La carriera di Sebastiano Esposito è appena iniziata, eppure è come se di fronte avessimo un giocatore navigato: sarà quell'esordio in Champions con la personalità di un veterano, saranno le stigmate del predestinato, ma il ragazzo di Castellammare di Stabia dà l'impressione di avere più dei 18 anni compiuti oggi.
Un nuovo traguardo arrivato dopo quelli ottenuti in campo, percorso a tappe bruciate celermente: Esposito, in realtà, maggiorenne lo è diventato un anno fa, quando venne chiamato a caricarsi sulle spalle l'attacco nerazzurro nella tournée asiatica in concomitanza con la penuria di punte che colpì la rosa di Conte. Lui e Longo furono schierati per far fronte alle assenze e alle difficoltà incontrate sul mercato (vedi l'estenuante trattativa per Lukaku) e le risposte furono più che positive, ovviamente in relazione al contesto tecnico.
Conte gli ha concesso l'opportunità della vita, immergendolo immediatamente nel mondo dei grandi nonostante una faccia ancora da bambino: un po' come il primo contatto con l'acqua quando si deve imparare a nuotare, Esposito si è tuffato senza la certezza che sarebbe rimasto a galla. E gli è andata bene.
Basti pensare all'esordio in Europa League (il più giovane nerazzurro a debuttare in una competizione europea) a soli 16 anni e 8 mesi nel marzo 2019, o a quello in Champions League dello scorso 23 ottobre: è qui che l'Inter scopre il vero Esposito, capace di duellare ad armi pari con un mostro sacro come Hummels, costretto a fare fallo da rigore (poi sbagliato da Lautaro) pur di limitare l'esuberanza fisica dello 'scugnizzo' nerazzurro.
GettyIn campionato va ancora meglio: goal sfiorato con un tiro al volo al debutto contro il Parma, goal su rigore gentilmente concessogli da Lukaku a San Siro nel 4-0 rifilato al Genoa, sparring partner in una serata da sogno per il ragazzo. I pugni al cielo, un'esultanza che quasi non si vede più, e la corsa per abbracciare la mamma. Un gesto apparentemente banale ma che descrive alla perfezione Esposito, uno coi piedi per terra e che sa bene quanto serva pedalare per arrivare ai massimi livelli.
Quella resta l'ultima gioia prima di una fase complicata che ha raggiunto il culmine con la sostituzione subita il 2 febbraio in Udinese-Inter dopo un'ora insufficiente: da quel momento Esposito non ha più visto il campo, relegato in panchina anche dopo il lockdown in cui la sua freschezza atletica avrebbe potuto essere utile per spaccare le partite in corso d'opera.
L'arrivo di Eriksen gli ha tarpato le ali, ragion per cui l'Inter ha iniziato a valutare l'ipotesi di una cessione, rigorosamente in prestito secco, la classica mossa per consentire al ragazzo di farsi ulteriormente le ossa in un ambiente privo delle enormi pressioni esistenti all'Inter: questo potrebbe essere Bergamo e l'Atalanta, dove Gasperini è sinonimo di garanzia quando si tratta di valorizzare giovani di talento.
Difficile, però, che la 'Dea' si accontenti di un semplice prestito senza diritto di riscatto, opzione che l'Inter vuole evitare per non rischiare di perdere definitivamente un elemento per cui stravede in ottica futura. Perché, un altro 'caso Zaniolo', i tifosi nerazzurri non lo accetterebbero. E come dargli torto.


