Kazu Miura, il bomber eterno del Sol Levante che fu meteora in Serie A

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(C) J.LEAGUE
Ha segnato il suo ultimo goal a 50 anni: Kazu Miura, l'eterno bomber giapponese che ha girato il Mondo e giocato in Serie A con la maglia del Genoa.

In patria è una leggenda vivente. Il giocatore più anziano ad andare a segno in un campionato professionistico. Kazuyoshi Miura, per tutti 'Kazu', è ancora oggi sulla cresta dell'onda nonostante sia nato a Shizuoka il 26 febbraio 1967, 54 anni fa. Per lui, il tempo sembra essersi praticamente fermato.

L'attaccante, un autentico giramondo del calcio, nella sua carriera ultratrentennale ha calcato anche i campi di calcio della Serie A, senza tuttavia lasciare il segno. Ma facendosi comunque ricordare per sempre dai tifosi del Genoa, la sua squadra, per la rete realizzata nel derby contro la Sampdoria, l'unica nel campionato italiano. Avrà modo di rifarsi, in patria ma non solo.

Dopo aver mosso i primi passi nelle Giovanili della squadra di casa, lo Shizuoka Gakuen, Kazu Miura a 15 anni fa una scelta che nessuno prima di lui aveva fatto in Giappone: con suo fratello maggiore Yasutoshi, di 2 anni più grande, acquista un biglietto per il Brasile, intenzionato ad affinare la sua tecnica e ad affermarsi come calciatore professionista. 

Questa storia vi ricorda qualcosa? Beh, sì, effettivamente sembra che Yoichi Takahashi, il creatore del Manga conosciuto in Italia come 'Holly e Benji', abbia preso spunto da Miura per lo sviluppo del personaggio Holly Hutton, che ad un certo punto della carriera vola anche lui in Brasile per diventare un campione a livello internazionale.

A differenza della sua trasposizione nel fumetto e nel Cartone animato, tuttavia, dove Hutton si consacrerà campione di livello internazionale, per Miura in Brasile le cose non saranno sempre semplici. In primo luogo ci sono problemi linguistici, visto che il giovane giapponese sa dire soltanto 'obrigado' e 'bom dia', cioè 'grazie' e 'buongiorno'. Firma con il Club Atlético Juventus, con cui gioca, sempre a livello giovanile, dal 1982 al 1986. Nel 1985 diventa il primo giapponese a scendere in campo nel Campionato statale di San Paolo per squadre Under 21.

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Nel 1986 approda così al Santos, club con cui inizia ufficialmente la sua carriera professionistica. Colleziona però appena 2 presenze, e capisce che c'è tanto da lavorare. Con la sua cultura tipica dei giapponesi, non si scoraggia e prosegue per la sua strada, che lo porta prima al Palmeiras, che lo acquista per giocare un torneo in Giappone, la Kirin Cup. Con la maglia del Verdão (il verde sarà un colore che gli porterà fortuna e che troverà più volte negli anni a venire) totalizza comunque 25 presenze e 2 reti, dopo di che comincia a cambiare maglia di anno in anno.

Passa alla Sociedade Esportiva Matsubara, poi va al Clube de Regatas Brasil (CRB) e nel 1988 viene ingaggiato nel XV de Jau, squadra che partecipa al campionato dello Stato di San Paolo, dove tra l'altro segna contro il Corinthians e diventa il primo giapponese a segnare al Timão. Ogni volta che gioca, arrivano comunque tanti tifosi apposta per vederlo in azione. E sono soldi per le casse delle società che lo tesserano.

"Un'amichevole con lui ha un costo - dichiara il presidente del CRB - senza di lui un altro".

Dopo ogni goal Kazu esulta con un suo balletto, la 'Kazu Dance', che successivamente esporterà in Giappone, aiutando il Samba a diffondersi nel Paese nipponico. La svolta attesa da Miura arriva nel 1989: con il Coritiba (45 presenze e 6 goal) trova tanto spazio, segna e vince il Campionato Statale paranaense.

Torna così al Santos, per dimostrare che è un altro giocatore rispetto a quello che era arrivato in Brasile da adolescente: saluta il Paese sudamericano con 11 presenze e 3 goal, pronto a far ritorno in patria, dove nel 1990-91 gioca con lo Yomiuri assieme al fratello Yasutoshi, la cui esperienza brasiliana era stata fallimentare. Miura inizia a segnare tanto e il il 26 settembre del 1990 debutta anche con la Nazionale giapponese.

Il Brasile gli manca, ma non tanto a livello calcistico, quanto delle bellezze delle spiagge brasiliane con costumi ben più succinti di quelli in uso nel Paese del Sol Levante.

"Le donne giapponesi - dichiara - portano costumi da bagno troppo grandi".

Nel 1992 lo Yomiuri con l'avvento del professionismo nel Paese del Sol Levante muta il nome in Verdy Kawasaki, squadra con la quale Miura diventa una vera star in Giappone e a livello internazionale, vincendo campionati, coppe e tornei e la Coppa d'Asia del 1992 con la Nazionale. Ecco che allora l'attaccante alza l'asticella e punta a giocare in Europa per farsi conoscere. La scelta ricade sulla Serie A, che all'epoca è il campionato più difficile e bello al Mondo.

Il Genoa di fatto non lo paga: quello che è già in patria il più forte giocatore giapponese, approda in rossoblù grazie ad una cordata di sponsor nipponici che si impegnano a versare una certa somma al club ligure per ogni presenza collezionata dall'attaccante. Kazu approda così in rossoblù nell'estate 1994, dopo esser stato premiato l'anno precedente come 'Calciatore asiatico dell'anno'.

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In panchina c'è il Professor Scoglio, che inizialmente gli dà fiducia, schierandolo in attacco nella prima giornata di campionato al Meazza. Contro il Milan il 4 settembre 1994 Miura fa il suo debutto nel calcio italiano. Il quale sarà per lui tutt'altro che da ricordare: un'entrata ruvida di Franco Baresi gli provoca una frattura facciale. Kazu lascia il campo dopo il primo tempo e deve star fermo un mese.

Quando torna ha perso il posto da titolare, visto che il tecnico gli preferisce regolarmente Skuhravy e Nappi. I risultati sono negativi e il patron Spinelli decide per il cambio di allenatore prima del Derby della Lanterna. Via Scoglio, dentro Pippo Marchioro. Quest'ultimo lancia Kazu titolare nella stracittadina, e il giapponese fa il suo, trovando uno storico goal alla Sampdoria, per il quale sarà sempre ricordato con affetto dai tifosi rossoblù. Il Genoa è però rimontato e perde la gara 3-2.

Anche in Italia per vederlo in azione arrivano tanti tifosi nipponici, che affollano gli spalti di Marassi e dei campi in cui gioca il Genoa. La stagione della squadra ligure è tuttavia negativa, si assiste a un ulteriore cambio di guida tecnica con l'esonero di Marchioro e l'arrivo di Claudio Maselli e la squadra finisce per retrocedere in Serie B, perdendo lo spareggio con il Padova. Miura gioca poco e spesso scampoli di partita, non segnando più. A dire il vero va altre tre volte in rete nel corso della stagione, ma trova sempre il guardalinee pronto ad annullare per fuorigioco.

A maggio, nel momento decisivo della Serie A, parte per la Kirin Cup, che gioca con il Giappone, salta le ultime gare e rientra per disputare lo sfortunato spareggio. La sua avventura italiana a 28 anni si chiude così con 21 presenze in campionato (più lo spareggio del Franchi) con un goal, più una presenza in Coppa Italia.

“Io gli parlo due minuti - dirà di lui Scoglio, nutrendo perplessità sull'apprendimento calcistico del ragazzo - quello (il traduttore, ndr) traduce tutto in due secondi: cosa capisce Miura?“.

Il pubblico italiano in effetti ironizza sulle qualità del giapponese ed è molto duro nei suoi confronti, ma al Verdy Kawasaki Miura dimostra di saper segnare e tanto. Vince la Coppa dell'Imperatore e porta il Giappone ai Mondiali del 1998, i primi cui la Nazionale nipponica partecipa.

Il Ct. Takeshi Okada, vista l'età (31 anni) e un calo di rendimento sotto il profilo realizzativo, decide però di non portarlo nella spedizione francese. Dopo la quale Miura tornerà in Nazionale, giocandoci fino al 2000. Colleziona 89 presenze e 55 goal, ma non avrà mai la soddisfazione di giocare un Mondiale. 

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Dopo 4 stagioni con il Verdy Kawasaki, a 32 anni Kazu cerca una nuova avventura europea, e firma con la Dinamo Zagabria. La squadra vince il campionato croato, ma lui non riesce a mettersi in evidenza e deve nuovamente far ritorno in patria.

Molti pensano che la sua carriera sia agli sgoccioli, invece qui inizia la leggenda. Miura vive infatti una seconda giovinezza con il Kyoto Purple Sanga, con cui ha la media di un goal ogni 2 gare, e si guadagna l'ingaggio del Vissel Kobe. Dopo 4 anni e mezzo, a 38 anni sembra però intenzionato a dire basta. Apre una Scuola calcio, ma il richiamo del campo è troppo forte e si accasa con lo Yokohama FC, che diventerà il suo elisir di lunga vita.

Ci giocherà infatti, fra Serie A e soprattutto Serie B giapponese, ben 14 anni e mezzo. Abbattendo record su record e diventando 'King Kazu'. La sua grande popolarità lo ha portato a partecipare a due film d'animazione del noto anime Detective Conan, oltre che ad essere convocato nel 2012 dal Giappone per i Mondiali di calcio a 5.

Il 12 marzo 2017, a 50 anni e 14 giorni, segna il goal che fa vincere lo Yokohama per 1-0 contro il Thespa Kusatsu, confermandosi  il marcatore più anziano di un campionato calcistico professionistico (il suo precedente record era arrivato il 26 giugno 2016). Nella gara precedente giocata il 5 marzo con il V-Varen Nagasaki (50 anni e 7 giorni) aveva stracciato il vecchio primato di longevità stabilito da Sir. Stanley Matthews, ritiratosi con lo Stoke City a 50 anni e 5 giorni.

Nel 2018 è diventato il calciatore più longevo di sempre nel calcio professionistico, superando anche il portiere inglese Kevin Poole, che si ritirò dal calcio giocato a 51 anni nel 2014. Precedentemente aveva già battuto il primato di Zico come marcatore più anziano della J-League. Lo scatto e la velocità non saranno più quelli dei tempi migliori, il raggio d'azione è arretrato (oggi agisce prevalentemente da trequartista), ma il Matusalemme del calcio non ha intenzione di fermarsi qui.

"Voglio godermi il calcio - spiega - e lavorerò ogni giorno per raggiungere l'obiettivo della società di rimanere in prima divisione. Farò del mio meglio per contribuire alle vittorie della mia squadra".

Il bomber eterno del Sol Levante, che in Italia non seppero valorizzare, a 54 anni si sente pronto a stupire ancora.

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