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Romagnoli LazioGetty Images

La Lazio è un bunker: sedicesimo clean sheet in campionato, il quinto di fila

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Dicono i vecchi saggi che la miglior difesa è l'attacco, ma mica è sempre vero: a volte la miglior difesa può essere la difesa stessa. Prendete la Lazio: è l'esempio più calzante di come il minimo indispensabile, a volte, basti e avanzi. Porta chiusa e via: arrivano punti su punti, oltre a un secondo posto che sa di prestigio e profuma di Champions League.

Il derby contro la Roma è stato atipico, giocato per larga parte in superiorità numerica a causa dell'ingenua espulsione di Ibañez già nel primo tempo, ma la sostanza non cambia: la squadra di Maurizio Sarri ha collezionato il sedicesimo clean sheet del proprio campionato, il quinto di fila dopo quelli contro Salernitana, Sampdoria, Napoli e Bologna.

È un primato, anche se non assoluto: anche la Juventus, capace di tenere la porta chiusa nel big match di San Siro contro l'Inter, è a quota 16. Per dire: il Napoli, dominatore del campionato e miglior difesa con appena 16 reti al passivo, ha invece chiuso 14 partite senza subire reti, due in meno rispetto a biancocelesti e bianconeri.

Proprio la Lazio ha il secondo miglior rendimento difensivo della Serie A, con 19 reti al passivo in 27 giornate, tre in meno rispetto alla stessa Juventus. Solo due volte ha subìto più di due reti nella stessa partita: contro la Salernitana all'Olimpico (1-3) e proprio contro la squadra di Massimiliano Allegri all'Allianz Stadium (0-3).

"Se mi aspettavo un rendimento difensivo del genere? Un po' sì - ha confessato Sarri al termine del derby - Ero convinto che avremmo potuto fare meglio rispetto all'anno scorso, ma non così. Romagnoli è una pedina importantissima, pare nato apposta per difendere in questo modo ed è una guida anche per gli altri. Sono cresciuti tutti in maniera esponenziale. E poi voglio spendere due parole per Hysaj, sempre tra più criticati: negli ultimi due mesi e mezzo è stato uno dei terzini più forti della Serie A".

E poi c'è la capacità di andare oltre l'emergenza. Oltre l'assenza per infortunio di Ciro Immobile, senza il quale la Lazio non ha comunque mai perso. E oltre le condizioni fisiche di Ivan Provedel, febbricitante nelle ore precedenti la sfida contro la Roma, a fortissimo rischio forfait ma, alla fine, regolarmente tra i pali. Senza peraltro dover compiere interventi di rilievo e tremando solo in occasione del goal annullato ai giallorossi per un fuorigioco di Smalling.

E così, il filo conduttore dei due derby stagionali è sempre lo stesso: la Lazio che - in stile mourinhano, paradossalmente - punta sulla fase difensiva, sfrutta l'ennesima topica di Ibañez, segna e protegge il risultato. Portandosi a casa un doppio 1-0 che sa tanto di storia: da 50 anni, dalla stagione 1972/73, i biancocelesti non conquistavano due stracittadine su due senza prendere goal. Timoniere di quella squadra: Tommaso Maestrelli, l'allenatore del primo Scudetto.

"Ma il paragone con lui non ci sta - ha detto Sarri - Io voglio entrare nel cuore dei laziali. Questa notte ho fatto fatica a dormire, questa storia diventa sempre più coinvolgente".

Di clean sheet in clean sheet, ecco che la classifica si fa sempre più entusiasmante. Da domenica sera la Lazio è da sola al secondo posto e sogna concretamente di approdare ai gironi di Champions League. Un risultato (parziale) costruito mattone dopo mattone, un muro sempre più alto, una saracinesca abbassata. Sognare in grande, ora, si può e si deve.

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