Con l'Inter era strafinita, ma Mauro Icardi si è rialzato e ha ribaltato una carriera incanalatasi in una preoccupante impasse. Come? Meritandosi il Paris Saint-Germain con la sua arma migliore: il fiuto per la porta.
Un impatto coi fiocchi tradotto in goal e centralità nel progetto, tutto in pochi mesi. Pochi mesi che gli sono valsi l'acquisto a titolo definitivo e la possibilità di spezzare quel filo che lo teneva legato - senza ormai più margini - al mondo nerazzurro. Per la gioia di Wanda.
Da capitano e simbolo interista Maurito si è dovuto tracciare una nuova strada, lasciando Milano e volando a Parigi senza certezze sul futuro: prestito con diritto di riscatto a cifre esorbitanti, nulla di scontato insomma.
Ed invece Icardi si è conquistato fiducia e spazio fin da subito, anche complici i guai fisici di colui che era per distacco il terminale avanzato del PSG: Edinson Cavani. Quel Matador che oggi - al netto delle parole di Ausilio - è uno dei nomi accostati all'Inter.
Dal 2 settembre - data del trasferimento - al marzo 'shock' in cui il Covid ha fermato il calcio, l'argentino si è preso Parigi e ha spento ogni forma di scetticismo: Tuchel lo piazza in mezzo all'attacco, Mauro non tradisce.
In 31 presenze i goal sono ben 20, di cui 5 realizzati in Champions: numeri da capogiro che però non devono stupire, visto che nei suoi anni in Serie A l'argentino è stato il giocatore che ha segnato più di tutti (121 reti). Ritrovare ritmi così dopo mesi da separato in casa, però, era tutt'altro che una passeggiata.
Icardi ha corso, lottato e trasformato i dubbi in applausi, guadagnandosi la permanenza sotto la Tour Eiffel con tanto di clausola che lo allontana da una nuova esperienza in Italia.
Reti a grappoli e Cavani ai box, queste le chiavi del feeling tra Icardi e il PSG tramutato in matrimonio: Mauro arriva, gioca e fa goal, Edi - in scadenza e acciaccato - da pilastro diventa alternativa. Il resto lo fanno il mercato e il portafogli di Al-Khelaifi, che ha deciso di investire sul '9' scaricato dall'Inter.


