City e Arsenal non si erano mai considerati rivali prima che lo sceicco Mansour e gli Emirati Arabi Uniti puntassero la loro attenzione sulla metà blu di Manchester e fondassero rapidamente un nuovo impero per competere con l’ordine costituito, di cui i Gunners erano tra i fieri leader.
L’acquisizione già impressionante del calcio inglese da parte del City è stata ulteriormente accelerata dalla nomina di Guardiola, e l’Arsenal rischiava di essere relegato all’irrilevanza. Questo finché Arteta non ha cambiato sponda ed è tornato nel club dove aveva trascorso gli ultimi anni della sua carriera da giocatore.
Dopo aver osservato dall’interno il declino dell’Arsenal sotto Arsène Wenger, Arteta era in una posizione unica per pianificare la rinascita del club. Ha sviluppato una sua critica e, da allenatore, ha rimodellato l’Arsenal secondo la propria visione. Lo spagnolo si è allontanato dallo stile irresistibile ma spesso ingenuo per cui Wenger era rinomato e ha invece abbracciato una visione più scientifica del calcio, dando priorità alla potenza fisica e all’efficacia nel segnare su palla inattiva rispetto alla joie de vivre.
Che piaccia o no, Arteta ha trasformato l’Arsenal in una forza formidabile che ha imbrigliato il City e lo ha superato. I Gunners hanno nove punti di vantaggio sulla squadra di Guardiola nella corsa al titolo e sono ai quarti di finale di Champions League, mentre i Blues leccano le ferite per un’altra eliminazione per mano del Real Madrid.
A Wembley, domenica, l’Arsenal spera di consolidare tutti i progressi compiuti sotto Arteta e battere il City nella finale di Carabao Cup per conquistare il primo di quelli che potrebbero essere quattro trofei incredibili. Guardiola, intanto, ha ammesso che la sua squadra è, per una volta, la sfavorita: “Sfidiamo la migliore squadra d’Inghilterra, la migliore squadra d’Europa”.
Ripercorriamo la storia di una rivalità finalmente arrivata al punto di ebollizione.
















