Roy Hodgson all'Inter: dai contrasti con Roberto Carlos alle dimissioni

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Oggi compie 75 anni, ma a dispetto dell'età, che lo rende uno degli allenatori in assoluto più longevi, Roy Hodgson è ancora sulla cresta dell'onda dopo aver guidato Crystal Palace e Watford.

Non tutti sanno che negli anni Novanta del secolo scorso ha vissuto una parte importante della sua carriera di allenatore in Italia sulla panchina dell'Inter. Il tecnico londinese ha infatti guidato i nerazzurri per poco meno di 2 stagioni, senza riuscire ad ottenere i risultati ambiziosi che la società milanese si poneva. Nonostante questo, è stato poi richiamato nel 1999, con una breve coda che durerà appena qualche partita, e ha rivestito un ruolo importante nella storia del club milanese.

L'ARRIVO DI HODGSON ALL'INTER 

Il 18 febbraio 1995 Massimo Moratti diventa ufficialmente nuovo proprietario e presidente dell'Inter, rilevando la proprietà del club milanese da Ernesto Pellegrini. Dopo i primi mesi di apprendistato, il numero uno dell'azienda petrolifera Saras affronta la sua prima stagione completa nel mondo del calcio con l'ambizione di far crescere la squadra, che aveva chiuso il suo 1994/95 con un 6° posto che era valso la qualificazione alla Coppa UEFA.

La prima mossa dell'imprenditore milanese è la conferma in panchina di Ottavio Bianchi, cui è offerto un ricco rinnovo contrattuale e al quale vorrebbe dare una rosa capace di fare un salto di qualità. Così, già prima di insediarsi nel club, in inverno prova vanamente a a prendere Cantona, poi Baggio, che accetterà la proposta del Milan, e Stoichkov. Ma niente da fare. Prova allora a convincere Dennis Bergkamp, reduce da due stagioni in chiaroscuro, a restare, ma non riesce a trattenere il giocatore.

Dalla sua cessione all'Arsenal (19 miliardi e 200 milioni di Lire) e da quella del connazionale Wim Jonk al PSV Eindhoven (5 miliardi e mezzo) l'Inter ricava denari da investire sul calciomercato, cui se ne aggiungono di ulteriori dalle partenze di Angelo Orlando (1 miliardo), Arturo Di Napoli (un miliardo per la comproprietà), Tramezzani (1,2 miliardi per il prestito), Mirco Conte (1 miliardo per la compartecipazione), Fabio Di Sauro (800 milioni per la metà del cartellino), Luca Mondini (500 milioni per la compartecipazione) e Mirko Taccola (anche lui mezzo miliardo per la comproprietà), mentre il russo Igor Shalimov va via in prestito gratuito. In totale fanno 30 miliardi e 200 milioni di incassi.

A Milano arrivano il capitano del Manchester United Paul Ince (15 miliardi), con trattativa condotta anch'essa nei mesi precedenti, il terzino sinistro del Palmeiras Roberto Carlos (10 miliardi), il bomber Maurizio Ganz dall'Atalanta (8 miliardi), il libero della Salernitana Totò Fresi (7 miliardi), il fantasista del Napoli Benito Carbone (6 miliardi), gli argentini Javier Zanetti (5 miliardi) e Sebastian Rambert (4,2 miliardi) e il difensore Alessandro Pedroni (4 miliardi e 400 milioni) dalla Cremonese, per complessivi 59 miliardi e 600 milioni di investimenti.

Moratti, come detto, anche visti gli sforzi economici, si aspetta da subito un salto di qualità dalla squadra, ma l'avvio di stagione si rivela molto deludente. Bianchi infatti non riesce a plasmare il gruppo e lo spogliatoio nerazzurro è una polveriera ingestibile con tanti galli nel pollaio. Dopo una clamorosa eliminazione ai Trentaduesimi di Coppa UEFA con i modesti svizzeri del Lugano, nelle prime 4 giornate di campionato arrivano appena 3 punti, frutto di un successo alla prima giornata sul Vicenza in casa e di un pareggio nel successivo match giocato a San Siro con il Piacenza, a fronte di 2 sconfitte in trasferta con Parma e Napoli.

Il presidente è deluso e amareggiato, così all'indomani del secondo k.o., il 25 settembre, esonera Bianchi e decide di portare in panchina un tecnico straniero: l'inglese Roy Hodgson, fresco di qualificazione ad Euro 96' con la Nazionale svizzera, dopo averla guidata ai Mondiali di USA 94'. Moratti vede in lui l'uomo in grado di mettere ordine con la sua fermezza e autorità allo spogliatoio. Il tecnico londinese accetta la proposta, ma insorge da subito un problema con l'Associazione allenatori.

I termini di tesseramento dei tecnici sono infatti formalmente scaduti e Hodgson ha anche un contratto in essere con la Federazione elvetica. Il risultato è che l'interregno della squadra sotto la guida di Luisito Suarez, che sarebbe dovuto durare poche settimane, si protrarrà per più di un mese e mezzo. Alla fine Hodgson si accomoda sulla panchina nerazzurra soltanto il 19 novembre nelle vesti di Direttore tecnico, con Giovanni Ardemagni allenatore, un escamotage formale per aggirare il problema.

"Ero ancora l'allenatore della Svizzera quando un pomeriggio sono tornato a casa a un messaggio telefonico di Giacinto Facchetti dell'Inter. Era un messaggio molto breve. 'Sono Giacinto Facchetti, potete chiamarmi?' - racconta Hodgson a 'The Coaches's Voice' - L'avevo incontrato un paio di volte quando ero al Malmo, e avevamo giocato con l'Inter in Coppa dei Campioni... È stato organizzato un incontro. Il giorno dell'incontro, era in programma anche una grande partita tra Basilea e Grasshoppers al St. Jakob Park. Il piano era che sarei andato alla partita e poi avrei guidato direttamente da lì a Milano durante la notte. Poi avrei incontrato Massimo Moratti il ​​giorno dopo. Ci volle molto più tempo di quanto mi aspettassi per allontanarmi dallo stadio, e visto che ha iniziato a nevicare, il viaggio in auto per l'Italia è stato davvero una brutta esperienza".

"Mi sono anche dovuto fermare alcune ore a Bellinzona nelle prime ore del mattino dello stesso giorno in cui avrei incontrato Moratti nel centro di Milano. Alla fine mi fu proposto di accettare l'incarico come allenatore dell'Inter. In quel momento era troppo difficile per me rifiutare il fascino e l'entusiasmo di guidare una squadra come quella nerazzurra. Misi in chiaro alla Federazione Svizzera che l'Inter rappresentava per me un'opportunità che avrei voluto cogliere. In un primo momento l'accordo prevedeva che sarei tornato alla guida della Nazionale elvetica per le amichevoli di marzo e i campionati europei. L'Inter acconsentì, ma dopo un po' la Federazione svizzera ha cambiato idea pretendendo che fossi Ct. a tempo pieno, cosa impossibile allenando l'Inter. Il risultato è stato che ho interrotto il mio rapporto di lavoro con loro".

A novembre Moratti rinforza ulteriormente la squadra con gli arrivi di Marco Branca dalla Roma per 6 miliardi, della stellina brasiliana Caio dal San Paolo per 7 miliardi e del terzino Alessandro Pistone per un miliardo e mezzo dal Vicenza. Hodgson, che ottiene una vittoria all'esordio in casa con l'Udinese, approccia con questa rosa la sua avventura nel calcio italiano, imbattendosi in primis in problemi linguistici.

"Sapevo che non sarebbe stato facile, sono stato fortunato ad avere dietro di me Moratti e Facchetti. Giacinto era una specie di Team manager, mi ha sostenuto fino in fondo e mi ha guidato nelle situazioni più difficili. Credo che non ce l'avrei fatta senza di lui. Quando dovevo dare ai giocatori delle spiegazioni dettagliate, Facchetti mi aiutava. Non sapeva parlare inglese, quindi parlavo con lui in francese. Abbiamo provato a incaricare Paul Ince e Massimo Paganin di tradurre alla squadra le cose che dicevo, ma quest'ultimo, un bravo calciatore, era una persona molto diversa da me e non era la stessa cosa. Allora Giacinto mi disse: 'Dovrai provare ad esprimerti in italiano, anche se sbagli qualche parola ti capiranno lo stesso'. E così feci".

Rileva la squadra in 11ª posizione e i risultati sono altalenanti. L'allenatore inglese cambia modulo, passando al 4-4-2 e giocando a zona, cosa non semplice per una squadra abituata da anni a marcare a uomo. L'ex Ct. della svizzera trova però la disponibilità dei senatori, su tutti Beppe Bergomi, e va avanti per la sua strada. L'Inter è eliminata in semifinale di Coppa Italia dalla Fiorentina, mentre le cose vanno bene nel Derby di ritorno, vinto per 1-0 grazie ad un goal di Branca. I nerazzurri crescono in Primavera, e a fine anno il successo della Juventus in Champions League e la vittoria dei viola in Coppa Italia dà loro la possibilità di essere ripescati in Coppa UEFA in virtù del 7° posto finale.

"Avevo ereditato una rosa relativamente modesta. - sostiene Hodgson - Roberto Carlos era lì per la prima stagione: era una star, ma molto giovane. Come Marco Branca, che aveva un talento naturale donato da Dio. Javier Zanetti, ugualmente, è diventato un grande nome, ma di certo non lo era allora. Paul Ince era l'altro grande giocatore straniero della squadra, che aveva recentemente vinto la Premier League con il Manchester United. Avevamo anche Gianluca Pagliuca in porta e Giuseppe Bergomi in difesa".

Fuori dal campo, invece, l'allenatore londinese dimostra di possedere il classico 'humour' britannico, accettando di essere protagonista di esileranti sketch a 'Mai Dire Goal' con l'improbabile professore di lingua inglese Mr. John Flanagan, interpretato da Giacomo Poretti del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo.

Caio Ribeiro Deoussau Roberto Carlos Inter Serie AWikipedia

LA SCONFITTA IN COPPA UEFA E LE DIMISSIONI

Hodgson è confermato per la stagione 1996/97, nonostante insorgano alcuni attriti con giocatori importanti, in particolare Roberto Carlos. Il brasiliano viene 'bocciato' sul piano tattico, in quanto ritenuto troppo 'fragile' sul piano difensivo. Passerà alla storia in tal senso una sua dichiarazione:

"È indisciplinato tatticamente, come terzino sinistro preferisco Pistone".

Anche se l'ex giocatore dell'Everton ha detto di recente di non essere d'accordo con questa lettura, Roberto Carlos lascia di fatto l'Inter dopo una sola stagione per 7 miliardi di Lire, per accasarsi al Real Madrid, dove diventerà un grande campione, facendosi ampiamente rimpiangere.

"La permanenza di Hodgson all’Inter mi ha distrutto. Mi ha fatto giocare a centrocampo e dovevo considerare che c’era la possibilità che questo potesse rovinare la mia carriera internazionale. - ha dichiarato di recente il brasiliano a 'Planet Football' - Sarebbe ingiusto dire che non avevo un buon rapporto con Hodgson, è solo che non capiva molto di calcio. Capello era diverso e sono andato al Real per lui".

Dopo l'argentino Rambert, tagliato addirittura nel dicembre 1995, è bocciato anche l'altro brasiliano Caio, considerato non funzionale al calcio praticato dall'allenatore inglese e molto acerbo, che viene girato in prestito al Napoli.

Moratti comunque non resta a guardare e anche nell'estate 1996 è protagonista di un calciomercato da urlo. All'Inter arrivano Youri Djorkaeff (7 miliardi e mezzo) dal PSG, Ivan Zamorano (4 miliardi) dal Real Madrid, Fabio Galante (5 miliardi) dal Genoa, Ciriaco Sforza su espressa richiesta di Hodgon (6 miliardi) dal Bayern Monaco, Aron Winter dalla Lazio, Jocelyn Angloma dal Torino e Andrea Mazzantini dal Venezia a parametro zero e soprattutto la stella nigeriana Nwankwo Kanu (8 miliardi) dall'Ajax. Che per i nerazzurri non sarà una stagione fortunata lo si capisce già in estate, quando un grave problema al cuore, riscontrato in sede di visite mediche, priva i nerazzurri proprio della giovane promessa. 

In campionato l'Inter parte forte e si prende la vetta della classifica, ma alla 6ª la Juventus prende la vetta. Le due squadre si alternano al vertice per alcune settimane, finché i bianconeri iniziano ad accumulare un discreto vantaggio. Alla fine del girone di andata l'Inter è 3ª dietro Juventus e Sampdoria. Anche il girone di ritorno inizia bene, tuttavia in Primavera qualcosa si rompe nel gruppo. Le tante individualità finiscono per rompere quello spogliatoio che proprio Hodgson un anno prima era stato chiamato a sanare, e la situazione gli sfugge di mano. 

L'Inter perde con il Parma e pareggia con la Juventus, lasciandosi sfuggire in classifica le rivali. Va meglio in Coppa UEFA, dove la squadra milanese elimina Guincamp, Grazer AK, Boavista, Anderlecht e il Monaco in semifinale, guadagnandosi il diritto di giocarsi il trofeo con lo Schalke 04. La gara di andata in Germania è però negativa, con i tedeschi , sulla carta inferiori ai nerazzurri, vittoriosi di misura grazie ad una rete di Wilmots.

Nel ritorno, al Meazza, Zamorano pareggia i conti nei minuti finali e si va ai supplementari. Nel momento decisivo riemergono i contrasti fra giocatori e allenatore. Fresi è espulso, lasciando la squadra in 10 uomini, e lo stesso Hodgson ci mette del suo sostituendo Zanetti con Berti prima dei calci di rigore. L'argentino prende male il cambio e davanti a 85 mila spettatori e in mondovisione manda a quel Paese il suo allenatore, peraltro sonoramente fischiato dal pubblico.

La situazione è rovente, e prima dei tiri dal dischetto, i due rischiano, incredibile ma vero, di venire alle mani. 

"Penso che sia stato l'unico momento di autentico nervosismo che abbia coinvolto Zanetti in questa sua fantastica storia interista. - dice Bergomi a 'La Gazzetta dello Sport' - Mister Roy replicò in modo non eclatante a Javier, ma poi, finiti i supplementari, esplose e andò a dirgliene quattro... Insomma, la tensione si tagliava col coltello... Ironia della sorte, Berti non riuscì a calciare il suo rigore: gli errori di Zamorano e Winter avevano decretato la vittoria tedesca".

L'Inter perde 2-4 ai rigori ed è beffata davanti al suo pubblico, tifosi e giocatori individuano un grande responsabile. Proprio lui, Roy Hodgson. Che a sua volta, sentitosi offeso e accerchiato, decide all'indomani della sconfitta di rassegnare le sue dimissioni.

"Non posso continuare, con tifosi così".

Gli stessi giocatori gli rimproverano l'insistenza di voler giocare a zona senza libero, e la caparbietà nell'insistere con Ciriaco Sforza, titolare anche in quella serata contro lo Schalke, nel ruolo di interno di centrocampo.

Emergono retroscena dagli allenamenti settimanali che hanno preceduto quell'infausta finale, allenamenti in cui ci sarebbero state le prime avvisaglie di quanto sarebbe successo con Zanetti.

"Io ti ho sempre interpellato, ogni volta che ti cambiavo ruolo. - avrebbe detto il tecnico all'argentino dopo un diverbio - Se mi contesti anche tu, allora è proprio finita".

E non bastano le tardive scuse a farlo ritornare sui suoi passi.

"Con Hodgson ci siamo chiariti", assicura lo stesso Zanetti poche ore dopo le dimissioni dell'allenatore, in ospedale per assistere sua madre dopo un malore. 

"Quello con Zanetti è stato un litigio in famiglia, - commenta invece Zamorano - solo davanti a 85 mila persone. Ma non è il momento di dimettersi".

Invece la finale di ritorno di Coppa UEFA sarà l'ultima panchina di Hodgson con l'Inter in quella stagione. Moratti la prende con filosofia e non fa drammi.

"Non c'è stato alcun complotto contro Hodgson, - sostiene il presidente a 'La Repubblica' - sinceramente pensavo che riuscisse a tenere psicologicamente, però lo capisco. Non aveva tanti amici, né se li è cercati, cosa che apprezzo. Ma la vita continua, abbiamo due partite e un traguardo, la qualificazione in Champions League, forse perfino più importante della Coppa Uefa. I cambiamenti mi caricano, è inutile rimuginare sul passato".

L'Inter nelle ultime 2 giornate di campionato è affidata al 'Giaguaro' Castellini, ma non riesce a centrare l'obiettivo Champions, classificandosi terza. La gestione Hodgson si rivelerà un grande flop. Lui però si è sempre giustificato, individuando in altri aspetti il mancato conseguimento degli obiettivi.

"Abbiamo perso la Coppa UEFA contro una squadra inferiore, - dice a 'The Coaches's Voice' - ma avevamo una rosa molto piccola, che arrivò a fine stagione stremata dalle tante partite di Coppa. Alla fine l'abbiamo pagato".

IL RITORNO E IL SECONDO FLOP

Nell'estate 1997 all'Inter arriva Simoni e inizia un nuovo ciclo, mentre il tecnico londinese si rifugia nella sua Inghilterra, accettando la guida del Blackburn. Salvo tornare qualche anno più tardi, nel 1999, subentrando proprio a Castellini dopo la sconfitta con l'Udinese in casa del 25 aprile.

Moratti gli chiede di traghettare la squadra fino al termine della stagione, in attesa dell'arrivo di Marcello Lippi, già prenotato per l'anno seguente, e di ottenere l'obiettivo della qualificazione in Coppa UEFA nello spareggio fra le due semifinaliste di Coppa Italia. Hodgson debutta con un pirotecnico 5-4 fuoricasa contro la Roma, ma poi cade 2 volte con Parma e Venezia, e il successo nell'ultimo turno con il Bologna fa classificare i milanesi all'8° posto.

Il doppio spareggio con i felsinei sarà una sorta di sintesi dell'esperienza fallimentare di Hodgson con i nerazzurri: una doppia sconfitta per 2-1 priva infatti la squadra della partecipazione alle Coppe europee, e conclude nel modo peggiore l'esperienza del tecnico inglese a Milano. A livello personale, tuttavia, il tecnico inglese ricorda sempre con piacere gli anni all'Inter.

"Penso che anche i cattivi mi abbiano insegnato qualcosa. - afferma - se non altro in termini di esperienza e di vita. Viene da chiedersi cosa sarebbe potuto accadere se fossi rimasto nel 1997/98, ma non possiamo saperlo. Al di là di questo, sono molto contento che la mia amicizia con Giacinto e il mio rapporto con Moratti siano rimasti anche dopo la fine del mio rapporto con l'Inter".