del proprio paese da Nord al Sud (isole comprese) della Penisola. Quel titolo spetta a Richmond Boakye.

A 29 anni, Boakye ha vissuto all'interno di quella bolla che ha caratterizzato tanti della sua generazione. Ha segnato a grandi squadre, ha vestito casacche importanti e partecipato a tornei d'elite, ma è sempre mancato quel passo in avanti utile ad inserirlo nella schiera dei giocatori ghanesi più riconosciuti. Per anni è stato visto come l'erede di Gyan Asamoah, ex Udinese che detiene il record di presenze e reti con la Nazionale di Accra. Ma il pazzo calciomercato delle comproprietà in Italia, gli infortuni e una mancata conferma in ogni punto della sua carriera, hanno fatto smarrire al classe 1993 la strada della gloria eterna, fermandosi nel viale della normalità.

Nell'ultima intervista rilasciata a Goal prima della Coppa d'Africa 2022, che per il suo Ghana si è rivelata disastrosa causa eliminazione per mano delle Comore, Boakye aveva risposto ai vecchi paragoni con Gyan spiegando le sue ragioni:

"Sono onorato di essere paragonato a Gyan, un giocatore che ha avuto un grande impatto in nazionale. Ho sentito questi confronti e li ho letti, ma quando sono tornato dalla Cina ho avuto degli infortuni e sicuramente mi hanno rallentato".

Già la Cina, dove Boakye è approdato nel 2018 dopo aver messo a ferro e fuoco Belgrado con la maglia della Stella Rossa. Definire la sua era con i Crveno-beli come leggendaria sarebbe alquanto riduttivo. E' stato semplicemente un carrarmato con gli scarpini nel campionato serbo, ma non solo. Quando ha sentito la musichetta della Champions League e le nuove note dell'Europa League ha fatto di tutto per cercare di superare Gyan. Parlano per lui i 58 goal in 83 presenze, di cui 12 in 22 nelle varie competizioni continentali. Vecchia conoscenza della Serie A, in che modo Richmond è sbarcato nella Superliga Srbije u fudbalu? In maniera che qualcuno definirebbe bizzarra. E che qualcun altro applaudirebbe. Questione di punti di vista, credenze e soggettività. Ci arriveremo più tardi.

NATURALEZZA GENOA

Boakye viene notato nel 2008 dal Genoa, che lo porta in Italia quando il ragazzo ha 15 anni. Arrivato in Italia, racconterà in seguito a The Tracker, dovrà rispondere sul campo ai dubbi della persona, non meglio precisata, che andrà a prenderlo per portarlo in hotel:

"Mi chiese, guardando la mia altezza e tutto, puoi giocare? Sono andato in hotel e sono venuti a prendermi nel pomeriggio per giocare. Avevo 15 anni, mi hanno inserito nell'Under 15 per la prima gara e dopo 40 minuti avevo segnato già quattro goal. Un dirigente chiese chi ero. Così mi hanno fatto smettere con quella gara e fatto subito giocare lo stesso giorno con gli Under 17. Ho preso le scarpette, ho giocato con loro e ho segnato cinque reti. Ero sotto shock, sono tornato in albergo e il giorno dopo mi hanno chiesto di rimanere per firmare un contratto di quattro anni".

Felicissimo, con un talento immane, in una città e in un paese completamente nuovi. Sa adattarsi, Boakye, ma rimane un adolescente che dell'Italia conosce solo il calcio, l'unico modo per andare avanti. In squadra c'è anche Isaac Cofie, connazionale nato ad Accra due anni prima. 730 giorni in più al mondo per capire come mettere in difficoltà il nuovo arrivato e gli altri giovani connazionali su cui può contare il Genoa, tra cui Masahudu Alhassan:

"Ci ha portato in un negozio e ha comprato un sacco di cose. Eravamo felicissimi, ma dopo un po' abbiamo capito che aveva usato cinque euro per comprare tutto. Credevamo avesse speso un sacco di soldi, invece stava solo bluffando".

Ingenuo fuori dal campo, Boakye sul terreno di gioco sembra un esperto trentenne navigato. Sa cosa fare, sempre. La realtà è che Richmond scende in campo come se fosse ancora ad Accra, senza pensare all'industria calcio in Italia, ai milioni di tifosi, a pressione e aspettative. Scende in campo, segna, vince. Sempre, parte due. Non è un caso che tra il 2009 e il 2010 riesca a vincere con il Genoa due Supercoppa Primavera, un campionato di categoria e la Coppa Italia giovanile. En-plein a posteriori anche abbastanza intuibile, visto e considerando Lazarevic, Ragusa, Polenta, El Shaarawy, Perin, Sturaro e Kharja in squadra.

Le 21 reti segnate in 55 gare lo spingono fino alla prima squadra, allenata da Gianpiero Gasperini. E' il più giovane in Primavera, è il più giovane nella primavera del 2010, quando il tecnico lo butta nella mischia nella gara del 3 aprile contro il Livorno. L'infortunio di Suazo al 12', titolare al posto dell'indisponibile Diego Milito, scombina i piani di Gasp, che ha due opzioni: scegliere un'ala e stravolgere un reparto offensivo che ha in Palacio e Palladino i due trequartisti, o scegliere il 17enne. Ah sì, abbiamo spoilerato. Entra lui.

Boakye entra e quasi si fa beffe di giocatori abituati a militare in un campionato così duro da almeno un decennio. Una lesa maestà che non può ancora comprendere: non è nervoso, vuole solo segnare. Ragazzino in tutto e per tutto. Sfiora il goal, poi fulmina Rubinho stoppando in mezzo all'area col petto, facendo scivolare la palla sul destro e in fondo al sacco. Sarà la sua unica rete con la prima squadra del Genoa, la numero uno delle 29 tra Serie A e B che lo rendono il ghanese più prolifico, più di Abedi Pelé, Boateng, Gyan Asamoah, Appiah.

ESPLOSIONE SASSUOLO. ILLUSIONE JUVENTUS

Terzo marcatore debuttante più giovane in Serie A, alterna però Primavera e poche sparute presenze in campionato, per il vecchio principio italico che ok i record, ma i giovani rimangono sempre tali, poco considerati, lontani dalla sicurezza dell'esperto interprete. Mah. Il Genoa sceglie di darlo in prestito al Sassuolo, in Serie B, per farsi le ossa. Boakye è stato dimenticato, perché al suo fianco hanno giocato sia Berardi che Pavoletti, ma nella seconda ananta in neroverde, dopo i dieci goal e la sua prima storica doppia cifra, nella seconda è lui uno dei massimi goleador della squadra. Sotto Di Francesco segna undici reti, come i due compagni d'attacco e Terranova. Pea lo ha aiutato ad emergere, il secondo mister del suo biennio ad esplodere.

Quando Boakye inizia il 2012/2013 che lo porterà ad ottenere la promozione in Serie A, è stato ceduto in prestito per la seconda volta al Sassuolo. Se la prima ha visto il Genoa come protagonista, la seconda ha nella Juventus - che lo ha acquistato in comproprietà - la detentrice del suo destino. Una Madama che ha appena cominciato la sua scalata verso il ciclo vincente post-Calciopoli. Marotta e la dirigenza bianconera che renderà di nuovo grande Madama, punta una schiera infinita di giovani, che finiscono nel calderone del calciomercato spesso senza mai avere l'opportunità di scendere in campo per una gara ufficiale.

Nel luglio 2012, Boakye gioca qualche amichevole con la Juventus, tra cui una contro il Milan, prima di tornare in Serie B:

"Juventus Football Club S.p.A. comunica di aver acquistato a titolo definitivo dalla società Genoa C.F.C. S.p.A. il diritto alle prestazioni sportive del calciatore Richmond Boakye per un importo di € 8 milioni pagabili in 2 anni. Contestualmente le due società hanno stipulato un accordo di partecipazione (ex art. 102 bis N.O.I.F.) relativo al medesimo calciatore per un importo di € 4 milioni pagabili dal Genoa in 2 anni".

Rinnovata la comproprietà dopo l'ottimo biennio al Sassuolo, Boakye viene però ceduto nuovamente in prestito. Quando si comincia così, la storia è già scritta: prestito, ritorno, prestito, ritorno, addio definitivo. E così accade: il ragazzo ghanese prova l'esperienza spagnola (il suo campionato preferito) con la maglia dell'Elche. Una buona annata in cui riuscirà anche a fermare il Real Madrid. Dunque contribuirà alla crescita dell'Atalanta, che lo acquisterà a titolo definitivo (ecco). Anche a Bergamo non cambierà la questione: prestito al Roda, addio al Latina e dunque, nel 2017, alla Stella Rossa.

PROFEZIA BIANCOROSSA

Siamo arrivati alla più grande soddisfazione calcistica di Boakye, Belgrado a la sua Red Star. Sono state cinque le stagioni in Serbia, con un paio di mesi al Jiangu Suning nel mezzo. E' il 2017 e Richmond, credente, ascolta le parole del suo pastore, quando indossa la maglia del Latina:

"Mi disse che sarebbero arrivate due squadre e che avrebbero mostrato interesse a ingaggiarmi. Una gialla, una biancorossa. Mi disse di scegliere quest'ultimi. Questo è successo quattro mesi prima rispetto a quando il mio ex agente Oliver Arthur mi ha chiamato per informarmi che due club volevano ingaggiarmi. Ho detto Serbia? Ma Oliver mi ha detto che avevano la maglia biancorossa e mi sono ricordato cosa mi aveva detto il mio pastore. Così ho parlato con lui di unirmi alla Stella Rossa di Belgrado quando è arrivata l'offerta. Era la squadra in maglia biancorossa come aveva profetizzato. Non sapevo nemmeno della sua esistenza finché non sono arrivato in Serbia. Ora molti ghanesi conoscono la Stella Rossa Belgrado, grazie a me. È stata opera del Signore".

Qualsiasi cosa sia stata, rende Boakye un Re in quel di Belgrado. Ammetterà che in città nessuno gli farà pagare un conto al ristorante, tanto grande il ringraziamento della parte biancorossa della sua città. Che verrà creato un piatto in suo onore. Una volta raggiunti tutti gli obiettivi, leggasi due campionati vinti e tanti goal segnati, sceglierà prima la Cina, e dunque la Polonia, anche grazie alla fidanzata, reduce da un periodo di studio nel paese. Firmerà con il Górnik Zabrze, per provare a scacciare un periodo che da roseo, in Serbia, si è trasformato in oscuro, causa diversi problemi fisici e una minestra ormai riscaldata dopo il ritorno nel torneo in seguito ai mesi cinesi.

PRESENTE E FUTURO

A Zabrze, però, Boakye non riuscirà ad imporsi, passando al Beitar Gerusalemme nel luglio 2021. Sotto contratto con il club israeliano fino a giugno 2022, vive l'ottavo campionato della sua carriera. A 29 anni quel salto utile a divenire il nome che ogni tifoso accosta al Ghana non è avvenuto, ma mai dire mai.

Del resto l'essere massimo cannoniere in Italia non è poco, così come l'aver segnato al debutto in Serie A e aver punito il Real Madrid. I Mondiali potrebbero ancora renderlo il top del suo paese eternamente, così come un nuovo salto nel grande calcio. Il primo passo è entrare nel cuore dei suoi compaesani come Gyan. Il secondo, quello di entrare in quell'eternità accessibile da ogni generazione. Come Drogba, Eto'o, Salah. C'è ancor atempo, Richmond.