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Lukaku West Brom 2012Getty Images

L'anno di Lukaku al West Bromwich Albion: "Vi sarò sempre grato"

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Dall’Anderlecht al Chelsea, poi l’esplosione definitiva all’Everton, il passaggio al Manchester United e infine il presente con la maglia dell’Inter. Tutti conoscono ormai la carriera e l’ascesa di Romelu Lukaku, i passaggi che lo hanno portato a diventare uno degli attaccanti più forti e dominanti del panorama mondiale. C’è però un’esperienza che in pochi ricordano, forse addirittura la più importante, perché ha fatto capire a tutti che quel giovane talento belga poteva diventare molto più di un attaccante fisico, un vero e proprio ‘nove’ multidimensionale: un solo anno, ma memorabile, al West Bromwich Albion.

Nell’estate 2012 Lukaku aveva 19 anni e veniva dal suo primo anno al Chelsea, tra le tante aspettative dovute alla sua esplosione con l’Anderlecht e i 15 milioni che avevano sganciato i Blues per assicurarsi le sue prestazioni, all’epoca un investimento tutt’altro che banale, specie per un diciottenne. Gli erano state concesse una decina di presenze a Stamford Bridge, ma tutti concordavano che avesse bisogno di spazio, di minuti e di ritmo partita per poter crescere ancora. Un prestito di un anno, insomma. Magari in un ambiente piccolo, protettivo, senza pressioni. Quale destinazione ideale se non una squadra di medio-bassa classifica nella tranquillità delle Midlands?

L’anno prima i Baggies avevano ottenuto un ottimo decimo posto, con 47 punti sotto la guida di Roy Hodgson, che poi aveva ricevuto la chiamata della nazionale inglese nell’estate 2012 e aveva ceduto la panchina a Steve Clarke, che di Hodgson era stato anche vice al Liverpool. Nella sua carriera lo scozzese era stato secondo di Robson, Gullit, Benitez, Mourinho, Grant, Dalglish, Zola, Scolari. Fior di maestri. Quella del West Bromwich è stata la sua prima panchina ufficiale da capo allenatore. Aveva l’obiettivo di migliorare la stagione da record in Premier League del suo predecessore. Spoiler: ci è riuscito.

EPL - West Bromwich Albion v Swansea City, Romelu LukakuGetty

Proprio Clarke ha spinto per portare Lukaku al The Hawthorns, sfruttando anche i suoi ottimi rapporti con il Chelsea, dove è stato vice allenatore per quattro stagioni. Al Chelsea sotto Di Matteo il diciannovenne non trovava continuità e proprio il tecnico italiano conosceva bene l’ambiente del West Brom, avendoci lavorato tra il 2009 e il 2011. Insomma, un trasferimento quasi naturale. Anche se i Blues con il solo Fernando Torres e Demba Ba, arrivato a gennaio 2013, faticavano a trovare un equilibrio. Qualcuno sosteneva che forse dare subito una chance a Lukaku non sarebbe stato un errore. E anche a gennaio, quando arrivò Ba, in molti sostenevano che richiamare il belga sarebbe stata una scelta saggia. Anche se lo stesso Lukaku avrebbe preferito rimanere nelle Midlands.

In Belgio qualcuno rideva della scelta di Lukaku di lasciare temporaneamente Stamford Bridge per andare al The Hawthorns, in una dimensione sicuramente inferiore. Non aveva sprecato molto tempo per smentirli, segnando il suo primo goal 9 minuti dopo il suo debutto, alla prima giornata, in un 3-0 contro il Liverpool che è ancora oggi nella storia del WBA. Alla quinta giornata, la prima da titolare, in casa contro il Reading un altro goal. E due. Ne sono arrivati altri quattro prima dell’anno nuovo, iniziato ancora una volta segnando. L’11 febbraio con una rete ancora al Liverpool ha toccato quota 10, chiudendo lo sweep del West Brom ai danni dei Reds: battuti sia all’andata che al ritorno.

Da dicembre in poi aveva iniziato ad essere un punto fermo nella formazione titolare. Una scelta ripagata con la miglior moneta: i goal. Che hanno portato la squadra di Steve Clarke sempre più lontana dalla zona retrocessione. Anzi, addirittura vicina ai posti validi per l’Europa, anche se una flessione finale ha poi portato all’ottavo posto finale. Con 49 punti. Un doppio record degli ultimi trent’anni, ovvero da quando esiste la Premier League per come è conosciuta oggi. La sua fisicità travolgente, unita al suo senso del goal, lo hanno reso immediatamente un idolo della tifoseria, che presto gli ha dedicato anche un coro sulle note di ‘Nel blu dipinto di blu’, con riferimenti alla sua provenienza - la casa del Chelsea - alla sua stazza (“più grande di un frigorifero”).

“He comes from Stamford Bridge, he’s bigger than a fridge”.

E proprio a Stamford Bridge, mentre Lukaku continuava a segnare goal a raffica, FernandoTorres cercava disperatamente di ritrovare la sua forma migliore, con risultati esigui. I paragoni tra i due erano impietosi e a fine stagione tanti tifosi del Chelsea avrebbero criticato la scelta di mandare in prestito il belga. Che al The Hawthorns però ha lasciato un ricordo meraviglioso. E viceversa.

“Ama ancora il WBA - ha dichiarato Mourinho ai tempi dello United, quando Lukaku era un suo giocatore e non aveva esultato dopo aver segnato proprio al suo ex club - qui è stato un ragazzo felice, lo hanno fatto sentire a casa, è qui che è iniziata la sua ascesa in Premier League”.

Proprio al Manchester United è legato forse il ricordo più bello di quella stagione memorabile da 17 reti che ha proiettato Romelu nel calcio dei grandi: una tripletta da subentrato nell’ultima partita della stagione di Premier League.Un incredibile 5-5 che ha fatto storia, anche perché all’intervallo il punteggio era di 0-3 per i Red Devils, già campioni ma determinati a offrire il migliore addio possibile a Sir Alex Ferguson, al passo d'addio dopo 27 anni da manager. E anche a Paul Scholes, prossimo al ritiro.

Lukaku è entrato in campo dopo l’intervallo. Ha segnato il 2-3, poi lo United ha nuovamente allungato sul 2-5. Tra l’81’ e l’86’ gli uomini di Steve Clarke hanno compiuto l’impresa, segnando tre goal e arrivando al pareggio. Con il 5-5 finale fissato proprio da Lukaku.

Tornando in spogliatoio, Ferguson si è risparmiato quella che abitualmente sarebbe stata una lavata di capo colossale alla sua squadra. Anzi, l’ha presa con filosofia, come ha raccontato l’ex portiere Eric Steele a ‘The Athletic’.

“Questo è il calcio, ho trascorso una carriera di alti e bassi e anche oggi è stato così”.

EPl - West Bromwich Albion v Manchester United, Romelu LukakuGetty

A fine stagione Lukaku sarebbe tornato al Chelsea, salvo poi partire nuovamente in prestito, con destinazione Everton. Nonostante il WBA ci avesse provato. Steve Clarke sarebbe stato licenziato a metà stagione, i Baggies si sarebbero salvati in extremis, mentre Lukaku si giocava un posto in Champions League al Goodison Park. Nel giugno 2019 il tecnico e il belga si sono ritrovati da avversari in Belgio-Scozia: ha vinto il classe 1993 per 4-0, ma ha anche affermato che “Clarke riporterà la fortuna calcistica alla Scozia se gli verrà dato tempo”. “Mi ha abbracciato e chiesto scusa”, ha detto Clarke.

Su Twitter nei suoi Q&A piuttosto frequenti Big Rom non manca mai di ricordare il suo rapporto con la maglia, con la mascotte (“l’unica a cui ho stretto la mano”) e con tutto l’ambiente del WBA. Ricordando soprattutto quel 5-5 contro il Manchester United.

“Sarò sempre grato a voi per avermi dato quest’opportunità, grazie”.

In fondo, se oggi Lukaku è diventato il campione che tutti conoscono, è anche, se non soprattutto, grazie a Steve Clarke e al suo West Bromwich.

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