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Tomas Repka FiorentinaGetty

Tomas Repka, la roccia ceca 'raccomandata' da Batistuta

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Batistuta va a destra… lui va a destra. Batistuta va a sinistra… lui va a sinistra. Batistuta è al limite dell’area… lui è lì al limite dell’area. Batistuta torna a prendere la palla a centrocampo… lui lo segue a centrocampo. Batistuta deve battere una punizione… lui è l’ultimo ad allontanarsi dal pallone. Un’intera partita vissuta così, a non più di un metro di distanza dal fuoriclasse argentino, proprio come si faceva una volta.

È una marcatura a uomo asfissiante, di quelle che non ti lasciano nemmeno il tempo di pensare, e anche quando il numero 9 della Fiorentina riesce ad andare via in qualche modo, arriva immancabile una spallata o una scivolata, non conta se sulla palla o sulla caviglia, a fermare tutto.

Gabriel Omar Batistuta, uno degli attaccanti più forti di ogni tempo, il 31 ottobre del 1996 ha vissuto una delle sue serate più complicate in assoluto. Con la sua Fiorentina è in campo a Praga per sfidare lo Sparta in un match valido per il ritorno degli ottavi di finale di Coppa delle Coppe e per lui e per la sua squadra le cose si sono fin da subito messo male.

I padroni di casa si sono infatti portati avanti dopo 5’ grazie ad una rete di Lokvenc e ai viola di Ranieri serve un goal per passare il turno. L’impresa sulla carta non è impossibile, ma c’è un problema: addosso al bomber argentino si è incollato un giovane centrale ceco che praticamente lo annulla.

Con Batistuta ‘fuori dai giochi’, le possibilità di farcela si assottigliano decisamente e con il passare dei minuti la paura di non riuscire a scalfire il muro eretto dagli uomini di Chovanec si fa sempre più pressante. Alla fine la Fiorentina riuscirà a trovare, poco dopo l’ora di gioco, il goal che vale i quarti di finale con Anselmo Robbiati, ma intanto negli occhi di molti è rimasta impressa la prestazione del leader difensivo dello Sparta.

Resta ben impressa anche nella mente proprio di Batistuta che infatti, un paio di anni dopo, caldeggerà l’acquisto di quel centrale che abbina a corsa e muscoli, una dose non indifferente di durezza.

“Già, mi dicono che Gabriel abbia suggerito il mio nome alla Fiorentina”.

Il difensore in questione è Tomas Repka e quando nel 2016, in occasione dei festeggiamenti per i 90 anni della Fiorentina verrà stilata una classifica dei più forti giocatori che hanno vestito la maglia viola, ci sarà anche il suo nome tra quelli di alcuni dei più grandi campioni che hanno calcato i campi di Serie A.

Arriverà a Firenze nell’estate del 1999 e rappresenterà uno dei volti nuovi messi a disposizione del nuovo allenatore Giovanni Trapattoni.

Il ‘Trap’, nel dare indicazioni su chi prendere per rafforzare la rosa era stato chiaro: voleva gente di carattere e possibilmente abituata a vincere.

A Repka il carattere non è mai mancato, anzi a volte in campo ne ha messo anche troppo, e con il suo Sparta qualche trofeo in bacheca lo aveva messo. Era giovane, dirompente dal punto di vista fisico, e semplicemente insuperabile in alcune giornate.

Era insomma il prototipo del giocatore perfetto per la nuova e ambiziosa Fiorentina che si preparava ad entrare nel nuovo millennio e pazienza se dal punto di vista tattico non era propriamente prontissimo. Sopperiva a quella lacuna, che poi avrebbe colmato, con quelle doti che l’avrebbero poi comunque portato ad essere considerato tra i migliori in Europa nel suo ruolo.

“Basta che Trapattoni mi indichi qual è il mio uomo, io non lo lascio più per tutta la partita”.

Uno stopper all’antica che non andava troppo per il sottile, tanto che a Firenze si è fin da subito guadagnato un soprannome che dice molto su quale è stato il suo modo di giocare: ‘Van Damme’.

Tomas Repka Fiorentina JuventusGetty

Repka alla Fiorentina si impone fin da subito come un elemento imprescindibile. Il suo nome non rientra praticamente mai nelle rotazioni quando si tratta di fare turnover, e d’altronde rinunciare ad uno come lui è praticamente impossibile. Se in campo è un pilastro, fuori è schivo e taciturno, almeno con la stampa, e leggenda vuole che a parlare per lui fosse soprattutto il rombo della sua Ferrari.

Ha sempre amato la velocità ed ha avuto in Schumacher uno dei suoi idoli e a Firenze inizia a spargersi la voce che per capire quando è finito l’allenamento della squadra ai ‘Campini’, basta tendere l’orecchio verso la strada: se si avverte il rumore di centinaia di cavalli scaricati sull’asfalto, allora vuol dire che Repka sta tornando a casa.

“Può essere la verità - racconterà anni dopo divertito a ‘La Gazzetta dello Sport’ - Se hai una macchina così non puoi non farti notare".

Il centrale ceco in viola alterna grandi partite a qualche passaggio a vuoto dovuto più che altro a quel carattere che non lo porta a tirare mai indietro la gamba. Se Trapattoni non gli concede mai riposo, sono spesso gli arbitri a imporgli una domenica in tribuna. Considerato infatti uno dei difensori più duri dell’intera storia del calcio europeo, in carriera ha totalizzato qualcosa come come venti espulsioni. Sei delle quali solo nel corso della sua esperienza italiana.

“So di essere duro, ma sono anche leale. Quando entro, non voglio far male a nessuno”.

Se nella Fiorentina di quegli anni i vari Rui Costa, Batistuta, Edmundo, Oliveira, Chiesa e Mijatovic sono chiamati ad inventare lì davanti, a lui tocca il ‘lavoro sporco’ e lo compie quasi sempre con precisione ‘chirurgica’.

"Se non ci arriva Toldo c’è Repka, c’è Repka”. Sarà questo il coro che i tifosi gigliati creeranno per lui.

E’ uno degli uomini di punta della squadra che nel primo anno di Trapattoni sogna per mesi lo Scudetto, è uno dei ‘Leoniche compie la storica impresa di Wembley contro l’Arsenal nel 1999 in Champions League, ed è anche tra coloro che nel 2001 sollevano al cielo quello che sin qui è l’ultimo trofeo vinto dal club gigliato: la Coppa Italia con Roberto Mancini in panchina.

Tomas Repka Arsenal FiorentinaGetty

Un giocatore così non può non entrare nel cuore della gente e infatti Repka si guadagna di diritto un posto tra i beniamini del ‘Franchi’. Purtroppo per lui e per la Fiorentina però, l’esperienza in viola sarà più breve del previsto. Nell’estate del 2001 infatti, il club viene travolto da una crisi finanziaria senza precedenti e il suo cartellino verrà sacrificato sull’altare della ‘sopravvivenza’.

“É stato uno shock per tutti quando sono dovuto andare via - ha svelato a ‘La Gazzetta dello Sport’ - La squadra però era indebitata e ha venduto tanti calciatori”.

Chiusa l’avventura italiana, Repka ripartirà dalla Premier League e dal West Ham. Con un temperamento come il suo ed un modo di giocare come il suo, il calcio inglese sembra poter essere realmente l’ideale. Un ‘martello’ tra gli ‘Hammers’ scriveranno in Inghilterra e il centrale ceco impiegherà pochissimo tempo a far capire a tutti che la fama che l’ha preceduto è ben guadagnata.

Esordisce in Premier League il 15 settembre 2001 in casa del Middlesbrough e all’80’ viene espulso. Quando torna in campo due partite dopo per sfidare il Blackburn ancora in trasferta, la sua gara dura poco più di un’ora. Altra espulsione.

Tra i tifosi del West Ham inizia a serpeggiare il dubbio che le 5,5 milioni di sterline spese per Repka possano essere uno dei più grandi abbagli della storia del club, ma nei cinque anni successivi vissuti a Londra, il ceco si consacrerà come uno dei migliori difensori ad aver mai giocato ad 'Upton Park'.

In occasione della sua ultima partita con la maglia degli ‘Hammers’ addosso, nel gennaio del 2006 contro il Fulham, i tifosi gli riserveranno una lunga standing ovation, intoneranno il coro ‘Super Repka, Super Repka!’ e costringeranno il centrale ceco a mostrare il suo lato più umano: le lacrime che solcheranno il suo volto da guerriero faranno quasi scalpore.

Tornerà in Repubblica Ceca per vincere ancora con lo Sparta Praga e per tornare a guadagnarsi i titoli sulle pagine dei giornali più importanti per un gesto che forse meglio di altri racconta quanto duro fosse e quanta grinta mettesse in campo: è il settembre del 2007 quando la sua squadra sta perdendo in trasferta contro il Teplice. Nei minuti di recupero si avventa a muso duro contro il quarto uomo che intanto sta invitando il suo allenatore Bilek a tornare in anticipo negli spogliatoi. Scoppia un parapiglia e per l’ex viola l’espulsione è inevitabile. Molto nervoso, nel lasciare il campo, Repka punta lo sguardo contro la telecamera che lo sta inquadrando e le sferra un pugno, mandando quasi a terra il malcapitato cameraman.

Appenderà gli scarpini al chiodo nel 2011 dopo un’ultima esperienza con la Dynamo Ceske Budejovice e lo farà dopo essersi guadagnato lo status di leggenda dello Sparta e del calcio ceco.

Da qui in poi il racconto dovrebbe prendere una piega diversa, visto che Repka nel corso degli ultimi anni più volte è tornato a far parlare di sé per scandali e comportamenti fuori dalle righe che l’hanno condotto fino al carcere, quasi non fosse più in grado di gestire quella rabbia che in campo riusciva a trasformare in grinta. Questa però è un’altra storia.

Nel cuore dei tifosi delle squadre per le quali ha giocato resterà soprattutto il ricordo di quel centrale roccioso quasi impossibile da superare. Di un difensore che con la sola forza del suo sguardo da duro faceva capire agli attaccanti avversari che forse era meglio stargli alla larga.

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