Da quel Mondiale Under 17 vinto con la Nigeria nel 2015 è passato tanto tempo. Oggi, dopo tanti goal segnati ma anche tante difficoltà superate, Victor Osimhen è un calciatore nuovo, diverso. Anche sotto il profilo tattico.
"Sono un attaccante esplosivo, profondo. Ma sono anche un attaccante laterale, uno a cui piace passare da una parte all'altra del campo, straripare - le parole dell'attaccante - Non mi piace stare in asse o giocare solo in un posto per novanta minuti. Quando dico che metto costantemente al primo posto la squadra, non sono solo parole. Si vede nel mio gioco, giusto? Anche quando abbiamo la palla. Perché mi piace offrire ai miei compagni la possibilità di appoggiarsi a me, per riportare il blocco su. Ma non sono un piccolo giocatore di tiki-taka. Non sono Lobokta, non riesco a nascondere la palla come lui".
In una lunga intervista concessa a 'France Football' in collaborazione con 'L'Equipe', Victor Osimhen si è raccontato a tutto tondo. Dagli inizi complicati nella sua Lagos ai primi tornei internazionali giovanili che lo hanno consacrato, dalle difficoltà dei primi trasferimenti in Europa fino all'arrivo a Napoli, città che lo ha adottato e consacrato.
"Napoli mi ha cambiato la vita: non avevo mai visto nulla di simile. Tutta la città vive per la squadra: quando sono arrivato ho chiesto a Mertens e Koulibaly se fosse vero, mi hanno risposto che non avevo visto ancora niente. Se a volte diamo l'impressione di volare, c'entrano molto i nostri tifosi. L'energia che trasmettono alla squadra, quello che succede qui da qualche mese, l'eredità di Maradona... Si sente tutto. A volte la tua macchina viene circondata, le persone ti vogliono per sé. È impressionante, danno solo amore, ci fanno capire che per loro contiamo. E la cosa buona è che danno la stessa forza a tutti i giocatori. In un mondo così freddo come il nostro, questo non lo vedi dappertutto. Sono i tifosi qui che mi hanno dato la sicurezza di cui un giovane giocatore ha bisogno per esplodere davvero. Napoli per me è il posto in cui tutto si è allineato. E, a dire il vero, per me credo sia solo l'inizio".
L'ambiente azzurro trascina dunque Osimhen e tutta la squadra, plasmata dalle intuizioni di Spalletti e illuminata dal talento di Kvaratskhelia.
"Io ho sempre avuto 'fame' in campo. E per fortuna. Perché qui, con mister Spalletti, non hai proprio scelta. A Napoli noi attaccanti siamo i primi difensori. Se la nostra linea a tre viene superata senza che ci siamo impegnati, il mister impazzirà, lo sappiamo. E lavoriamo tantissimo su queste cose in allenamento. La nostra vera forza è il collettivo, il fatto è che non abbiamo un vero punto debole. Quello che ha fatto Spalletti dal suo arrivo non è paragonabile a quello che ho vissuto io altrove, con buona pace dei miei allenatori precedenti. È un genio! E non avete ancora visto tutto: il giorno in cui riusciremo ad applicare il 99% delle nostre istruzioni, distruggeremo la squadra opposta. Kvara? Con lui il legame corrispondeva quasi all'istante. Ha un talento enorme, ma è anche un bravo ragazzo. Tutti lo adorano. Non so come descriverlo ma, appena l'ho visto giocare, ho capito cosa poteva portare a questa squadra. E, francamente, facendo quello che fa, per la sua prima stagione in Italia, bravo!"
Osimhen regala una battuta anche sulla sua maschera, diventata ormai iconica.
"Quando ho colpito Skriniar, per me è stato come ricevere una stoccata in testa. Quando ho saputo che mi dovevo operare, ho toccato il fondo. Ho detto al dottore che non volevo, ma non avevo scelta: dovevo ricostruire la mia faccia. Sono passati attraverso l'interno della mia bocca, non è stato un intervento da poco. Per due mesi non ho sentito niente, ma ora il lato della maschera che protegge la mia ferita è durissimo: se qualcuno ci va a sbattere contro, è lui che fa male. Onestamente, non ho più paura".
Come vorrebbe che fosse per i bambini di Lagos. Nonostante il successo e la fama mondiale, il nigeriano non ha dimenticato le proprie origini.
"Ogni tanto torno a Lagos, se non altro per mostrare ai più piccoli che tutto è possibile. Il problema da cui vengo io è che nessuno crede davvero nelle tue possibilità, nei tuoi sogni. O ce la fai da solo, o è finita. Nessuno ti offre un quadro che ti permetta di crederci, nessuno ti spinge. È per compensare questa mancanza di strutture che intendo investire. Non posso dire di più, ma stanno accadendo grandi cose..."
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