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I retroscena di Boban sul mercato del Milan: "Avevo preso Dani Olmo e Szoboszlai, Tonali non doveva andare via"

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Zvonimir Boban dispensa aneddoti di mercato.

Ruota tutto attorno alla parentesi che lo vide indossare i panni di Chief Football Officer del Milan, ruolo ricoperto per appena 9 mesi tra giugno 2019 e marzo 2020 prima del contenzioso che sancì l'addio tra le parti.

'Zorro', intervenuto sul canale Youtube 'Milan Hello', ha raccontato come il Diavolo fu praticamente certo di aver messo le mani su due dei talenti maggiormente in voga del panorama europeo: Dani Olmo, protagonista al Barcellona, e Dominik Szoboszlai, fresco vincitore della Premier League col nuovo Liverpool di Arne Slot.

I retroscena di Boban però non si limitano allo spagnolo e al centrocampista ungherese, perché l'ex fantasista e dirigente rossonero ha detto la sua anche sulla cessione di Sandro Tonali al Newcastle. Da correlare, a sua detta, anche al divorzio tra il Milan e Paolo Maldini.

  • FC Internazionale Milano v FC Barcelona - UEFA Champions League 2024/25 Semi Final Second LegGetty Images Sport

    "PER DANI OLMO ERA FATTA, MA NON HO AVUTO PIÙ RISPOSTA"

    "Personalmente sono andato a chiudere Dani Olmo. Non hanno voluto farlo, era gennaio 2020 - riporta 'Milannews' - Era tutto accordato, si doveva magari alzare qualcosa, ma era un affare da 18 più 2. Il ragazzo non chiedeva nemmeno troppo ma dopo si doveva pagare qualcosa di più e alla fine non ho avuto alcuna risposta, quindi era chiaro che era un no".

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  • "SUL RUOLO DI OLMO ALL'INIZIO NON ERO CERTO"

    "Su Olmo non ero certo all'inizio perché aveva in campo una posizione abbastanza strana, il suo ideale era dietro la punta ma la nostra idea di gioco era il 4-3-3 ma anche il 4-2-3-1 che poi abbiamo visto, in quel caso era ideale farlo giocare di là perché Calhanoglu non poteva farlo. Lui è un playmaker e un 8, ma non un 10. Perché non fa l'uno contro uno e non ha velocità. Infatti alla fine con Brahim Diaz in quella posizione si è fatto di più".

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  • Dominik Szoboszlai Liverpool 2024-25Getty Images

    "AVEVAMO PRESO ANCHE SZOBOSZLAI"

    "Poi abbiamo preso anche Szoboszlai, era tutto accordato: 20 milioni della clausola col Salisburgo. Anche lì negato e mi son detto: 'Ma che roba è?', poi ho cercato di vederli e non ci hanno voluto vedere per due mesi e ho dovuto così fare quello che ho fatto".

  • "LUI VOLEVA VENIRE SUBITO"

    "Szoboszlai si chiude a Innsbruck, Paolo non era andato perché aveva paura che lo riconoscessero. È un'icona, dove vai vai lo riconoscono. Quindi Ricky e io siamo andati col papà di Szoboszlai. Avevamo chiuso l'affare, il ragazzo voleva venire subito: negato. Ho dovuto dirgli: 'Guarda, vediamo per l'estate'. Lui delusissimo, voleva venire subito al Milan. Lui non è un grandissimo giocatore, ma un ottimo giocatore. Olmo potenzialmente lo era. Szoboszlai nella mia testa era un 8 e alla lunga può diventare un grandissimo play".

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  • "SAREBBERO ARRIVATI COI SOLDI DI SUSO E PIATEK"

    "Per qualcuno è arrivata come improvvisa, la cosa, ma invece non è stata improvvisa. Ma io non è che potessi ogni giorno dire cose pubblicamente o spingere per riceverci per un chiarimento che non è arrivato. Eravamo d'accordo che tutto quel che vendevamo sarebbe stato reinvestito: quindi c'erano quasi 50 milioni da Suso e Piatek, questi due (Olmo e Szoboszlai, ndr) sarebbero arrivati da quei due".

  • Leicester City FC v Newcastle United FC - Premier LeagueGetty Images Sport

    "TONALI NON DOVEVA ANDARE VIA"

    "L'addio di Maldini? Tanto ha inciso il fatto di Tonali, Paolo non l'avrebbe mai lasciato andare. Siamo davanti a 70 milioni di differenza, non so quanti nello specifico. Tanti soldi ma che non dovevano mai venire al Milan perché Tonali non doveva andare via dal Milan. Perché il ragazzo è milanista. Quando li avevamo contattati mi disse che non sarebbe mai andato alla Juventus e all'Inter. Paolo e Ricky lo prendono a una cifra super per un giocatore così".

    "Lui al primo anno era irrigidito dall'amore verso il Milan, dal rispetto verso lo stadio e tanti si sono fatti domande. Mio papà mi diceva: 'Ma guarda, ha paura di giocare'. Era vero, ma date le potenzialità necessitava di un anno di rodaggio e di respirare libero. Prima non era libero, era troppo milanista. Lasciare un simbolo così, poi dopo lo scudetto, dopo tutto quello che ha fatto e come l'ha fatto".

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