Riccardo Cucchi racconta il 5 maggio 2002: "Il crollo dell'Inter e un'atmosfera surreale"

5 maggio 2002 - Lazio-Inter

Sembrava tutto già scritto, con lo Scudetto destinato a finire sulle maglie dell'Inter e la Juventus a un passo dall'impresa, ma pur sempre sconfitta. Invece gli ultimi 90 minuti della Serie A 2001/02 passeranno alla storia come uno dei finali più incredibili e imprevedibili di un campionato italiano.

È il 5 maggio 2002, e, contrariamente alle previsioni, la Lazio batte 4-2 la capolista Inter allo stadio Olimpico di Roma, mentre la Juventus si impone 2-0 allo stadio Friuli contro l'Udinese e si laurea Campione d'Italia. Per i nerazzurri si consuma una delle 'tragedie sportive' più amare, e la stessa data diventerà sinonimo di beffarda debacle.

Riccardo Cucchi, storica voce di 'Rai Radio Uno', che seguì da spettatore privilegiato la partita di Roma per 'Tutto Il Calcio Minuto per Minuto', ha condiviso in esclusiva per Goal il suo personale ricordo di quel pomeriggio.

"Naturalmente - racconta - ho un ricordo molto vivo di quella giornata, che fra tutte quelle che ho raccontato legate agli Scudetti, è una delle più straordinarie e irripetibili. Soprattutto ho un ricordo vivo dell'atmosfera surreale che si respirava allo stadio Olimpico di Roma, perché c'era tutta la Curva Sud sostanzialmente presidiata dai tifosi nerazzurri. Gran parte dello stadio vedeva sventolare insieme bandiere della Lazio e bandiere dell'Inter. C'era un clima estremamente favorevole ai nerazzurri, forti anche del gemellaggio molto solido fra le due squadre in quegli anni. C'era, diciamo, un'attenzione, da parte dei tifosi della Lazio, soprattutto al destino dell'Inter più che a quello biancoceleste. E questo rendeva l'atmosfera surreale".

"Un clima così è difficile da immaginare in uno stadio, dove la rivalità fra due squadre, al di là dei gemellaggi, è comunque presente. Quel pomeriggio sembrava che tutto convogliasse in una stessa direzione, quello cioè di una festa per l'Inter. Questo è sicuramente l'elemento che ricordo con maggiore lucidità. Un qualcosa che non ho più vissuto".

"In quegli anni l'ultima giornata si disputava tutta in contemporanea, e tutte le partite iniziavano alle 15. C'erano già le piattaforme televisive, ma la regola era questa. Alle 15 Tutto il Calcio ospitava quindi tutte le partite della giornata, naturalmente con grande attenzione a quelle più importanti. I primi due campi erano Roma con me e Udine con il compianto Livio Forma. Avevo seguito la squadra di Cuper per gran parte della stagione, in cui i nerazzurri avevano dato davvero la sensazione di essere la squadra più forte, però avevo anche osservato una stanchezza da parte della squadra milanese nell'ultimo periodo, nel quale aveva perso molti punti, arrivando all'ultima giornata con una lunghezza di vantaggio nei confronti della Juventus, in cui era invece tornato Lippi. I bianconeri, al contrario, avevano recuperato terreno". 

"Quello che ricordo prima di quella gara era questa condizione atletica un po' scarsa da parte della squadra nerazzurra, stanca anche sul piano mentale, che non riusciva più a ritrovare se stessa. C'erano dei segnali di cedimento da parte dell'Inter".

Internazionale fc 2001-2002
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Quanto accade sul campo smentisce ogni previsione. Nel primo tempo la squadra di Cuper regge il passo, mentre nella ripresa crolla e vive il proprio dramma sportivo.

"La coppia più attesa, Vieri-Ronaldo, non riusciva a dare il meglio di sé - ricorda Cucchi - L'Inter appariva come una squadra slegata, con molti problemi, soprattutto di collegamento fra fase difensiva e attacco. Al contrario della Lazio, che appariva più sciolta, più libera mentalmente rispetto all'Inter. Non è vero che non avesse degli obiettivi. Innanzitutto c'era un problema molto sensibile, di grande attenzione per i tifosi della Lazio: la Roma era terza, e teoricamente, in via aritmetica, avrebbe potuto approfittare di un passo falso in contemporanea dell'Inter e della Juventus e vincere lei lo Scudetto".

"La tifoseria della Lazio era divisa quel giorno a metà fra chi avrebbe voluto un successo dell'Inter e chi invece invocava dai laziali un comportamento coerente, perché la squadra era in corsa per la qualificazione alla Coppa UEFA e in caso di mancato risultato contro l'Inter avrebbe rischiato di passare per l'Intertoto, torneo molto faticoso. Quindi anche la Lazio aveva degli obiettivi. Era quella una squadra guidata da Zaccheroni, che aveva perso pezzi importanti l'anno prima, ma certamente aveva una freschezza mentale e atletica superiore di quella dell'Inter".

La partita vede alternarsi emozioni contrastanti. Se in casa Lazio il ceco Karel Poborsky diventa il protagonista assoluto del match, per l'Inter è lo slovacco Vratislav Gresko ad incappare in una gara disastrosa.

"La partita la ricordiamo tutti, a iniziare dal vantaggio dell'Inter, propiziato da una 'papera' di Peruzzi, che uscì male, perse il pallone e questo finì sui piedi di Vieri, che portò in vantaggio l'Inter. Dobbiamo anche dire che la Lazio ebbe in Poborsky, il giocatore ceco, uno degli elementi più importanti in quella giornata. Poborsky giocò veramente una gran partita quel giorno e c'è da ricordare la sua vicenda. In quella stagione complicata con la maglia della Lazio entrò frequentemente in rotta di collisione con i tifosi della Lazio e anche con la dirigenza. Era già destinato a partire. Quella notte stessa, addirittura, dopo la partita, prese un volo che lo riportò in Repubblica Ceca, dove avrebbe terminato la sua carriera".

"In qualche misura aveva interpretato quella gara come una sorta di riscatto personale un po' rabbioso nei confronti di una tifoseria che non lo aveva amato e di una dirigenza che secondo lui non lo aveva valorizzato come lui avrebbe voluto che avvenisse. E Poborsky fu l'autore dei primi due goal della Lazio: prima pareggiò, l'Inter si riportò in vantaggio con Di Biagio e poi lui il ceco la riprese ancora: 2-2, con 2 reti di Poborsky, che sembrava imprendibile sulla fascia destra".

Karel Poborsky Lazio
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A tratti sembra di rivedere il giocatore brillante di Euro '96, strabordante dal punto di vista fisico e della velocità, capace di essere uno dei grandi protagonisti del torneo continentale in Inghilterra con la sua Nazionale. E non fu l'unico a esprimersi ad alti livelli.

"La linea difensiva era di tutto rispetto, - sottolinea Cucchi - ed era formata da Stam, Fernando Couto, Nesta e Favalli. Così forte la Lazio non l'ha più avuta da quel momento in poi, senza nulla togliere agli attuali difensori biancocelesti, tutti bravi. Lo testimonia anche il loro percorso personale. La Lazio che sfidava i nerazzurri non era proprio l'ultima arrivata, era 6ª in classifica, sì, prima di quella partita, dopo un avvio un po' zoppicante, con Zoff, le sue dimissioni, l'esonero e l'arrivo di Zaccheroni. Col tempo la squadra aveva recuperato nel corso della stagione un avvio non brillantissimo".

"Al contrario - prosegue la storica voce di 'Tutto il Calcio minuto per minuto' - alcuni importanti calciatori dell'Inter non ressero il confronto. Prima di tutti Gresko, un difensore che non è particolarmente amato dai tifosi nerazzurri, e che commise una gaffe terribile sul goal di Simone Inzaghi. Tanti altri errori commessi da Materazzi... L'Inter non fu lucida, e soprattutto dopo l'intervallo si ripresentò sul campo secondo me poco concentrata, molto impaurita, paralizzata sul piano emotivo e psicologico oltre che sul piano fisico. Così si trovò in difficoltà nel secondo tempo molto più che nel primo, di fronte ad una Lazio che continuò a giocare e far goal. Sappiamo tutti come andò a finire, ovvero con un successo incredibile della Lazio, mentre la Juventus aveva realizzato due goal nei primi 11 minuti ad Udine".

"Certamente erano anni nei quali le polemiche e i sospetti non mancavano. Anche nelle dichiarazioni successive dopo la gara ricorderete la pioggia di veleni che accompagnò quel finale di stagione, e i tanti sospetti che hanno accompagnato una parte importante di quegli anni nel nostro campionato. Certamente, anche per quell'epilogo, le polemiche non mancarono".

Un ruolo importante nella vittoria biancoceleste a Roma lo recita anche Diego Pablo Simeone, il grande ex, autore di una grande partita e di nuovo al top dopo aver saltato gran parte della stagione per la rottura del crociato.

"Assolutamente, è stato un giocatore importantissimo per la Lazio. - afferma Cucchi - Quando segnò il goal del 3-2, chi ha vissuto quella giornata e chi ha visto le immagini in tv lo ricorderà bene, non festeggiò. Ma non perché non fosse contento di aver segnato, parliamoci chiaro, ma perché aveva vissuto un'esperienza importante con la maglia nerazzurra e in qualche modo era legato all'Inter. Poi il grave errore di Gresko e il 4-2 finale di Simone Inzaghi".

Di fronte al susseguirsi delle emozioni in campo, fu poi bizzarro il comportamento degli ultras biancocelesti.

"Anche la Curva Nord della Lazio, che solitamente ospita il tifo più acceso, ebbe un comportamento altalenante - ricorda Cucchi - Si gridava al goal quando segnava la Lazio, e qualcun altro cercava di zittire con i fischi chi esultava. Fu un qualcosa che accompagnò una rappresentazione calcistica in maniera assolutamente anomala. Non mi è mai più capitato di vivere una situazione nella quale una parte dei tifosi laziali esultava ai goal della propria squadra e c'era un'altra parte di tifosi che invece inveiva contro i suoi giocatori o cercava di coprire con i fischi chi esultava al goal. È un qualcosa che, ripeto, non si è mai più verificato, almeno nella mia storia personale, nelle partite che ho raccontato".

Al fischio finale dell'arbitro Paparesta di Bari, il suicidio calcistico dell'Inter è compiuto. I nerazzurri hanno buttato al vento lo Scudetto, la Juventus è Campione d'Italia e in campo si assiste a scene di grande disperazione da parte dei giocatori nerazzurri. Mentre la Lazio chiude con il 6° posto e la qualificazione in Coppa UEFA.

"Ho delle immagini che mi sono rimaste impresse - rivela Cucchi - Mi ricordo l'uscita dal campo di Ronaldo (sostituito al 78' con Kallon, ndr), testa bassa, veloce, e poi lui seduto sulla sua panchina, prima ancora che la gara finisse, con la testa fra le mani, lo sguardo fisso per terra e le lacrime per un traguardo, lo Scudetto, che vedeva ormai sfumato. Mi ricordo le lacrime di Materazzi, con quel famoso labiale. Naturalmente io non fui in grado di leggere, durante la partita, le parole del difensore, che, stordito da quel che stava succedendo, si rivolgeva ad alcuni giocatori della Lazio dicendo: 'Ma come, vi ho fatto vincere uno Scudetto...'. Materazzi era infatti un giocatore di quel Perugia che nel 2000 riuscì a battere la Juventus 1-0 consentendo alla Lazio di vincere il suo secondo titolo".

"All'interno di questa partita, al di là degli aspetti tecnici e tattici, al di là del fatto che l'Inter nel secondo tempo abbia ceduto completamente, abbia perso completamente le coordinate della partita, la lettura della partita, oltre che naturalmente risorse fisiche, si sono consumati tanti drammi. Il dramma di Poborsky, consapevole di lasciare la Lazio, il dramma di Gresko, che da quel momento in poi sarebbe stato mandato via, il dramma di Ronaldo, che, a volte si tende a dimenticarlo, ebbe un'annata sfortunatissima. 'Il Fenomeno' proprio quell'anno fu costretto ad una lunga assenza, era appena rientrato da poche partite, un mesetto, dopo l'infortunio occorso a gennaio proprio all'Olimpico in una gara contro la Lazio. In quel momento si sentiva sconfitto, poi sappiamo invece che nel corso dell'estate le cose cambiarono: Ronaldo era un componente della Nazionale brasiliana che nel 2002 giocò la finale di Yokohama in Giappone, vincendo, e fu risarcito dal destino con un titolo mondiale".

"Certamente - sostiene Cucchi - tutta questa rappresentazione così drammatica ha visto tanti protagonisti con stati d'animo diversi. Anche lo stesso Fiore, fra gli altri, che era stato preso in qualche misura per tenere in alto la squadra e dare brio alla manovra della Lazio, con le sue capacità di regia, aveva vissuto a Roma una stagione non perfetta. Quella vittoria e la conquista della Coppa UEFA aveva risarcito qualcuno, mentre qualcun altro, forse, anche all'interno della squadra laziale, ne era magari rimasto amareggiato. Però credo questo: che i giocatori della Lazio, di fronte alle pressioni che avevano ricevuto da una parte della tifoseria, amplificate dal tan tam delle radio locali, e che volevano un disimpegno contro l'Inter, non abbiano accettato di fare le comparse sul campo e se la siano giocata".

"Al di là del dolore sportivo dei tifosi nerazzurri, del tutto comprensibile, e della gioia dei tifosi bianconeri, mi chiedo che cosa sarebbe successo se la Lazio, come si usa dire oggi, si fosse 'scansata'. Di cosa staremo a parlare oggi? Chiaro che la Lazio è stata l'involontaria artefice di un dramma sportivo, quello dell'Inter, e di una gioia, quella della Juventus, ma i biancocelesti cos'altro dovevano fare? Secondo me dovevano giocare, esattamente come è accaduto in quel pomeriggio del 5 maggio 2002, nella quale hanno fatto la propria parte, riuscendo a vincere la partita".  

"Non ricordo esattamente le parole che pronunciai in radio, ma sinceramente credo che il mio sconcerto fosse palese. Più di una volta utilizzai termini che descrivevano lo stato d'animo dello stadio, dei calciatori in campo, ma anche il mio. Non lesinai aggettivi come 'incredibile', 'surreale', 'straordinario ciò che sta avvenendo', 'qualcosa di imprevedibile' etc. Certamente tutto questo lo dissi, perché manifestavo da cronista la sensazione che dovevo trasmettere agli ascoltatori non presenti allo stadio di quello che stava avvenendo. Una sequenza di fatti, ma soprattutto un'atmosfera all'interno dell'Olimpico, che certamente non era immaginabile in queste proporzioni e in queste dimensioni".

The desperation of Ronaldo Lazio Inter Serie A 05052002

L'eco di quel dramma sportivo è stata tale che oggi l'utilizzo dell'espressione 'il 5 maggio', usata per indicare appunto il dramma sportivo vissuto dall'Inter in quel pomeriggio romano, ha finito per soppiantare l'utilizzo classico riferito alla morte di Napoleone Bonaparte e alla famosa ode a lui dedicata da Alessandro Manzoni.

"Purtroppo, se prima di quella partita del 2002, il 5 maggio richiamava in tutti noi, che siamo stati studenti, la poesia dedicata a Napoleone, con il celebre verso 'Ei fu siccome immobile', io credo che da quella gara per tutti gli appassionati di calcio quel verso è passato in secondo piano e il 5 maggio è diventato ormai quello che è successo all'Olimpico. Quindi c'è stato un cambiamento di simbologie legate al 5 maggio francamente imprevedibile. Quella data è diventata una data simbolo del dramma interista e della gioia juventina. Oggi se io scrivessi su Twitter o su Facebook una frase in cui ci fosse scritto 'il 5 maggio', in pochi penserebbero a Napoleone". 

Quel finale imprevedibile di campionato resterà scolpito per sempre nella memoria di ogni tifoso e appassionato.

"Dopo aver vissuto il calcio per 40 anni al microfono, e ancor prima, per 60 anni, da appassionato che entrava negli stadi e si godeva le partite tifando, ho la convinzione nettissima, profondissima che il calcio non è solo un gioco - conclude Cucchi - Se noi pensassimo che il calcio sia solo un gioco, non lo capiremmo. Più di una volta mi sono trovato a dire che dietro a quella palla che rotola si snodano le nostre vite. Il calcio è una grande rappresentazione umana. In molti, prima di me, hanno scritto che quei 90 minuti sono simili alla vita di ognuno di noi. Ci si alza, si piange, si gioisce, si prova a reagire. Il calcio è tutto questo. Una grande rappresentazione umana, al di là del fatto che sia gioco, che sia sport. E credo che il 5 maggio sia la sintesi perfetta di questa capacità drammaturgica del calcio".