José Mourinho ha ereditato a settembre una squadra che, in tutte le competizioni, aveva subito una sola sconfitta (quella di Champions League contro il Qarabag) in dieci partite.
Per il resto Bruno Lage, che nella scorsa stagione ha lottato fino all’ultima giornata in campionato e vinto la Coppa di Lega, aveva ottenuto 7 vittorie e due pareggi, conducendo la sua squadra alla qualificazione alla Champions League ed eliminando, tra l’altro, proprio il Fenerbahçe allora guidato da Mourinho (quell’eliminazione gli costò la panchina).
Un Benfica che non proponeva un calcio brillante, ma che aveva mostrato una buona solidità, così come confermato dal record di partite senza subire goal centrato da inizio stagione. Allo Special One era stato affidato dunque soprattutto il compito di far fare il salto di qualità dal punto di vista mentale a una squadra che, come già accaduto nell’annata precedente, con Bruno Lage aveva spesso dato l’impressione di perdere punti per strada nonostante partite nella maggior parte dei casi dominate.
Una cosa che non gli è riuscita, visto che la lacuna non è stata colmata, ma lo stesso Mourinho, nel commentare la sconfitta contro il Porto, ha spiegato di essere tornato al Benfica in un momento complicato.
“Sono stato ingaggiato per portare titoli al Benfica in una situazione difficile. Se i tifosi ora sono con me? Non dovete farmi questa domanda, io non sono importante, il Benfica lo è”.