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Spadafora

Ripresa della Serie A, Spadafora assicura: "Al lavoro sul protocollo"

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Torna l'ottimismo sulla ripresa dei campionati in Italia. Dopo il post Facebook di ieri del Ministro dello Sport che aveva raffreddato gli entusiasmi allontanando l'ok con cui rimettere in moto la stagione calcistica, Vincenzo Spadafora sembra averci ripensato.

Nella serata di lunedì infatti il Ministro, ancora tramite Facebook , ha assicurato di essere al lavoro per la ripartenza degli sport di squadra.

"Siamo al lavoro per il protocollo per gli allenamenti degli sport di squadra e per le Linee guida per la riapertura delle strutture in cui si pratica lo sport di base. Un passo alla volta #losportriparte!".

Sì agli allenamenti individuali anche per i club, via libera alle sedute di gruppo dal 18 maggio e una chiara retromarcia rispetto alla posizione di chiusura espressa solo ventiquattro ore fa.

"Leggo cose strane in giro, ma nulla è cambiato rispetto a quanto ho sempre detto sul calcio: gli allenamenti delle squadre non riprenderanno prima del 18 maggio e di ripresa del campionato per ora non se ne parla proprio ".

Il protocollo insomma è ciò che manca per provare davvero a tornare in campo come confermato da Damiano Tommasi, presidente dell'Associazione Calciatori, durante una diretta Facebook.

"Sicuramente una delle criticità da affrontare è quella della gestione del gruppo squadra in presenza di un caso di positività al coronavirus. Siamo in attesa, so che la Federcalcio si deve interfacciare col Comitato tecnico-scientifico del Governo, ma non ho novità. L'8 maggio, venerdì, abbiamo il consiglio federale e contiamo per quella data di avere non dico il protocollo approvato ma almeno capire perché eventualmente non è stato ancora validato".

Mentre il presidente del CONI, Giovanni Malagò, preferisce non sbilanciarsi pur lasciando una porta aperta al mondo del pallone.

"Calcio? Non metto bocca su una questione politica. Non ho mai parlato con nessun componente del Comitato tecnico scientifico, il mio comportamento è laico e non sono mai intervenuto. Sulla possibilità che possa ripartire il campionato mi sono permesso di dire che il calcio ha il diritto e il dovere di provare finire il campionato ma che è indispensabile avere un'alternativa per evitare che tutto vada a carte quarantotto".

Matteo Salvini , dal canto suo, a 'La Politica nel pallone' su Rai Gr Parlamento si era mostrato invece più che favorevole ad una ripartenza del calcio.

"Il calcio è anche un business, se muore di rimando si fermano tutti gli altri sport. Ci sono migliaia di posti di lavoro che ballano. E non parlo di Ronaldo o Ibrahimovic ma di tutto quello che ruota attorno. Chiaro, non ci può essere il via libera subito, tra una quindicina di giorni speriamo di avere delle rassicurazioni. Spero per giugno, altrimenti lo Stato avrà un altro settore in crisi se qualche ministro dirà di no. Ci sarebbe un altro miliardo da tirare fuori".

"Qualcuno ha sottovalutato il problema, persino demonizzato il mondo del calcio, forse per scarsa conoscenza della materia, non sapendo che ci sono a rischio 300.000 posti di lavoro, tutto l’indotto del sistema calcio. Invece spara sui ricconi del pallone per non parlare dei problemi degli altri... Se metà delle società professionistiche falliscono in caso di mancata ripartenza prima dell’estate, mi deve però spiegare dove prende quel miliardo per tappare il buco".

"Vanno tutelati i posti di lavoro, il calcio tiene in vita metà degli altri sport. Tifo quindi per la riapertura in sicurezza, non per i successi del Milan, perché per quelli temo di dover aspettare ancora qualche anno. Ripeto: se qualcuno spara sul calcio perché è popolare farlo, non fa un servizio all’Italia".

Il leader della Lega, inoltre, ha dato parere favorevole ad un'ipotesi di far 'traslocare' sia Inter che Milan al Centrosud per poter disputare i rispettivi match con meno rischi.

"Non vedo il problema, poi per carità non sono il proprietario dei due club quindi spetta a loro dirlo. Ma ci sono regioni a contagio zero, per cui giocare a Firenze, Napoli o Reggio Calabria andrebbe benissimo".

Tornando al 'fermi tutti' di Spadafora, si registra l'attacco frontale da parte di Matteo Renzi . L'ex PD, oggi a capo di 'Italia Viva' e tifosissimo della Fiorentina, via Facebook si è mostrato in netto disaccordo col Ministro.

"Campionato di calcio. Non è la priorità, certo. Ma è una scelta importante. Dice il Ministro dello sport che "non se ne parla proprio". E chi lo ha deciso? Lui allo specchio? "

"In democrazia si parla di tutto. E si parla soprattutto delle scelte che riguardano tanti cittadini. Il ministro venga in Parlamento, non può decidere da solo : siamo una democrazia".

Ad innescare il valzer delle reazioni, era stato Igli Tare - ds di una Lazio in piena corsa Scudetto - che aveva commentato stizzito il messaggio del Ministro .

"Il Governo potrebbe bloccare definitivamente il campionato? Non è nelle loro competenze . A decidere è la FIFA. UEFA e FIGC hanno spiegato che le competizioni vanno concluse nell'anno solare".

"Se non ripartiremo a giugno finiremo quando sarà possibile, anche agosto o a settembre, tra quattro mesi, prendendo spunto dal modello dei Mondiali in Qatar. Il campionato va portato in fondo in qualsiasi momento".

Cornice di un punto interrogativo immerso nelle polemiche, il graduale ritorno al lavoro delle squadre : visite mediche, tamponi, allenamenti individuali e sedute rivoluzionate. Il calcio italiano, in attesa di conoscere il proprio destino, prova a ritrovare normalità.

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