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Antonio Puerta FC SevillaGetty Images

Antonio Puerta, Sevillista per sempre

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Tredici anni fa, un evento ha cambiato la storia di un intero club. Ne ha cambiato il modo di pensare, di vivere. La prematura scomparsa di Antonio Puerta ha segnato profondamente il Siviglia. Da quel giorno, nulla è stato più lo stesso. Da quando uno dei simboli di quella squadra, fresca vincitrice della sua seconda Europa League, si è accasciato al suolo senza più riprendersi. Ogni traguardo, ogni successo, ogni obiettivo è per Antonio Puerta. Il Sevillismo da quel giorno, inevitabilmente, lo commemora in ogni istante. Si porta con sé il ricordo del ventiduenne prematuramente scomparso.

28 agosto 2007, tre giorni dopo la partita con il Getafe. Puerta è in ospedale. Durante la partita, al ventottesimo minuto, si è accasciato al suolo per un malore. Palop e Dragutinovic hanno evitato il soffocamento causato dalla lingua. È uscito dal campo sulle proprie gambe, ma in seguito, negli spogliatoi, ha avuto altri cinque arresti cardiaci. Le conseguenze sono state drammatiche. Dopo due giorni in condizioni critiche, l’ultimo respiro. Displasia ventricolare destra aritmogena, la malattia che lo aveva colpito e che non era riuscito a battere. A 23 anni ancora da compiere, in attesa di diventare papà di un figlio che oggi ha 12 anni e porta il nome Aitor, scelto dai genitori, e il nome Antonio, per ricordare papà.

Andres Palop Enzo Maresca SevillaGetty

Il giorno dopo, ai funerali, tutto il calcio europeo si è radunato nel silenzio del ricordo. Tre giorni dopo, il Siviglia gioca la partita più difficile e cupa della sua storia, la Supercoppa Europea contro il Milan. Un tributo a Puerta, dall’inizio alla fine. Dal goal di Renato, celebrato dalla squadra puntando le dita verso l’alto, al gesto di Clarence Seedorf, uscito dal campo con in mano la sua maglia, che reca la scritta “Puerta” sotto il numero. Come le maglie di tutti gli altri protagonisti della surreale serata del Louis II. La prima di una lunga serie di tributi, ricordi e commemorazioni che il Siviglia e il calcio spagnolo gli hanno tributato.

L’ultimo, in ordine cronologico, è la finale di Europa League di una settimana fa. Alzata al cielo da Jesùs Navas, compagno e amico di Puerta già nelle giovanili del club. Che gioca con la maglia numero 16: non può essere ritirata a causa del regolamento della Liga. Il Siviglia ha deciso che la possono indossare soltanto i giocatori cresciuti in casa. Proprio come era Puerta. Nato a Siviglia, cresciuto a Siviglia. Che ha vissuto per il Siviglia. Navas e tutti i compagni hanno indossato una maglietta: “La Puerta del cielo se abriò para los Reyes”, “La porta del cielo si è aperta per i re”. Nel ricordo di Antonio, ma anche di Josè Reyes, altro ex Siviglia, scomparso in un incidente stradale.

camiseta SevillaGoal

In tutta la Spagna, nessuno ha mai dimenticato Antonio Puerta. Sergio Ramos, dopo ogni trionfo della Nazionale, ha mostrato una maglietta dedicata all’ex compagno. Lo stesso ha fatto Jesus Navas, che dal 2017, dal suo ritorno a Siviglia, porta il numero 16 di Puerta sulla schiena. Lo stesso che Enzo Maresca, ex compagno in Andalusia, si è tatuato sul braccio, con la scritta ‘Para siempre’. Al centro sportivo del club c’è una sua statua commemorativa. Gli è stato dedicato anche un trofeo, un’amichevole che il Siviglia gioca ogni anno contro una squadra diversa, nel segno di quel giovane talento che nel 2004 aveva esordito, nel 2006 segnava in semifinale di Coppa UEFA il goal decisivo e assaporava la nazionale. Un’ala, trasformata in terzino. Prima di tutto, un Sevillista. Che vive ancora, e vivrà per sempre, nella memoria di un club e di un popolo amato per tutta la sua breve vita.

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