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Giorgio Chiellini Juventus Serie AGetty

C’è il Villarreal da superare, Chiellini: “Sfida difficile, siamo 50 e 50”

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Approdato alla Juventus nel 2005, Giorgio Chiellini è diventato, nel corso degli anni, un’autentica leggenda bianconera. Pilastro della difesa e leader dentro e fuori dal campo, all’ombra della Mole si è consacrato come uno dei migliori giocatori italiani di sempre.

Chiellini, in una lunga intervista rilasciata ad ‘Amazon Prime Video’, ha risposto alle domande del suo ex compagno di squadra Claudio Marchisio ed ha svelato cosa avrebbe voluto cambiare del suo lunghissimo percorso vissuto alla Juve.

“Sicuramente ho sbagliato tante volte in campo o qualche atteggiamento fuori, ma alla fine ha fatto tutto parte del percorso. Ci sono anche partite saltate, tra le quali la prima che mi viene in mente è la finale di Champions League del 2015. E’ chiaro che quella è una sfida che mi piacerebbe rigiocare, preferisco perderla giocando piuttosto che perderla stando fuori”.

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Chiellini cercò di arrivare nei miglior modo possibile a quella finale con il Barcellona, tanto che diminuì il carico dei suoi allenamenti.

“Ero arrivato stanco. Quello fu tra l’altro l’unico anno nel quale non mi sono mai infortunato, ma la cosa vuol dire anche aver giocato di più. In quel periodo mi resi conto che riuscivo a fare le partite, ma che poi recuperavo con maggiore fatica. Saltai l’ultima partita prima della Champions proprio per arrivarci meglio, ma poi non sono riuscito a giocare quella finale”.

La Juventus è poi tornata in finale di Champions League nel 2017 per sfidare il Real Madrid.

“E’ andata male lo stesso perché abbiamo perso, però quando sei in campo la vivi in modo diverso. Riesci anche a trasformare tutta quella tensione. Non ho rimpianti, sono arrivato qui nel 2005 e sono riuscito a vedere la crescita della nostra Juve. Abbiamo vissuto tantissimi momenti belli e anche momenti difficili che ci hanno poi dato la spinta per arrivare a vincere. Paradossalmente gli ultimi anni sono quelli che mi sto godendo di più”.

In questa stagione la Juventus ha deciso di ripartire da Massimiliano Allegri.

“E’ sempre lo stesso, non lo trovo cambiato. Forse quando è tornato si aspettava di trovare un gruppo più simile a quello che aveva lasciato, ma in realtà in questi anni sono cambiate tante cose. Sono cambiati i giocatori, la squadra si è ringiovanita e soprattutto magari delle colonne importanti che avevano fatto parte del suo ciclo, io in primis, non avevano più la costanza di rendimento e soprattutto di presenza che avevano prima. Gli equilibri interni sono quindi cambiati, ma da novembre si è iniziata a vedere la sua Juve: una squadra solida che ha una propria identità, i propri pregi e i propri difetti”.

Il club bianconero a gennaio ha piazzato un importantissimo colpo di mercato assicurandosi Dusan Vlahovic.

“Vlahovic ha portato una ventata di entusiasmo e questo vale per tutti. E’ un giocatore che sposta gli equilibri, che ci dà tanto e che per caratteristiche tecniche ci mancava perché è una prima punta di peso. In passato abbiamo avuto Higuain, ma negli ultimi anni ci era mancato quel tipo di attaccante. Abbiamo giocato con Morata e Dybala che preferiscono giocare con un centravanti al loro fianco e lo stesso valeva per Cristiano Ronaldo. Adesso abbiamo un numero 9 che sta trascinando tutti. Ha ventidue anni e una grande voglia di diventare il numero uno”.

Altro gioiello di casa Juve è De Ligt.

“E’ partito portandosi dietro un po’ di strascichi degli Europei, ma poi è cresciuto partita dopo partita. Sicuramente gli piacciono le responsabilità e lo stimolano. Forse viene richiesto anche troppo ad un ragazzo della sua età, ma è fortissimo. Un difensore arriva alla maturazione in età molto più avanzata, anche io ho fatto le mie migliori stagioni tra i 33 ed i 35 anni. Quando lui ne avrà 28 sarà sensazionale, ora deve ancora crescere ma parliamo di un giocatore di livello mondiale”.

Il calcio sta cambiando e difensori e portieri sono sempre più chiamati a giocare il pallone e ad impostare l’azione.

“C’è stato un cambiamento stimolante. Da noi è stato Antonio Conte il primo che lo ha proposto. Abbiamo poi proseguito anche con modalità diverse, ma è stato con Conte che è cambiata la nostra visione del calcio. Prima si giocava con rinvio del portiere e si saliva e recuperava, mai avrei pensato di cominciare a giocare e di avere la voglia di dribblare o cercare un passaggio filtrante. Per il portiere le cose sono cambiate ancora di più, ci sono squadre che esasperano anche questo modo di giocare. Io sono sempre per l’equilibrio, ma è chiaro che oggi avere il controllo della palla è sempre più importante, così come è importante essere giocatori completi”.

La Juventus sarà impegnata contro il Villarreal nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Champions League.

“Sarà una partita difficile contro una squadra che conosco e un allenatore che abbiamo affrontato quando era al Siviglia. Il Villarreal ha tecnica, ma è soprattutto solido e organizzato e si difende bene. Noi inizialmente eravamo stati sorteggiati con lo Sportig che, con tutto il rispetto, secondo me era molto più debole. Poteva anche capitarci il PSG, però a differenza di chi conosce meno il Villarreal, io ho subito detto che ce la saremmo giocata cinquanta e cinquanta. A questi livelli il dettaglio fa la differenza: all’andata siamo stati bravissimi a sbloccarla, ma potevamo essere più attenti in occasione del loro goal. Questi errori peseranno sempre di più man mano che i valori si fanno più simili. Tra l’altro ora non c’è più il goal in trasferta e tante partite arriveranno ai supplementari o ai rigori”.

Chiellini ha spiegato cosa la Juve ha imparato dalle ultime cocenti eliminazioni rimediate in Champions League.

“Negli ultimi tre anni siamo usciti contro Ajax, Lione e Porto. La cosa ci ha insegnato che se non affronti ogni avversario con la stessa attenzione con la quale magari affronteresti il Real Madrid o il Barcellona, poi perdi. Bisognerà fare una partita tosta e concentrata, dovremo essere molto attenti e giocare con le qualità che abbiamo”.

Il capitano bianconero non sta ancora pensando a ciò che farà una volta lasciato il calcio giocato, ma ha ammesso di essersi spinto anche oltre le sue aspettative.

“Onestamente sono già andato molto oltre a ciò che pensavo. Dopo l’infortunio al ginocchio era una sfida riuscire a rientrare. C’erano gli Europei che mi ballavano nella testa, volevo arrivarci, ma non avevo nessuna ambizione. Fosse stato il 2020 non ci sarei arrivato, non stavo bene. Potevo chiudere l’anno scorso con la Nazionale, mi è venuta voglia di continuare e la vivo alla giornata. Ora ci sono questi Mondiali che mi ballano nella testa e speriamo di qualificarci. Il resto lo vediamo, non vorrei diventare un peso e vorrei chiudere in maniera decorosa. In futuro mi piacerebbe fare più il dirigente che l’allenatore, ma la vita è piena di sorprese. Capirò con il tempo”.
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